Dagli Zigani ai Rom, antiche e nuove mitologie | Elisabeth Clanet dit Lamanit, Martin Olivera, Olivier Gros, Jean Rossetto, Nicolas Sarkozy, Grenoble, Manuel Valls, Nathalie Galesne, R.O.M.
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Nathalie Galesne   

Dagli Zigani ai Rom, antiche e nuove mitologie | Elisabeth Clanet dit Lamanit, Martin Olivera, Olivier Gros, Jean Rossetto, Nicolas Sarkozy, Grenoble, Manuel Valls, Nathalie Galesne, R.O.M.Mai un gruppo sociale ha attirato su di sé tanto delirio pieno di odio e di semplificazioni come coloro che noi comunemente chiamiamo «Rom», vasta categoria « minestrone » delle società europee, povera economicamente e fragile politicamente.

Non si sottrae a questo fenomeno nemmeno la Francia, dove il discorso dei dirigenti ha largamente contribuito a esacerbare la polarizzazione contro i cosiddetti «Rom». Certo, questi ultimi non sono gli unici a esser presi di mira, anche i francesi di origine magrebina, a intervalli regolari, diventano i capri espiatori dei mali della società francese. «C’è, dunque, un circolo retorico : il proiettore si sposta, a seconda dell’attualità, tra questi molteplici ‘altri’, ossia tra questi gruppi sociali ‘alterizzati’ », notava Eric Fassin in un intervento in occasione della giornata «Roms, et qui d’autre?» (1).

 

Dagli Zigani ai Rom, antiche e nuove mitologie | Elisabeth Clanet dit Lamanit, Martin Olivera, Olivier Gros, Jean Rossetto, Nicolas Sarkozy, Grenoble, Manuel Valls, Nathalie Galesne, R.O.M.

 

È possibile, tuttavia, fare un po’ di ordine in questo gioco deleterio di rappresentazioni. Quali mitologie nutrono i pregiudizi sui «Rom»? E in cosa consiste esattamente la «questione rom»?

 

Polarizzazione

A destra come a sinistra, due episodi di stigmatizzazione sui «Rom» hanno marcato in modo significativo la vita politica francese degli ultimi cinque anni.

Dagli Zigani ai Rom, antiche e nuove mitologie | Elisabeth Clanet dit Lamanit, Martin Olivera, Olivier Gros, Jean Rossetto, Nicolas Sarkozy, Grenoble, Manuel Valls, Nathalie Galesne, R.O.M.Innanzitutto il discorso di Grenoble pronunciato il 30 luglio 2010 da Nicolas Sarkozy, all’indomani delle violenze commesse a Saint-Aignan e Grenoble.

Nella sua arringa securitaria, il Presidente della Repubblica Francese esortava i cittadini a schierarsi contro una minoranza di immigrati e di Rom che, ammassati nelle città e nei campi, ingrossavano i ranghi della delinquenza e della criminalità. Fu annunciato lo smantellamento massiccio dei campi e la politica di espulsione sistematica divenne la norma.

Benché intendesse distinguersi dal suo predecessore, Manuel Valls, primo ministro del governo Hollande, ne ha preso il posto. Nel novembre 2013, quando era ministro dell’interno, criticò sui media le «popolazioni rom» accusandole di avere «dei modi di vita estremamente diversi… in confronto» ai nostri. «È illusorio – spiegava – pensare di poter risolvere il problema delle popolazioni rom solo attraverso l’integrazione […], non c’è altra soluzione che smantellare progressivamente questi accampamenti e riportare (queste persone) alle frontiere… ».

 

La favola dei Rom

Dagli Zigani ai Rom, antiche e nuove mitologie | Elisabeth Clanet dit Lamanit, Martin Olivera, Olivier Gros, Jean Rossetto, Nicolas Sarkozy, Grenoble, Manuel Valls, Nathalie Galesne, R.O.M.Quindi, Manuel Valls non esita a ricorrere anche lui a una rappresentazione tutta impastata di idee preconcette, che consiste nel far confluire gruppi estremamente diversi tra loro in un’unica categoria, quella dei «Rom», considerata in blocco come una minoranza omogenea in-integrabile. Questa retorica infarcita d’essenzialismo mostra che i luoghi comuni e il razzismo non sono più solo appannaggio delle discussioni da bar ma diventano, come sottolinea il filosofo Jacques Rancière, «una passione dell’intellighenzia» francese che finisce per ispirare le direttive e le leggi che ci governano.

