La rinascita della comunità ebraica di Trani | Alessandro Rivera Magos
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Alessandro Rivera Magos   
La rinascita della comunità ebraica di Trani | Alessandro Rivera Magos
La Sinagoga di Trani (© A.Rivera Magos)

Dopo un lungo silenzio forzato, negli ultimi anni la comunità di Trani ha ricominciato a dare segni di vita.

“Da Bari esce la legge e la parola di Dio da Otranto!” diceva Rabbenu Tam, uno dei più importanti commentatori del Talmud del XII secolo. Questa frase può darci un’idea del prestigio che aveva la comunità ebraica pugliese nel Mediterraneo medievale.

Oria fu uno dei principali centri per lo studio della Torah. Qui vissero alcune delle figure più importanti dell’ebraismo medievale, tra cui Shabbetai Donnolo, medico, scienziato e insigne qabbalista.
La storia degli ebrei in Puglia ha seguito le fasi alterne delle altre comunità in Italia e nel Mediterraneo, sempre esposte a repentini cambiamenti di atteggiamento da parte di governi e popolazioni. In epoca normanno-sveva la comunità ebraica nel Sud visse un periodo di relativa accondiscendenza, e questo incoraggiò un risveglio culturale e religioso in Puglia soprattutto nelle città costiere di Bari, Siponto, Trani e Otranto, che divennero centri di studio della Torah di riferimento per tutto il Mediterraneo.

Fra le comunità pugliesi, nel Medioevo, quella di Trani ebbe particolare rilievo. In città c’erano addirittura quattro sinagoghe dove si formarono importanti maestri dell’ebraismo mondiale, come Isaia da Trani nel XIII secolo e Mose da Trani nel XVI. Questa comunità, tuttavia, seguendo la stessa sorte delle altre presenti nella Penisola, scomparve senza lasciare traccia nel XVI secolo.

Nel 1541, infatti, un editto di re Ferdinando aveva sancito il definitivo allontanamento degli ebrei dall’Italia meridionale e dalla Spagna e la loro presenza fu per molti secoli bandita in molti paesi del Mediterraneo.

Con la persecuzione nazi-fascista, i campi di concentramento e la diaspora sionista, dalla Puglia molti ebrei salparono verso Israele, facendo a ritroso un viaggio compiuto due millenni prima, dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme da parte dell’imperatore Tito (70 d.C.).

Sotto il fascismo, malgrado l’irrigidirsi delle prime leggi razziali, il piccolo centro di San Nicandro Garganico fu teatro del primo episodio di conversione collettiva all’ebraismo da parte di alcune famiglie. Completamente isolate dalla comunità – nella S. Nicandro di allora non c’erano altri ebrei – queste persone si rivolsero a Roma per un riconoscimento ufficiale, ma nessuno volle accogliere la loro istanza. La vicenda, rocambolesca, ebbe una svolta nel ’43 quando, insieme agli alleati, sbarcarono a San Nicandro alcuni ebrei americani che decisero di sostenere la loro causa. Finalmente riconosciuti anche dalla comunità italiana, i primi convertiti pugliesi furono battezzati nelle acque del mare Adriatico ed emigrarono a Israele.

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Francesco Lotoro (© A.Rivera Magos)
Dopo un lungo silenzio forzato, negli ultimi anni la comunità di Trani ha ricominciato a dare segni di vita. Nei primi anni 2000 Francesco Lotoro, pianista barlettano convertitosi all’ebraismo, intraprende un progetto per ricostruire una comunità ebraica a Trani e in Puglia, esortato e appoggiato dal rabbino Shalom Bahbout e dal resto della comunità del Sud. Una delle antiche sinagoghe, Scolanova, nell’antica giudecca, viene riacquistata e pian piano gli ebrei pugliesi ricominciano a radunarsi attorno a Trani. Nel 2007 da Napoli arriva la donazione di un Sefer Torah (i Rotoli della Legge). La comunità negli ultimi anni ha continuato a crescere, grazie anche alla riconversione di alcune famiglie pugliesi di origine ebraica. Francesco Lotoro e Shalom Bahbout (oggi rabbino capo di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia) continuano a ricostruire il profilo dell’ebraismo nella città. Nel 2009 Trani è stata la città capofila in Italia per la X Giornata della Cultura Ebraica e negli ultimi anni molti eventi hanno puntellato questo cammino di rinascita.

L’impegno di Lotoro è continuo, e in dieci anni di ricerca storica e musicale ha dato vita all’Istituto di Musica Judaica. Si tratta di un completo, sistematico e aggiornato ciclo discografico sull’intero corpus musicale (dalla musica colta e sperimentale alla musica leggera, dal cabaret al jazz, fino al canto religioso e popolare tradizionale) composto dal 1933 (anno di apertura dei Campi di Dachau e Börgermoor) al 1945, da musicisti imprigionati o deportati nei campi di sterminio nazisti.

