Le donne vittime della violenza. Realtà a confronto tra Torino, Gaza e Haifa  | Stefanella Campana
Le donne vittime della violenza. Realtà a confronto tra Torino, Gaza e Haifa Stampa
Stefanella Campana   
C’è una realtà che supera confini, leggi, situazioni di pace e di guerra e che accomuna il mondo femminile: essere vittime di violenza e, nella maggior parte dei casi, nella propria casa e a causa del proprio marito o famigliare.
Le donne vittime della violenza. Realtà a confronto tra Torino, Gaza e Haifa  | Stefanella CampanaE’ una conclusione amara quella che si ricava da una ricerca iniziata dall’ Università di Torino , in collaborazione con il Cirsde (Centro interdisciplinare Ricerche e Studi delle Donne), il Women Center a Gaza (Wep) e l’Isha a Haifa usando lo stesso tipo di questionario per raccogliere informazioni su casi di violenza contro le donne e i servizi disponibili per aiutarle. Il progetto mirava a indagare sulla violenza di genere in contesti difficili, a un confronto tra metodologie di rilevazione, di contrasto e di aiuto nell’area mediterranea attraverso una serie di azioni che sono state condotte a partire dal 2004 nell’ambito del programma di azione comunitaria ( European Palestinian and Israeli Cities for Health and Social Partnership-EPIC ), patrocinato dall’ OMS . Scopo principale: favorire un triangolo di cooperazione e scambi tra Torino, Haifa e Gaza in campo sociale e sanitario, con una particolare attenzione alle politiche di genere e di pari opportunità, collegando il nesso che lega i vari tipi di violenza, da quella sessuale commessa da estranei alla violenza “domestica”, dalla guerra allo stupro.

Non tutto è però filato liscio. Mentre le docenti e ricercatrici italiane hanno potuto recarsi a Gaza e a Haifa a incontrare le colleghe e visitare i centri, così per le israeliane non ci sono stati problemi a recarsi a Torino a Novembre per un confronto pubblico sulla ricerca, "per le palestinesi è stato invece un continuo rinvio per ottenere i visti. Alla fine non sono riuscite a venire in Italia. E' stato un vero e proprio boicottaggio di un progetto scientifico". Franca Balsamo, docente in Scienze sociali dell'Università di Torino non nasconde la sua delusione per la conclusione di un progetto di ricerca che ha mancato l'obiettivo principale: quello di un incontro e confronto vero tra donne israeliane e palestinesi su come costruire politiche attente alla salute delle donne nell'area del Mediterraneo, in particolare sul fenomeno della violenza contro le donne in contesti socialmente e politicamente difficili. Le ricerche sono state realizzate, anche se solo attraverso un lavoro parallelo che ha messo a fuoco la mappatura dei servizi pubblici e del privato sociale che trattano i casi di violenza. Un lavoro che consente un confronto e scambio di conoscenza sulle diverse pratiche di contrasto e di sostegno alle vittime di violenza di genere in tre diversi contesti urbani, appuntoTorino, Haifa (Israele) e Gaza (Striscia di Gaza).

