2. Le sfide della democrazia: tra esclusione e mobilitazione sociale | Kamal Lahbib, World Social Forum on Migrations, Tunisi, Johannensuburg, Lampedusa, Festival diffuso delle culture del Mediterraneo, Sabir, Arci, Sociale Maghreb, Forum des Alternatives, Alaa Talbi, Forum Tunisino dei diritti economici e sociali, FTDES, WALLS-Separate Worlds, Federica Araco
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Federica Araco   

//Lampedusa, 2 ottobre 2014. Alaa Talbi (FDTES Tunisia), a sinistra, e Claudio Riccio (ACT Italia), a destra, coordinati dall’ARCI, nel dibattito “Lavoro dignitoso, reddito, diritti sociali e culturali, diritto al futuro delle giovani generazioni”.Lampedusa, 2 ottobre 2014. Alaa Talbi (FDTES Tunisia), a sinistra, e Claudio Riccio (ACT Italia), a destra, coordinati dall’ARCI, nel dibattito “Lavoro dignitoso, reddito, diritti sociali e culturali, diritto al futuro delle giovani generazioni”.I paesi mediterranei, a nord come a sud, stanno affrontando un periodo di difficili cambiamenti. Seppur con caratteristiche e declinazioni diverse a seconda del contesto di analisi, da un punto di vista economico la crisi attuale è il frutto da un lato delle scellerate politiche di un capitalismo sempre più aggressivo e gestito dai pochi, potentissimi oligarchi della finanza internazionale, dall’altro dell’austerity imposta dall’Europa. Inoltre, la profondissima crisi delle istituzioni, sia a livello politico che sociale, sta progressivamente esacerbando le rivendicazioni delle società civili che chiedono più dignità, diritti e partecipazione ai processi decisionali in quasi tutti i paesi della regione.

Al nord si assiste alla pericolosa ascesa di partiti e movimenti di estrema destra, mentre al sud e nei paesi del Maghreb e del Mashrek l’instabilità politica, la miseria o addirittura la tragedia della guerra continuano a causare morte, paura e forti tensioni sociali.

Per far fronte “dal basso” a questa generale situazione di disagio è stato proposto di aumentare la cooperazione e la solidarietà reciproca tra i diversi attori che agiscono in difesa dei diritti umani, economici, politici e culturali sia a livello locale che regionale e interregionale.

I referenti delle reti e delle associazioni provenienti dalle due rive intervenuti nel dibattito hanno avanzato numerose proposte per superare la frammentazione attuale e mettere in pratica una strategia comune su questioni trasversali e prioritarie come la sostenibilità ambientale, il diritto alla mobilità, le rivendicazioni legate all’economia reale, alla giustizia sociale e alla dignità di tutti i cittadini.

“La democrazia non finisce con il voto”, ha ricordato il marocchino Kamal Lahbib (Forum Sociale Maghreb), “Le popolazioni vogliono sempre più partecipare ai processi decisionali, mentre il club delle vecchie potenze coloniali continua ad agire in modo oltraggioso e vergognoso, per esempio negando il diritto all’autodeterminazione allo stato palestinese. […] Se non creiamo oggi delle alternative reali falliremo nel progetto di costruire una cittadinanza comune”.

La messa in atto di azioni congiunte è emersa, dunque, come l’unica soluzione per poter cambiare i rapporti di forza e acquisire maggior potere negoziale nelle scelte politiche dei rispettivi governi.

Molti sono gli appuntamenti in programma che consentiranno un ulteriore, necessario consolidamento della cooperazione tra le diverse realtà: dalla sesta edizione del World Social Forum on Migrations in programma a Johannensuburg il prossimo dicembre (http://wsfm2014.org/) al forum sociale di Tunisi del marzo 2015 (http://fsm2015.org/), fino all’incontro internazionale sui cambiamenti climatici (COP) di Parigi nel dicembre 2015.

 


 

Federica Araco

Ottobre 2014