1.Greenaccord, la sfida dell’obbiettivo “fame zero” | Greenaccord, Sfamare il mondo, sviluppo, obesi, Gary Gardner, Andrea Masullo, Alfonso Cauteruccio, Terra dei fuochi
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Stefanella Campana   

1.Greenaccord, la sfida dell’obbiettivo “fame zero” | Greenaccord, Sfamare il mondo, sviluppo, obesi, Gary Gardner, Andrea Masullo, Alfonso Cauteruccio, Terra dei fuochi

Un futuro da brividi: nel 2050 il mondo sarà popolato da oltre 9 miliardi di persone che faranno crescere il bisogno di cibo del 60 per cento, con la previsione di un aggravamento dei cambiamenti climatici, i cui effetti negativi stiamo già pagando oggi, mentre si profilano conflitti per la risorsa-acqua. La scienza, le nuove tecnologie sembrano insufficienti a risolvere questa drammatica realtà. In discussione è un modello di sviluppo che accresce le disuguaglianze, creando paradossi come quel miliardo di obesi che si contrappone a un miliardo di persone che soffrono la fame e 3,5 milioni di bambini che muoiono ogni anno per malnutrizione. Eppure il cibo ci sarebbe per tutti ma è dai paesi dove si soffre la fame che arrivano le materie prime agricole destinate a quei paesi dove un terzo del cibo viene sprecato. Come sarà possibile l’obiettivo “fame zero” entro il 2025, la sfida lanciata dalle Nazioni Unite? Su questo interrogativo si sono confrontati nei quattro giorni del Forum Internazionale dell’informazione Greenaccord, all’università Suor Orsola Benincasa di Napoli, sul tema “Sfamare il mondo, alimentazione, agricoltura e ambiente”, dodici relatori di spicco in quattro tavole rotonde, con numerose testimonianze e una sessantina di giornalisti da ogni continente esperti di questioni ambientali, e la collaborazione di prestigiose organizzazioni come Fao, Biodiversity International, UNPD, Slow Food, European Network of Agricultural Journalists, Caritas internazionale, Worldwatch Institute, Coldiretti.

//Alfonso CauteruccioAlfonso CauteruccioDa ormai dodici anni permettiamo agli operatori dell’informazione di tenersi aggiornati su temi di stringente attualità, mettendoli nelle condizioni di veicolare alle rispettive opinioni pubbliche argomenti spesso complessi, in modo corretto e non superficiale - ha sottolineato Alfonso Cauteruccio, presidente di Greenaccord – E anche essere di stimolo ai governi, alle istituzioni, ai decisori per far capire che l’attuale modello di sviluppo non ci sta assicurando la qualità della vita”. Peccato che all’ultimo momento Diana Bracco, la presidente di Expo 2015 dedicato al tema “Nutrire il pianeta” abbia dato forfait. Il presidente di Greenaccord, non ha nascosto il suo disappunto: “Mi auguro che Expo 15 sia un vero incontro di culture e popoli e non un guscio vuoto. Noi qui stiamo approfondendo proprio i temi e le idealità oggetto di Expo 15”. Come non si è fatto vedere il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, che però ha mandato un suo messaggio, ricordando proprio i sei mesi di Expo 15 e l’impegno a combattere la fame attraverso un nuovo modello di sviluppo agricolo con al centro tre priorità: contrasto alla povertà alimentare, sostenibilità tra territorio e acqua, riduzione degli sprechi di cibo “90 milioni di tonnellate buttate ogni anno in Europa”. Non c’era nemmeno la ministra della Salute Beatrice Lorenzin, prevista per la tavola rotonda sulla sicurezza alimentare, che non ha così assistito alla protesta di un gruppo di persone del “Comitato Rete per i beni comuni” della “Terra dei fuochi”, richiamati dalla sua possibile presenza, esasperate “perché malgrado le promesse, non è cambiato niente”.

