4. Aversa, un agriturismo al posto del manicomio | fattoria sociale, don Beppe Diana, prodotti biologici, Nuova camorra organizzata
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Stefanella Campana   

//L’agriturismo “Fuori di zucca”L’agriturismo “Fuori di zucca”

Era un luogo legato alla malattia, alla sofferenza e ora è stato restituito alla collettività. Nell’ex manicomio di Aversa, a una trentina di chilometri da Napoli, in provincia di Caserta, attorniato da un parco di quattro ettari c’è un agriturismo dove vi si recano famiglie e gruppi scolastici. E’ la fattoria sociale didattica ”Fuori di zucca”, nome più che azzeccato visto che per strappare ettari di terreno alla camorra ci voleva la coraggiosa pazzia, pagata con la vita nel 1994, di don Beppe Diana: “La camorra ha assassinato il nostro territorio - diceva - ora costruiamo una nuova vita”.

//don Beppe Dianadon Beppe DianaL’agriturismo “Fuori di zucca” serve i piatti semplici e molto appetitosi della tradizione contadina campana cucinati con prodotti locali, sotto un pergolato, all’aperto. I piatti si gustano ancora di più sapendo che dietro c’è una bella storia di riscatto sociale contro la criminalità.

In quel territorio confiscato alla camorra si pratica ora un’agricoltura sociale, realizzando un nuovo welfare con il reinserimento di persone svantaggiate, alle spalle un passato di carcere, patologie mentali, alcool e droga. Greenaccord ha voluto far conoscere ai sessanta giornalisti di ogni parte del mondo presenti a Napoli per il suo 11° Forum internazionale questo esempio positivo di una produzione alimentare alimentata da una quarantina di cooperative e da un imprenditore che si è ribellato alla camorra, creando così una rete di economia sociale, la “Nuova cooperativa organizzata”, NCO, da non confondersi con la “Nuova camorra organizzata”, stesso acronimo, tutt’altra storia. Il Consorzio mira a una crescita civile e socio culturale del territorio nel rispetto dell’ecosistema, della legalità.

Si sente passione e orgoglio nelle persone impegnate in questa avventura riuscita e non sembrano sfiorate dalla paura in questa sfida alla camorra. Orgoglio per quel “facciamo un pacco alla camorra” che prendendo in giro il significato negativo di “pacco” nella versione napoletana, mettono in vendita un cesto natalizio per sostenere i progetti delle cooperative e in cui si trovano i loro prodotti biologici: pasta, confetture, ortaggi, sott’oli, passati, olio, vino, caffè, detersivi. E anche abiti con stoffe africane su modelli occidentali per finanziare la cooperativa “Casa di Alice” che ospita le ragazze strappate alla tratta. I prodotti si possono acquistare ovviamente tutto l’anno. “Aprire questo pacco è una gigantesca critica civile, sociale e politica al sistema camorra. E’ il racconto di qualcosa di tangibile, concreto con cui relazionarsi, è il racconto di popolazioni che preferiscono al lamento camicie sudate”

 


Stefanella Campana

15/10/2014