“Carta di Cagliari”, libertà d’informare  | Stefanella Campana
“Carta di Cagliari”, libertà d’informare Stampa
Stefanella Campana   
“Carta di Cagliari”, libertà d’informare  | Stefanella CampanaIl giornalismo visto come “bene pubblico”. Di qui la necessità di sostenere il ruolo dei giornalisti nella costruzione di società democratiche e nella promozione della pace, riconciliazione e sviluppo, condannando le violenze esercitate contro i media, le pressioni da parte di governi e forze politiche senza scrupoli ed estremiste. “Constatiamo che l’area Mediterranea è da sempre oggetto di tensioni e conflitti, in particolare tra Israele e Palestina. E con dispiacere notiamo che l’informazione è troppo spesso utilizzata come uno strumento, mentre il ruolo che le appartiene è quello di contribuire alla comprensione tra popoli e al rispetto della dignità umana e dei diritti dell’uomo”, si legge nella “Carta di Cagliari”. Un risultato non scontato, certamente positivo, quello emerso al termine del X Meeting dei giornalisti del Mediterraneo, svoltosi a Cagliari dal 7 al 9 maggio, organizzato dalla International Federation of Journalist (IFJ), dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), in collaborazione con l’Associazione Stampa Sarda. Tra i partecipanti di trenta Paesi del bacino mediterraneo, anche il confronto tra giornalisti israeliani e palestinesi, coinvolti nella prima iniziativa pubblica dopo il rientro del sindacato dei giornalisti israeliani nella IFJ, grazie anche alla costruttiva mediazione della Fnsi. Confronto non sempre facile, carico di tutte le tensioni di chi vive in un’area dove la pace fatica ad affermarsi. I giornalisti palestinesi hanno denunciato violenze, intimidazioni, minacce, mancanza di libertà di movimento e problemi per avere i
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Associazione Giornalisti di Gerusalemme: Danny Zaken e Tsipi Roman
visti. Ma hanno anche rivolto un richiamo ai colleghi israeliani a documentare le violenze perpetuate nei territori palestinesi. A sua volta il presidente dei giornalisti israeliani di Gerusalemme Danny Zaken ha accusato i colleghi dei Paesi arabi di boicottaggio nei confronti dei giornalisti israeliani, e accennato alle interferenze di Netanyahu nelle nomine nella tv pubblica a cui ha ridotto i finanziamenti pubblici.
“Parliamo della copertura giornalistica, del nostro lavoro che deve evitare i cliché. Non siamo qui per la resa dei conti di chi ha più morti. Non siamo politici. Il nostro compito è di non essere embedded; non siamo parte dei conflitti, ma sentinelle al di sopra delle parti a cui va garantita la sicurezza di poter svolgere il proprio lavoro”, hanno ricordato Aidan White, segretario generale della IFJ, e il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi , riportando la discussione sulla realtà giornalistica sempre più difficile. Licenziamenti selvaggi, violazione dei diritti del lavoro giornalistico sono all’ordine del giorno e mettono a rischio anche il diritto dei cittadini ad essere informati: “La nostra precarietà è la disinformazione dei cittadini”, ha detto lo spagnolo Gomez Ruiz.

Il rapporto tra libertà di stampa e nuove tecnologie è stato al centro di un ampio dibattito condiviso. Il giornalista deve adeguarsi alla multimedialità ma occorre fare chiarezza di fronte al flusso enorme di informazione. Il citizen journalism va visto e difeso come libertà di espressione da non confondere però con la libertà d’informazione e il ruolo professionale del giornalista tenuto a rispettare regole deontologiche. Tra l’altro è stato sollecitato un report regolare sulla libertà di stampa nei paesi mediterranei. “Lobby finanziarie danno soldi a gruppi editoriali ma senza trasparenza. Un altro problema grande nei paesi arabi è l’influenza delle tv satellitari, dove spesso passano ideologie integraliste, un pericolo per la libertà d’opinione”, ha detto il presidente della stampa marocchina Younouss Mjahed, ricordando che in Marocco è nato un Osservatorio sulla libertà di informazione, e invitato a svolgere il prossimo meeting dei giornalisti mediterranei nel suo Paese.
La giornalista palestinese Suheir Rasul, condirettore insieme a un collega israeliano di “Search for Common Ground”, con sede a Gerusalemme e diffusa nei paesi mediterranei, ha portato l’esperienza positiva della ong impegnata a sviluppare media indipendenti anche nei territori palestinesi, attraverso radio e tv. Suheir vive a Ramallah e ogni giorno affronta un viaggio tra check point per raggiungere il posto di lavoro: “Vogliamo essere noi palestinesi a informare su quello che succede nei nostri territori e non aspettare che siano gli altri a farlo. Per questo costruiamo un’informazione locale” .
La “Carta di Cagliari” nel riconoscere che “la sicurezza e la protezione dei giornalisti e degli operatori dei media sono essenziali per la libertà di stampa e la democrazia, appoggia la partecipazione dei sindacati mediterranei alla creazione di una Rete Europea per la diversità nel giornalismo al fine di combattere il razzismo e richiamare l’attenzione sulla necessità dei media di rappresentare tutte le opinioni della società, comprese le voci delle minoranze”. C’è pure un appello ai paesi della regione mediterranea a che sia rispettata la Risoluzione delle Nazioni Unite 1738 sulla protezione dei giornalisti e degli operatori dei media che lavorano in zone di conflitto.
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Franco Siddi, Segretario generale FNSI, Aidan White, Segretario generale IFJ, Roberto Natale, Presidente FNSI

Il Meeting ha dimostrato l’importanza di conoscersi, parlarsi per raggiungere una reciproca comprensione tra giornalisti, anche tra quelli divisi politicamente. Bene accolto quindi l’invito del sindaco del capoluogo dell’isola di stabilire a Cagliari un centro stabile di promozione del dialogo tra i media professionali della regione mediterranea, per continuare a costruire la fiducia nel giornalismo mediterraneo.

Stefanella Campana
(15/05/2010)
Foto: Marco Mura
www.diario24notizie.com


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