La rivoluzione val bene un Harlem Shake | Alessandro Rivera Magos, Harlem Shake, Università del Cairo, Gangnam Style, Baauer, Georgia University, militari norvegesi, Fratelli musulmani, Moqattam, liceo Père Blanc, Jeunesse d'Ennahda, Aymen Ben Ammar, Emel Mathlouthi
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Alessandro Rivera Magos   

L’Harlem Shake, il nuovo tormentone virale erede del Gangnam Style, è diventato in Egitto e in Tunisia nuovo terreno di scontro fra i fautori del “buon costume” e le spinte più libertarie delle giovani generazioni.

Il fenomeno nasce su Youtube quando un gruppo di ragazzi australiani riprende in un video di trenta secondi un brano che il produttore newyorchese Baauer aveva lanciato a maggio 2012, trasformandolo in un meme sufficientemente insensato perché la rete lo riprenda senza controllo.

//Nuotatori della Georgia UniversityNuotatori della Georgia University

Le imitazioni immediate (come quelle dei nuotatori della Georgia University e dei militari norvegesi) ne definiscono la sequenza: un soggetto mascherato balla per qualche secondo da solo. L'azione esplode insieme al brano, con l'inquadratura improvvisamente piena di persone mascherate in modo vario che ballano e si scatenano in completo non sense.

//Militari norvegesiMilitari norvegesi

In un paio di settimane le visualizzazioni arrivano a 44 milioni, 12000 video versioni create (4000 in un solo giorno!), alcune delle quali provengono da paesi del mondo arabo. Due in particolare creano il caso.

La prima la caricano sulla rete quattro studenti della facoltà di Farmacia dell'Università del Cairo il 23 febbraio. Quando vengono arrestati, per quello che viene definito un “atto scandaloso”, diversi residenti del quartiere inferociti attaccano i ragazzi mentre la polizia li sta portando via. Nel frattempo le versioni egiziane si moltiplicano (una fra le più visualizzate viene girata davanti alle piramidi!), nonostante i divieti.

// Alle piramidi Alle piramidi

L'Harlem Shake si trasforma quindi da goliardia a nuovo caso di censura da parte del governo vicino ai Fratelli musulmani e in rete si organizza una manifestazione a sostegno dei giovani arrestati. O meglio un “evento”, per dirla nel registro di Facebook, social network su cui monta la protesta. L'attivista Farid Sayed, intervistato dal Daily News Egypt annuncia l'intenzione di creare un gruppo di “Lotta satirica rivoluzionaria” con l'obbiettivo di “inviare chiari messaggi ai Fratelli Musulmani attraverso la satira”. Il gruppo organizza un Harlem shake di protesta giovedì 28 febbraio, proprio sotto la sede dei Fratelli Musulmani al Cairo, nel quartiere di Moqattam, che si svolge senza incidenti, con alcune decine di giovani che si mascherano facendo il verso ai “barbuti”, e almeno altrettanta stampa.

//Harlem Shake di protesta (28 febbraio 2013)Harlem Shake di protesta (28 febbraio 2013)

L'affaire Harlem Shake in Tunisia assume dimensioni anche più ampie e risvolti più inquietanti.

Il primo video a provocare una reazione è quello girato dagli studenti del liceo Père Blanc più o meno negli stessi giorni del “complice” egiziano. Il ministro dell'Istruzione in persona, Abdellatif Abid, si occupa del caso e dichiara di voler aprire un’inchiesta disciplinare a carico della direzione del liceo, evidentemente ben deciso a non sottovalutare la minaccia all'ordine pubblico che costituisce il video virale.

Dettagli più ambigui li aggiungerebbe Le Courrier de l'Atlas in un articolo in cui, ricostruendo la vicenda, riporta le dichiarazioni di un appartenente alla Jeunesse d'Ennahda, Aymen Ben Ammar, animatore su Facebook di diverse pagine “islamiste” legate ai giovani del partito al governo, che domenica 24 febbraio scriveva sul social network di aver appena incontrato Abdellatif Abid, di averlo informato dell'Harlem Shake del Père Blanc e di aver concordato con lui le misure di intervento, che in effetti il ministro annuncerà su Radio Mosaïque due ore dopo il suo comunicato su Facebook!