Questa passione, per quanto riguarda i Rom, è attraversata da una narrazione mitologica che può riassumersi così: questo popolo dalle lontane origini indiane, arrivato in Europa molti secoli fa, è condannato da una sorta di atavico nomadismo a vivere ai margini delle nostre città in sudici accampamenti di fortuna. Questa favola, patinata dalla retorica del «politically correct», è più o meno ripresa dalle istituzioni europee in una versione abbellita dato che la tesi, ancora una volta, d’una minoranza etnica compatta è confermata.

Da sempre discriminata, questa minoranza sarebbe dunque incapace di inserirsi nelle nostre società moderne, di vivere come cittadini europei, di accedere all’alloggio, all’educazione, alla sanità, di integrarsi e, di conseguenza, sedentarizzarsi.

Alternativamente vittime o carnefici, queste popolazioni continuano ad attirare un anti-ziganismo che ha saputo resistere nel tempo con il suo armamentario di idee preconcette: ladri, fannulloni, nomadi, marginali, asociali… tuttavia, la categoria generica degli zigani – nella quale confluiscono, dal XIX secolo, manouches, gitani, romanichels, ‘bohémiens’, viaggiatori – si è ritrovata in due decenni a essere sostituita da quella dei «Rom» che ha addirittura ottenuto, nel 1993, lo statuto giuridico di minoranza europea.

Ma siamo autorizzati, in Francia, a parlare di una minoranza Rom?

 

La confusione delle denominazioni

Come chiamarli, dunque? E come si definiscono loro stessi? Certamente con una moltitudine di nomi. ‘Bohémiens’, manouches, gitani, sinti, una diversità che confuta, di per sé, l’esistenza di una minoranza etnica compatta. « I Bohémiens, come si chiamavano fino al 1970, nota la storica Henriette Asséo, erano radicati da secoli non solo nella nazione ma in una regione precisa: i Bohémiens dei paesi baschi vivevano negli stessi villaggi dal XVI secolo, al punto da acquisire addirittura patronimici baschi, i manouche dei paesi della Loira discendenti dai ‘capitani di Bohémiens’ protetti dai nobili locali, i gitani catalani del sud, ‘bouminas’ provenzali, i sinti alsaziani, o piemontesi del ducato di Savoia… etc. L’elenco è vario quanto la tabella etnografica delle province francesi dell’epoca. Ogni volta, una cultura differente che mescola il romanì e le lingue locali, senza mai alcun elemento di nomadismo. Il loro radicamento è dimostrato dagli archivi dello stato civile» (2)

Eppure, alla fine del XIX secolo, queste differenti realtà sono tutte inglobate nell’appellativo di «zigani ». Un termine riduttivo che non riesce a tener conto della moltitudine dei gruppi e dei nomi che variano a seconda del periodo storico, delle forme di organizzazione sociale e delle regioni di insediamento nel territorio francese. E, tuttavia, c’è sempre una costante : tutti questi gruppi hanno in comune il fatto di definirsi in opposizione ai «gadjé », gli «altri».

 

Dagli Zigani ai Rom, antiche e nuove mitologie | Elisabeth Clanet dit Lamanit, Martin Olivera, Olivier Gros, Jean Rossetto, Nicolas Sarkozy, Grenoble, Manuel Valls, Nathalie Galesne, R.O.M.Nomadismo

Questa categoria favorisce l’adozione della legge del 1912 che include le popolazioni itineranti e gli zigani nello statuto giuridico di «nomadi ». Questa legge, discriminatoria e disciplinare, tuttora in vigore, è una misura ulteriore nel processo di controllo e identificazione usato dalla Repubblica francese contro queste persone. Tale trattamento amministrativo ostile serve a garantire la tracciabilità delle popolazioni iscritte nella mobilità.

La scheda antropometrica d’identità alla quale sono ormai sottoposti serve a regolamentare le professioni ambulanti e la circolazione dei «nomadi».

Tutti coloro che hanno più di tredici anni devono possederne una e farla vidimare all’entrata e all’uscita da ogni comune attraversato. Questo documento comporta tutta una serie di misure e una doppia fotografia. Circolare senza questo foglio è un reato punito dalla legge. Il capo famiglia ne ha anche uno collettivo nel quale sono segnati tutti i membri del nucleo famigliare. Nel 1969, una legge simile sostituisce il termine giuridico di « nomade » con quello di « Genti del viaggio » e il documento antropometrico con un foglio di circolazione. Il termine « Genti di viaggio » è più adatto alla Costituzione francese che esclude ogni riferimento etnico.