1.Greenaccord, la sfida dell’obbiettivo “fame zero” | Greenaccord, Sfamare il mondo, sviluppo, obesi, Gary Gardner, Andrea Masullo, Alfonso Cauteruccio, Terra dei fuochiAl Forum si è parlato di metodi di coltivazione, tutela degli ecosistemi, uso razionale delle risorse, modelli di sviluppo, ruolo delle multinazionali (“dieci controllano il settore agroalimentare con un miliardo di dollari al giorno di guadagni. Una concentrazione di potere non certo positiva”, ha ricordato John Dee, fondatore di FoodWise.com.au e Do Something Australia). E anche di OGM, bocciati dalla Coldiretti, principale organizzazione di agricoltori, preoccupata della tutela della biodiversità “Dagli anni ‘90 le colture agricole hanno perso il 75% della diversità genetica. Dobbiamo bloccare questa diminuzione – ha detto Cinzia Coduti, responsabile ambiente – e non autorizzare gli organismi geneticamente modificati se vogliamo difendere la nostra unicità che passa attraverso la bellezza del nostro territorio e delle diverse produzioni agroalimentari, evitando una omologazione di gusti e prodotti”. Il tema è stato ripreso da Stefano Padulosi, scienziato esperto di risorse genetiche, rivelando un dato impressionante: “Nel mondo possiamo contare su 250mila specie vegetali conosciute, settemila delle quali selezionate dagli agricoltori di tutto il mondo. Eppure oggi il 75% del fabbisogno alimentare mondiale è basato solo su 12 tipi di raccolti agricoli e 5 specie animali”. Un problema non di poco conto perché la tutela delle diverse specie agricole consentono alimenti “di grande valore nutrizionale che meglio si adattano ai vari climi e ecosistemi” e minor ricorso ai prodotti chimici. Importante anche il rafforzamento delle banche semi delle comunità. Erano le donne nel mondo agricolo a saper conservare le sementi, una sapienza andata distrutta dal pensiero unico, dall’uniformità nel mondo agroalimentare, secondo Cinzia Scaffidi di Slow Food che ha ricordato che l’Unione europea ha provato a mettere a punto una normativa, ma senza successo. Scaffidi ha insistito anche sugli aspetti positivi del “cibo a km zero”: “non fa chilometri quindi non inquina, non si perde tempo ed energie, meno passaggi e quindi più guadagni per l’agricoltore”.

L’invito a cambiare il nostro approccio al cibo è arrivato da Gary Gardner, direttore di ricerca del prestigioso Worldwatch Institute di Washington che ha richiamato l’attenzione sulla cementificazione galoppante: “In due soli anni la California ha perso un’area grande come cinque San Francisco. Eppure è previsto che da qui al 2050 la domanda di prodotti agricoli crescerà del 60% a causa della crescita demografica, dei cambi di stile alimentare nei paesi in via di sviluppo in cui si consuma sempre più carne, e diffusione dei biocarburanti”. Senza contare i cambiamenti climatici – provocati dall’inquinamento - che hanno fatto diminuire i raccolti, ma paradossalmente il 50% delle emissioni sono provocati dall’agricoltura, come ha sottolineato Marco Bindi dell’Università di Firenze secondo cui “per fronteggiare questi cambiamenti climatici l’agricoltura o si adatta alla situazione o riduce l’inquinamento, ma nessuno dei due risolve il problema da solo, sono soluzioni complementari”.

//Andrea MasulloAndrea MasulloDopo tanti dati, analisi, approfondimenti, è toccato al presidente del Comitato Scientifico di Greenaccord Andrea Masullo tirare le fila sul problema della fame nel mondo, convinto che “la tecnica, la scienza sono strumenti anche potenti che noi abbiamo, ma senza una coscienza umana che le guidi servono a poco”. Sotto accusa un modello economico che – sottolinea Masullo - ha come meccanismo di funzionamento l’accumulo e non la distribuzione di ricchezza, come dimostrano in maniera evidente i dati di questi ultimi dieci anni, e quindi non può risolvere il problema di un’equa distribuzione del cibo. “Il valore di base per la produzione di alimenti – aggiunge - non è il capitale finanziario, i dollari, gli euro, ma la fotosintesi, la produzione fotosintetica che dipende dalla radiazione solare che noi non possiamo modificare, dalla superficie di vegetazione che può utilizzarla e dall’efficienza con cui riesce a farlo. L’attuale modello economico fondato su una ossessiva ricerca di una crescita continua dei consumi di risorse e sull’accumulo dei capitali prodotti non può risolvere il problema di nutrire l’umanità di oggi né tantomeno quella di domani”.

Ma siamo ancora in tempo ad evitare i guasti peggiori alle generazioni future? “Dobbiamo iniziare subito col liberarci dalla irragionevole convinzione che il mondo artificiale che abbiamo creato possa essere autosufficiente e riconoscere la realtà che il sistema economico è solo un sotto insieme di quella biosfera da cui trae nutrimento e risorse – conclude il presidente del Comitato Scientifico di Greenaccord - Se impoveriremo la biosfera anche noi saremo più poveri; se la distruggeremo, anche noi saremo distrutti”.

 


Stefanella Campana

15/10/2014