La risposta alle misure “decise” dal ministro è stata tempestiva e generalizzata. In tutto il paese si organizzano Harlem Shake con l'esplicito proposito di dar vita ad una protesta virale: università, licei, stazioni radio, agenzie di comunicazione, gruppi informali. Nasce una pagina Harlem Shake Tunisia, su Facebook viene lanciato l'appuntamento per un Harlem Shake di massa davanti alla sede del Ministero dell'Istruzione a Tunisi, venerdì 1 Marzo. La pagina conta più di diecimila adesioni. Le presenze reali saranno alcune decine, fra cui la cantante Emel Mathlouthi, ma intanto la protesta si è diffusa, mostrando la notevole capacità di reazione di buona parte della società tunisina. E in alcuni casi si arriva allo scontro.

//Harlem shake di protesta (28 febbraio 2013)Harlem shake di protesta (28 febbraio 2013)

A Sousse il 27 febbraio, gli studenti del Licée Jeunes Filles provano ad organizzare la loro versione del video, ma la direzione dell'istituto cerca con fermezza di impedirlo e la polizia decide di intervenire a colpi di lacrimogeni sugli adolescenti , all'interno della scuola.

All'Istituto di lingue El Khadra, di Tunisi, un gruppo di giovani islamisti tenta di bloccare l'ennesima protesta virale. Si arriva alla rissa, dopo che i giovani integralisti avevano provato ad argomentare con le buone il loro punto di vista, randelli e molotov alla mano, sostenendo: “I nostri fratelli vengono uccisi in Palestina e voi ballate!?”. Analisi che, anche a prescindere dalle molotov, non appare del tutto centrata, almeno stando a questi ragazzi palestinesi.

A parte alcuni episodi però, la reazione tunisina ed egiziana ha saputo sopraffare il tentativo di censura, che è in larga parte fallito e ciò, inserito nel quadro più ampio dei due paesi, rende evidente un aspetto cruciale. In Egitto e Tunisia è ancora pienamente in atto una fase rivoluzionaria, in cui gli equilibri di potere sono ancora instabili e cercano di affermarsi o sfuggire alla stretta del più forte. Completata la fase della rivolta ai regimi dittatoriali, i due paesi gestiscono l'instabile periodo dei cambiamenti strutturali. Di sfondo, la salita al governo di partiti di ispirazione islamica ha innescato in entrambi i paesi uno scontro culturale. Da un lato le forze politiche integraliste, che tentano di modellare il paese a propria immagine senza essere riuscite ad avviare vere riforme economiche e sociali; dall'altro la richiesta di apertura che viene da una parte della società, in special modo dalle forze più giovani che, come scrive Samia Lamine su Nawaat, “sono state protagoniste della rivoluzione e oggi rischiano di trovarsi prigioniere di coloro che hanno liberato”

Ci si scontra su tutto perché l'utopia teocratica o quantomeno confessionale che guida l'idea di paese dei Fratelli Musulmani o dei salafiti in Tunisia, tende a tradurre come pubblico ogni aspetto della società, e in quanto struttura morale applicata all'amministrazione politica, ha la tendenza ad accanirsi su quanto pertiene allo spazio privato, con la peculiarità di farlo in maniera esplicita.

Lo scontro fra queste diverse istanze è all'ordine del giorno e può esplodere anche attorno alla banalità più evidente. Perché a scontrarsi non sono solo vecchi e nuovi regimi politici ma anche visioni del mondo che mettono in questione gli spazi di soggettivazione più banali. In questo quadro tutto può diventare motivo di censura e rivendicazione e anche ciò che appare senza importanza può divenire punto incedibile. Anche “fare l'Harlem Shake” può diventare un atto di resistenza.

 

 


 

Alessandro Rivera Magos

09/03/2013