Far parte delle « Genti del viaggio» non significa esser nomadi ma iscriversi in una mobilità economica per poter soddisfare i propri bisogni. Il modo di vivere di queste persone si integra nell’economia francese nella quale il commercio itinerante è diffuso fino alla metà del XX secolo. Si può comunque appartenere al mondo itinerante senza far parte di nessun gruppo zigano. Secondo la FNASAT (Fédération nationale des associations solidaires d'action avec les Tsiganes et les Gens du voyage), in Francia al giorno d’oggi ci sarebbero tra le 400mila e le 500mila «Genti del viaggio».

 

L’ossessione delle origini

Studi recenti hanno confermato l’origine indiana degli « zigani », rifiutando completamente il loro presunto nomadismo. « In effetti più che di una migrazione di nomadi , spiega Elisabeth Calnet dit Lamanit, abbiamo a che fare con una deportazione massiccia di popolazioni di villaggi e cittadine con competenze utili all’esercito selgiuchide le cui conquiste portarono, nell’XI secolo, alla colonizzazione e all’insediamento in Asia minore di popolazioni turche accompagnate da un gran numero di indiani. Questi ultimi, arrivati come schiavi militari, vivevano neimahallas’, o ‘quartieri etnici’, e provenivano in maggioranza da un’importante razzia effettuata qualche decennio prima in un regno situato nella valle media del Gange. Non si tratta, dunque, di una « tribù », d’una « etnia » o di una « casta » particolare in origine, ma di popolazioni molto eterogenee accomunate unicamente dal fatto di provenire per la maggior parte da una stessa regione e di parlare la stessa prakrit » (3)

Dagli Zigani ai Rom, antiche e nuove mitologie | Elisabeth Clanet dit Lamanit, Martin Olivera, Olivier Gros, Jean Rossetto, Nicolas Sarkozy, Grenoble, Manuel Valls, Nathalie Galesne, R.O.M.Tuttavia, gli zigani non avrebbero serbato alcun ricordo delle loro origini indiane: « Il riferimento all’India è una costruzione intellettuale recente, sottolinea Henriette Asséo. Inoltre, in genere, queste persone si autodefiniscono in funzione della regione dove la loro famiglia ha soggiornato più a lungo, distinzione che ritroviamo anche nelle differenti varianti dialettali della lingua romanì ». Questa tesi è ripresa anche dall’antropologo Martin Olivera, che aggiunge: «La diversità zigana, al tempo religiosa, culturale e linguistica, è anche il riflesso diretto della diversità dei territori europei e della loro storia, ben più che il segno sbiadito di una lontana ‘indianità’ ».

Benché le origini indiane non compaiano nei ricordi zigani, e malgrado il lavoro di Elisabeth Clanet dit Lamanit confermi di fatto uno spostamento a partire dall’India di « villani e cittadini con competenze multiple », e non di nomadi, la versione di un’etnia di nomadi, antenati degli zigani, continua ad alimentare l’immaginario comune. L’ossessione delle origini non perde il suo fascino, come una brace pronta a riattizzarsi a seconda delle retoriche sicuritarie o pietistiche. « Si tratta di un fenomeno ricorrente e riservato quasi esclusivamente a queste popolazioni, nota Clanet. In effetti, gli autori che si occupano, per esempio, della caduta del muro di Berlino, dell’architettura ungherese o del commercio a Istanbul, non si sentono affatto tenuti a riferirsi, all’inizio delle loro ricerche, alle tribù germaniche o magiare venute da altrove, o a evocare la sedentarizzazione dei nomadi turkmeni alle porte di Costantinopoli… (5) ».

Ma a chi serve la mistificazione che circonda i Rom e le loro origini?

 

La « questione Rom » o l’etnicizzazione dei nuovi poveri

Proprio come gli Zigani, i Rom rappresentano, in questo inizio di secolo, un’invenzione politica. Quella di una nuova categoria che assorbe su di sé più gruppi per non rappresentarne nemmeno uno: Genti del viaggio – zigane e non – manouches, gitani, Rom, migranti poveri dell’Europa centrale e orientale percepiti come un’onda migratoria incontrollabile che minaccia il paese.

« Inizialmente endonimo, sottolineano Olivier Gros e Jean Rossetto, ‘Rom’ è con il tempo diventato un termine polisemico che designa al contempo un’appartenenza linguistica e culturale, un’origine geografica che si suppone comune, ossia l’India, una posizione sociale problematica perché caratterizzata da marginalità ed esclusione, uno statuto giuridico poiché, nel 1993, i Rom, allora ancora indicati con il nome di Zigani, sono stati assimilati a una minoranza europea » (6).

