MGF: Io no | Marcella Rodino
MGF: Io no Stampa
Marcella Rodino   


“Escissione, incisione, abrasione, asportazione, infibulazione.
Si chiamano MGF: mutilazioni genitali femminili.

Le MGF creano danni psicologici e fisici gravissimi e irreversibili.
Noi padri e madri siamo responsabili, nessuno escluso.
Io ho scelto: non condannerò mia figlia”.



MGF: Io no | Marcella RodinoLa voce narrante è quella di un uomo. La campagna contro le Mgf “Nessuno escluso” che dal 4 febbraio è in onda sulle reti nazionali italiane, ha scelto di coinvolgere alche loro, i padri delle bambine. Ultimo anello della catena, che secondo le realizzatrici dello spot rappresentano anche l’“ultima” voce che conta nella decisione della famiglia. La campagna è il risultato di un progetto più vasto, il Progetto Aurora, finanziato dal Dipartimento delle Pari opportunità della Presidenza del consiglio. “Era il 2007 quando l’allora ministra Pollastrini pubblicò un bando all’indomani della legge italiana del 2006 (Legge n. 7 del 9 gennaio 2006), che penalizzava questo tipo di pratiche” – spiega Saida Ahmed Ali di Alma Terra, coordinatrice del progetto -. Una rete di associazioni della società civile che aveva già lavorato insieme in questo ambito per il programma europeo Daphne presentò il progetto che ha ottenuto i finanziamenti per un lavoro di sensibilizzazione sul tema e di formazione”. Le associazioni della rete hanno sede in quattro regioni italiane: Piemonte, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Puglia.
Ma cosa sono precisamente le Mutilazioni Genitali Femminili (MGF)? Sono quell’insieme di pratiche tradizionali, antiche e radicate, che alterano in maniera permanente l’apparato genitale esterno femminile. C’è chi dice che lo vuole la religione. In realtà nessuna religione prescrive le MGF. Erroneamente, si pensa siano una pratica tipica della religione islamica anche se in nessuna Sura del Corano è prevista la mutilazione genitale femminile. C’è chi dice che l’escissione sia l’equivalente della circoncisione maschile. In realtà la circoncisione maschile è innocua, non è invalidante, mentre con le MGF viene amputato un organo sano. Dall’escissione non si può tornare indietro. C’è chi dice che garantisce la purezza, la verginità e la fedeltà delle donne. In realtà il comportamento di una persona dipende da valori e sentimenti. C’è chi dice che le mutilazioni genitali contribuiscono alla fertilità della donna. In realtà spesso sono causa di serie infezioni, che comportano tra le altre conseguenze anche l’infertilità.
Le MGF possono avere gravi conseguenze sulla loro salute fisica e mentale. Frequentemente causano infezione pelvica, infezione dell’utero e della vagina, provocano difficoltà e dolore durante il rapporto sessuale, mestruazioni irregolari e dolorose. Inoltre, in travaglio, le donne infibulate, hanno molti problemi a causa dell’intervento subito e necessitano di particolare assistenza durante il parto. Un travaglio prolungato può portare ad una morte intra-uterina, mentre un travaglio ostruito può portare alla perdita del feto. Per poter partorire in modo naturale occorre essere deinfibulate. Le reinfibulazioni, soprattutto se ripetute, provocano ulteriori, irreversibili, danni.

