2. Educazione ambientale contro sprechi e rifiuti | Greenaccord, Napoli, Raffaele Del Giudice, Asia Napoli Spa, Ambiente Solidale, Nutrire il pianeta, Antonio Galdo
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Stefanella Campana   

//Quartieri Spagnoli (NA)Quartieri Spagnoli (NA)

Circa il 25 per cento dei cittadini partenopei sono coinvolti nella raccolta differenziata “porta a porta” dei rifiuti destinati al riciclo (nei Quartieri Spagnoli si è iniziato solo a fine settembre di quest’anno), mentre i “centri di raccolta itineranti”, piccole isole ecologiche, raccolgono rifiuti ingombranti, elettrici ed elettronici. Napoli sembra così avviarsi verso una normalizzazione della gestione dei rifiuti anche con uno sforzo notevole da parte di Asia, (l’azienda pubblica servizi igiene ambientale) e del Comune. Carta vincente, l’educazione ambientale attraverso i social network, una tv locale, articoli mirati, eventi e soprattutto opera di sensibilizzazione nelle scuole. Tra l’altro anche Greenaccord è coinvolta in un “Progetto di educazione ambientale” con la partecipazione di dieci istituti superiori della Campania. Molti studenti, con i loro insegnanti, hanno seguito con attenzione i dibattiti del Forum di Greenacord. “Lo scopo è di diffondere un più responsabile senso civico nei confronti della propria città. Puntiamo sui bambini, sui giovani perché siano di esempio alle famiglie anche rispetto agli sprechi alimentari causati dalla sindrome del frigo vuoto che fa si che a Napoli in un anno una famiglia di 4 persone butta cibo mediamente per un valore di 500 euro. E buttare il cibo è come rubare agli affamati, come dice Papa Francesco”, dice Raffaele Del Giudice, presidente di Asia Napoli Spa, che crede molto sul senso di comunità anche nella battaglia quotidiana contro i rifiuti e gli sprechi alimentari. E così si è inventato il progetto “viso aperto”: “Tutte le settimane incontriamo varie associazioni e portiamo in visita le persone agli impianti di riciclaggio”.

Non a caso si chiama “modello rifiuti zero” la filiera antifame che aiuta i poveri di Napoli, attivato dalla Caritas di Napoli, insieme alla cooperativa Ambiente Solidale (dà lavoro a 20 persone che soffrono disagio sociale), al Comune e ad Asia. Si raccolgono le eccedenze alimentari della grande distribuzione e vengono convertiti gli indumenti usati in soldi (3 centesimi per ogni chilo): tutto questo consente l’acquisto di beni alimentari e la possibilità di aiutare cinquantamila persone - sempre più italiani - ogni giorno colpite dalla crisi e senza lavoro e offrire 1300 pasti al giorno. Una buona pratica che si avvale di ciò che andrebbe buttato, sprecato.

Impregnati di consumismo, troppo spesso dimentichiamo il valore del cibo. “Abbiamo scoperto che in Italia non c’è questa coscienza”, dice Nicola Nosengo, giornalista, che fa vedere alcuni film corti “Sparks” (scintille) sul cibo, dei cento realizzati dalla Rai per sensibilizzare il pubblico, tra un programma e l’altro, sul tema dell’Expo 2015, “Nutrire il pianeta”. C’è uno spot critico sulla carne per i costi ambientali che comporta, un altro sulla dieta mediterranea.

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Per Antonio Galdo, giornalista e scrittore, autore del libro “Non sprecare” (edito da Einaudi) è convinto che sia questa la via per uscire dalla crisi: “Non sprecare significa uscire da alcuni consumi superflui e compulsivi, ma anche favorirne altri utili a migliorare la nostra qualità della vita”. Oggi “Non sprecare.it” è anche un sito e una comunità di trentamila persone che si scambiano notizie, informazioni per non sprecare. “Ora in Italia c’è una rivoluzione dal basso degli stili di vita. Si è riscoperta la sobrietà: il 77% degli italiani ha rivoluzionato i suoi consumi”, ha scoperto Galdo dal suo osservatorio.


Stefanella Campana

15/10/2014