Una rapida ricostruzione storica è necessaria. L’allargamento dell’Unione europea si è tradotto nella soppressione delle frontiere e nell’accesso alla cittadinanza di numerosi cittadini dei Paesi dell’Europa centrale e orientale (l’Ungheria entra a far parte dell’Unione nel 2004, la Bulgaria e la Romania nel 2007). Questi ultimi lasciano i loro Paesi per via dell’impoverimento causato dalla transizione economica. Tra loro, anche centinaia di migliaia di Rom raggiungono l’Europa occidentale e la maggior parte non sceglie di andare in Francia, bensì in Italia e in Spagna. « Ad oggi, sui 15mila Rom della nuova migrazione in Francia (una goccia d’acqua tra i 150mila stranieri che si trasferiscono ogni anno nel nostro Paese), non vi è alcun ‘nomade etnico’ », spiega Asséo (7).

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Demonizzati, in situazione irregolare sul piano giuridico, perché non dotati delle condizioni richieste per installarsi nei Paesi di accoglienza, questi migranti europei sopravvivono in condizioni di estrema precarietà. E allora pur rappresentando una minima parte tra loro, i Rom vengono mescolati a tutto l’insieme dei migranti poveri – Rom e non – in una nuova categorizzazione designata sotto il termine di «questione Rom ». Tutti i migranti poveri sono quindi ricondotti a un’etnia fittizia, e questo comporta un processo di deterritorializzazione e denazionalizzazione inquietante.

Secondo Martin Olivera questo processo di etnicizzazione della povertà permetterebbe di distogliere lo sguardo dai veri problemi : « per chi soffre da vent’anni di una crescente retrocessione socio-economia, solo delle reali politiche sociali, fondate sull’idea di redistribuzione, sarebbero in grado di migliorarne le condizioni. Non serve a nulla lottare contro le discriminazioni o invocare l’’inclusione’ quando è il sistema stesso, così come funziona, a produrre i suoi emarginati e a etnicizzare la povertà. La retorica della ‘questione rom’ appare quindi come una miserabile copertura in un’Europa ridotta a brandelli». (8)

Direttamente interessata da questi nuovi flussi migratori che non ha saputo né indirizzare né prevenire, la Commissione europea e le organizzazioni internazionali moltiplicano le direttive e le politiche pubbliche, contribuendo a diffondere l’immagine di una popolazione trasnazionale e marginale che alimenta le retoriche xenofobe e razziste di alcuni stati membri. Così facendo, involontariamente, si aumenta la visibilità e la stigmatizzazione dei gruppi cosiddetti Rom nello spazio pubblico. « Ripetute a non finire dalle istituzioni e dai media , continuano Olivier Gros e Jean Rossetto, le statistiche sull’inclusione o la marginalizzazione dei Rom finiscono per costruire una doxa o un’ideologia che sono estremamente difficili da rimettere in discussione, come fossero costruite su base scientifica». (9).


 

Note:

  1. Henriette Asséo, L'identité tsigane, EHESS, resoconto della conferenza del 27.04.2001;
  2. Elisabeth Clanet dit Lamanit,
  3. Eric Fassin, Pourquoi les? Revue Lignes n° 35, giugno 2011;
  4. Enjeux et instrumentalisation de l’objet « origine »dans les discours autour du concept d’un « peuple » dit « rom », Revue Lignes n° 34, febbraio 2011;
  5. Martin Olivera, Roms en Bidonville, éd. Rue d’Ulm/presses de l’Ecole normale supérieure, 2011;
  6. Elisabeth Clanet dit Lamanit, ibid, pag.1;
  7. Olivier Gros e Jean Rossetto, « La question», in Europe aujourd’hui : Regards croisés et mise en perspectives, Etudes Tsiganes n.46;
  8. Henriette Asséo "Le nomadisme tsigane": une invention politique, Le Monde 29.07.2010;
  9. Martin Olivera, ibid, ppg.62-63;
  10. Olivier Gros e Jean Rossetto, ibid, pag.9.

 

Ringrazio Evelyne Pommerat della mediateca Mateo Maximoff (Paris) per i suoi preziosi consigli bibliografici.


Nathalie Galesne

Traduzione dal francese di Federica Araco

14/04/2015

Realizzato con il contributo di:

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