Il lavoro sul campo delle ricercatrici a Gaza ha portato ad intervistare 64 servizi per la salute, ma tra non pochi ostacoli per le difficoltà di movimento a causa dell'assedio israeliano, o perché alcune istituzioni hanno rifiutato di collaborare con il team. E non ha certo facilitato la chiusura di alcuni servizi come conseguenza della situazione politica della città. La ricerca ha messo ha evidenziato la realtà della donna palestinese: si sposa giovane, in media all'età di 19 anni e mette al mondo il primo figlio a 21 anni. Con una povertà che colpisce l'88% della popolazione della striscia di Gaza emerge una realtà difficile per le donne vittime di varie forme di violenza: una su cinque è soggetta a "violenza fisica" sotto forma di percosse o schiaffi, una su tre subisce violenza psicologica. Pesano i condizionamenti culturali: la maggioranza (circa il 70%) considera previsto e accettabile che le donne siano insultate o anche picchiate perchè escono di casa senza informare il marito. Hikmat Al-Nahhal, nel riportare i dati della ricerca, sottolinea che una donna su cinque risulta soggetta a danno diretto alla proprietà o nel corpo a causa dell'oppressione dell'occupazione. Tre su quattro sono vittime di attacchi di paura e di ansia. Il 24% del campione esaminato ha perso un parente che è stato uccisa a causa dell'assedio israeliano. Per la maggioranza delle intervistate la crisi economica e dell'occupazione e la situazione di conflitto nei Territori palestinesi sono considerate tra le cause della violenza contro le donne. Secondo Manal Awad, direttrice del Wep (Women ‘s Empowerment Project- Gaza Community Mental Health) a causa della situazione politica, sociale ed economica la violenza contro le donne è aumentata. La quotidianità stessa delle donne è diventata più complicata. Per cucinare, fare i lavori di casa bisogna aspettare che vi sia l’elettricità e ciò può avvenire anche alle 2 di notte. Anche l’acqua è ridotta al minimo. E tutto questo causa tensioni, problemi in più in una realtà dove il conflitto è quotidiano.

Ad Haifa, il team di ricerca, come riferisce Ola Shtiwi, ha individuato circa 100 soggetti che forniscono servizi alle donne che subiscono varie forme di violenza, come le case protette e le hotline, ma anche tribunali, polizia, ospedali e servizi socio assistenziali, rivelando che il numero e la gravità dei casi di violenza sono alti ed allarmanti: nell’83% gli autori della violenza sono persone familiari conosciute, quali partner, parente, genitore o collega di lavoro e nell’84% dei casi riferiti, la violenza era perpetrata in un ambiente familiare, cioè in casa, al lavoro o a causa dell’autore. Haifa, la più grande città del nord di Israele con una popolazione giovane (età media 37 anni), in maggioranza ebrei (solo il 9,8% sono palestinesi) conta una popolazione femminile del 52%. Nel centro Shelter di Haifa la direttrice Rachel Ziv spiega come aiutano le donne che hanno subito violenza a non pensarsi più come vittime (superando “il vittimismo su cui costruiscono la loro identità ebrei e palestinesi”). Per alcune la vita è ancora più difficile. “E’ uno stigma essere divorziate e sole con figli. Alcune amano i loro mariti picchiatori. Molte non hanno la forza di denunciare, di divorziare. Non poche sono in grave pericolo. C’è una legge per l’allontanamento del marito violento, ma c’è molta pressione sulle donne nelle comunità arabe dove il capo famiglia ha un grande potere”.

Le donne vittime della violenza. Realtà a confronto tra Torino, Gaza e Haifa  | Stefanella Campana

Ma anche in una situazione di pace come quella italiana, dove leggi avanzate dovrebbero proteggere le vittime della violenza, il fenomeno ha dimensioni rilevanti anche se è per lo più sommerso. A Torino, una delle tre città indagate per la ricerca, emerge che nella maggior parte dei casi l’autore della violenza è il coniuge o il partner e nel 79,8% dei casi il luogo della violenza è in casa, in famiglia. A Torino opera dal 2000 il Coordinamento cittadino contro la violenza alle donne che attiva azioni di sensibilizzazione riguardo al fenomeno attraverso la prevenzione, formazione ed educazione alla non violenza ma anche con nuovi luoghi di accoglienza per le vittime di abusi e un osservatorio legale e sociale. In città vi sono pure sette strutture che accolgono donne straniere vittime della tratta.

Il 25 Novembre, è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (designata dall’Onu nel 1999), e la strada appare ancora molto lunga. Ma almeno strappare il silenzio, conoscere la realtà che genera violenza può aiutare a combatterla.

Stefanella Campana
(24/11/2008)

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