La realizzazione della campagna di sensibilizzazione, che ha visto produrre uno spot video, un radio comunicato, una brochure informativa in sei lingue, locandine e cartoline, è avvenuta a Torino. L’incontro tra le associazioni piemontesi come Alma Terra, Centro d’iniziativa per l’Europa, Istituto Paralleli e le realtà creative torinesi come la direttrice creativa Margherita Trezzi di 3D Comunicazione, il regista Marcello Cosenza e la responsabile della comunicazione Elena Rosa hanno prodotto una campagna che sceglie un punto di vista forte, che include la figura maschile e che lancia un messaggio positivo. Protagonista è una famiglia che ha scelto di non mutilare la propria figlia. “Mi sento ottimista – sostiene Saida Ali – e il mio ottimismo va al di là della campagna. In Italia le famiglie rompono il rituale che vede le loro figlie puntare su un matrimonio futuro, costringendo a scelte anche dolorose in un funzione del “benessere” dell’uomo. Ma le famiglie sanno anche che in Italia la mutilazione genitale femminile è un reato”.
In Africa nessun paese dichiara il sostegno alle MGF, tuttavia i governi hanno difficoltà a mettere in opera iniziative concrete per sradicare il costume consolidato. Recentemente alcuni paesi africani hanno adottato leggi specifiche in materia di MGF, prevedendo pene severe per coloro che violassero queste norme: parenti e esecutori materiali (Burkina Faso,1996; Costa d’Avorio, 1998; Djibuti, 1995; Egitto, 1997; Ghana, 1992; Senegal, 1999; Tanzania, 1998; Togo, 1998). Nella maggioranza dei paesi africani le MGF sono punibili, poiché violano i diritti umani, l’integrità fisica e sono una violenza fisica (lesione personali gravi o gravissime).
“Dall’Africa è nato un grande messaggio che può essere perfettamente riprodotto nei nostri Paesi europei – afferma Maryan Ismail, presidente dell'associazione Donne in rete di Milano che ha seguito da vicino il lavoro effettuato in Egitto in questi anni -. Non è soltanto l’Egitto che ha una legge così chiara e forte sul problema, ma abbiamo esperienze molto importanti in Burkina Faso, che ha una legge molto specifica e all’avanguardia anche perché è la prima che sta certificando il fenomeno, ha fornito dei dati al governo del Burkina Faso, ha parlato di 516 casi l’anno scorso di persone messe in galera per questo reato”. “Le famiglie devono sapere – continua Ismail - che l’Africa si sta muovendo velocemente, si sta muovendo in maniera unita su questo argomento e io credo che nel giro di altri quattro o cinque anni su tutto il Continente verranno assolutamente bandite le mutilazioni genitali”.
Anche secondo la presidente di Donne in rete è importante che le famiglie immigrate in Italia e in Europa sappiano che nei loro Paesi si parla e si discute di MGF. “Dal punto di vista televisivo, giornalistico, radiofonico, le donne si stanno battendo – racconta Maryan Ismail -. Riportare ad alienare le bambine nei propri Paesi di origine è assolutamente antistorico, è contro la natura, contro le donne”.
“Abbiamo voluto chiamare il progetto ‘Aurora’ – spiega Saida Ali – per dare un messaggio positivo sul futuro, di nascita di una nuova alba per le donne”.
Accanto al lancio della campagna di sensibilizzazione, la rete di associazioni ha attivato anche la parte riguardante la formazione, rivolta a figure chiave, quali personalità riconosciute nelle comunità di immigrati sul territorio, ma anche figure professionali che continuino, al di là del progetto, il lavoro di informazione verso le famiglie. Alma Teatro sta inoltre portando in giro per l’Italia uno spettacolo dal titolo “Chi è l’ultima?”, incentrato proprio sulle MGF.
Il sorriso e l’allegria della piccola Favour rimarranno sullo schermo delle reti nazionali per almeno due mesi. Nei nostri cuori forse un poco di più.


Marcella Rodino
(16/03/2009)

A cura di : Associazione ALMATERRA
Coordinatrice e responsabile del progetto: Saida Ahmed Ali
Partners: Paralleli Istituto Euromediterraneo del Nord Ovest–TO e
C.I.E Centro d’Iniziativa per l’Europa - TO
Gruppo di Lavoro Nazionale Bambino Immigrato - GLBI - NO
Cooperativa Sociale di Solidarietà Azimut – AL
Centro salute donne straniere – ASL - BO
Commissione Regionale Pari Opportunità - Pugl
Associazione Italo-Somalo Sagal - TR ia

Responsabile della comunicazione: Elena Rosa
Agenzia di pubblicità: 3Dcomunicazione sas
Direzione creativa: Margherita Trezzi
Casa di produzione: ACTION sas
Regia : Marcello Cosenza
Direttore della fotografia: Enrico Cavallera
Producer: Elena Marcon
Musica: Ivano Atzori
Testimonal: Favour Esosa Idehen
Attori: Sonia Aimiuwu, Francis Felixso



parole-chiave: