Italia: fermiamo la violenza contro le donne! | Amnesty International, femminicidio, violenza, donne, Convenzione di Istanbul, WALLS-separate worlds.
Italia: fermiamo la violenza contro le donne! Stampa
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Italia: fermiamo la violenza contro le donne! | Amnesty International, femminicidio, violenza, donne, Convenzione di Istanbul, WALLS-separate worlds.

Fermare il femminicidio e la violenza contro le donne è una delle 10 richieste contenute nell'”Agenda in 10 punti per i diritti umani” che Amnesty International Italia ha presentato a tutti i candidati e leader di coalizione, nell'ambito della campagna "Ricordati che devi rispondere", nel corso dell'ultima campagna elettorale. La richiesta è stata sottoscritta da 117 parlamentari.

Dopo aver ratificato, il 19 giugno 2013, la Convenzione di Istanbul, l'8 agosto il governo ha approvato un decreto legge contenente una serie di misure repressive nonché di tutela delle vittime della violenza avvenuta (poi convertito in legge con modifiche dalla Legge 119/2013 del 15 ottobre 2013), riconoscendo in questo modo l'esistenza di una situazione grave ma non ancora adeguatamente affrontata.

Se è vero che la nuova legge compie un innegabile passo in avanti in tema di lotta alla violenza contro le donne in Italia, si rileva tuttavia come alcuni standard richiesti sia dalla Convenzione di Istanbul, sia dalle raccomandazioni della Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e sia dal Comitato sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne non siano ancora stati raggiunti.

In particolare, se è vero che la netta centralità degli strumenti di prevenzione e protezione rispetto a quelli repressivi appare molto chiara nel testo della Convenzione di Istanbul, questo non accade nel testo di legge italiano, dove l'attenzione viene data più all'aspetto punitivo caratteristico dei decreti legge, che appunto sono strumenti idonei ad arginare una situazione di crisi, ma poco adatti al concepimento di politiche a lungo termine di prevenzione e sensibilizzazione sociale, che richiederebbero invece un'ampia discussione parlamentare.

Forti dubbi risiedono inoltre sull'entità delle risorse economiche dedicate al piano d'azione straordinario previsto all'art. 5 della legge di conversione, con tutta probabilità non sufficienti a garantire gli obiettivi prefissati dal testo stesso.

Inoltre, ancora manca in Italia un'istituzione nazionale indipendente per i diritti umani con una sezione dedicata ai diritti delle donne in grado di vigilare sul fenomeno.
Come sottolineato dalla Convenzione di Istanbul e dalla relatrice speciale, appare infine senz'altro di importanza cruciale la previsione di un sistema di raccolta di dati statistici (disaggregati) che riescano a garantire raccolta e analisi standardizzate e periodiche che ancora mancano nel nostro paese.

 

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