Questo costante lavoro di ricerca e catalogazione sta restituendo alla Trani ebraica il primato culturale che svolgeva nei secoli della sua maggiore fioritura.
Al progetto si affianca il recupero della sinagoga, che attualmente serve una cinquantina di fedeli sparsi per la Puglia. Il 28 e 29 ottobre qui si sono svolte le celebrazioni dello Shabbat. Tra i partecipanti, c’erano anche alcuni scrittori e giornalisti americani interessati a raccontare alle comunità oltreoceano la rinascita di uno dei più importanti centri medievali dell’ebraismo mediterraneo.



Un incontro con Shalom Bahbout, rabbino capo della comunità di Napoli.

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Shalom Bahbout (© A.Rivera Magos)
Rabbino, qual è il significato della celebrazione dello Shabbat di oggi e della presenza di scrittori e giornalisti delle comunità di New York e Los Angeles alla sinagoga di Trani?

In generale gli ebrei della Puglia sono interessati a passare uno Shabbat qui a Trani per dare continuità a questa esperienza e anche per vivere l’ebraismo in maniera più concreta e non soltanto attraverso notizie via internet o seguendo a distanza. Quindi direi che la cosa fondamentale è vivere lo Shabbat immergendosi completamente nell’atmosfera del sabato, che è una cosa ben diversa dal viverlo in casa o comunque in luoghi dove non c’è una presenza ebraica consistente. Ovviamente, è importante anche la presenza di persone che vengono da fuori, in questo caso da New York e Los Angeles, che aggiunge ulteriore interesse all’incontro. In particolare, in questo caso, è stato il Centro Primo Levi, italiano, che ha indirizzato diversi ebrei americani, in buona parte giornalisti e scrittori, proprio nell’Italia del sud. Gli americani sono sempre alla ricerca di cose un po’ sensazionali, e indubbiamente il ritorno degli ebrei nel Meridione dopo quasi 500 anni è una notizia importante e questo li interessa, anche come giornalisti e come scrittori.

La comunità ebraica nel Meridione, e in particolare quella di Trani, hanno una storia molto importante, che a un certo punto si è interrotta, come molte altre nel Mediterraneo. In tempi recenti si sta lavorando per dare nuova linfa a questa antica presenza. Qual è lo stato delle cose e come mai in questi ultimi anni è stato possibile ricucire quel filo?
Qui c’è stato un gruppo di persone molto coinvolte, molto convinte. Quando, alcuni anni fa, conobbi Francesco Lotoro, gli dissi che secondo me lui aveva tre possibilità: trasferirsi in una grande comunità, per godere di tutti i servizi che voleva, “ebraicamente” parlando, emigrare all’estero, per esempio in America, Israele, Francia, Gran Bretagna, dove le comunità sono molto consistenti; oppure dar vita a un progetto ambizioso ricreando questa antica comunità, che ha un nome glorioso nella storia ebraica e importanti maestri. Francesco ha scelto quest’ultima strada e, naturalmente, ho fatto tutto il possibile per sostenerlo, come cercare di fargli avere una sinagoga, permettergli di continuare a studiare… Abbiamo molte idee e molti progetti anche quest’anno.
Io per un certo periodo non avevo nessun incarico, lo aiutavo per amore del progetto e per amicizia. Ma da quando sono diventato rabbino capo di Napoli e anche del Meridione ho anche il dovere di farlo e loro hanno anche il dovere di seguirmi, naturalmente.

Questo progetto sta andando avanti in tutta la Puglia, perché presto ci saranno novità che riguarderanno anche Barletta, Bisceglie, Bari e altri luoghi in cui c’è stata una presenza ebraica rilevante in passato.
Naturalmente ci vuole tempo. Ci sono persone che hanno origini ebraiche e che tornano a voler condividere in tutto o in parte la loro storia personale. E il discorso naturalmente riguarda anche il resto del Meridione.

Qual è la risposta del territorio?
Diciamo che nel momento in cui ci si impegna il territorio risponde e io sono convinto che i progetti che abbiamo intrapreso avranno successo. Tra febbraio e marzo ci sarà un evento importante, di cui non possiamo anticipare ancora niente, ma sarà molto interessante e sono convinto che quella sarà un’occasione che attirerà moltissime persone; poi ci sono le giornate europee della cultura ebraica; le giornate della memoria in cui Francesco si è molto impegnato, recuperando tutti i canti raccolti nei campi di concentramento. Si tratta di una biblioteca enorme, e alcuni di questi canti sono anche registrati. Da un lato si tratta, dunque, di far rivivere le “ossa secche” di questi canti dimenticati e dall’altra le “ossa secche” della comunità ebraica in Puglia. Un ritorno che penso sia un segno importante, un buon segno, non solo per la nostra comunità, ma anche per le altre, e, sono convinto, per tutto il Meridione.

Alessandro Rivera Magos
(07/11/2011)