L'Europa, il naso nel burqa | Yann Barte
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Yann Barte   
In materia di velo integrale, la Francia non ha certo la legislazione più repressiva d'Europa. Se in Norvegia e Gran Bretagna il burqa sembra far parte dell'identità del paese, in numerose regioni del Belgio e del Lussemburgo è proibito “fuori del periodo di carnevale”.
Risposte incredibilmente contrastanti in tutta Europa e tra le proposte di legge che si vanno preparando in alcuni paesi dell'Unione. Quasi dappertutto nel continente, da quattro o cinque anni, il velo integrale scatena il dibattito. Nei paesi più vigili in materia di laicità come la Francia, o nei paesi di tradizione più multiculturale, come la Gran Bretagna, la questione crea fratture profonde. Le prime leggi nazionali potrebbero vedere la luce tra il 2009 e il 2010 e allargarsi a macchia d'olio nel resto d’Europa.

Nei Paesi Bassi

Qui, l'estrema destra è stata l'elemento scatenante della polemica sul burqa. Tuttavia la necessità di legiferare in materia crea oggi un consenso quasi unanime nell'intera classe politica. Dal 2005, Geert Wilders, oggi euro-deputato (PVV, Partito per la libertà) e celebre autore del film Fitna, propone il divieto di indossare il velo in tutto il paese. Alla fine il progetto ha riguardato solo le scuole e i trasporti pubblici.
Ronald Plasterk, attuale ministro dell'educazione, si augura di andare più lontano, estromettendo il burqa dalle università olandesi, sostenendo che l'educazione scolastica passa a volte anche dalla comunicazione non verbale. Il paese ha affrontato direttamente la questione solo nel 2008: il 19 ottobre il dibattito si sposta in Parlamento. Il ministro dell’Immigrazione e dell'Integrazione, Rita Verdonk, esprime in quell'occasione la propria intenzione di interdire nei luoghi pubblici il burqa, così come tutti gli “altri veli che coprono il viso”.
Una commissione composta da giuristi, da un islamista e da un imam viene incaricata di preparare un rapporto. La legge promessa si fa poi attendere. Per adesso le autorità locali possono presentare un divieto per questo tipo di veli e anche le autorità di trasporto hanno la possibilità di redigere delle regole di comportamento per i passeggeri. Il ministro dell'Interno Guusjeter Horst dovrà pubblicare un regolamento per tutti gli alti responsabili e impiegati della funzione pubblica per vietare l'uso del velo e incoraggiare le altre autorità (regionali, municipali) a redigere regole simili.

Belgio e Lussemburgo
La politica Anne-Marie Lizin ha recentemente proposto di istituire una commissione specifica sul burqa (giugno 2009). Questa commissione, sotto la responsabilità del primo ministro, dovrebbe descrivere “lo stato dei lavori” di questa pratica, al fine di comprendere meglio il fenomeno e definire delle proposte.
Nel 2005, il deputato François-Xavier de Donnea ha presentato una proposta di legge per proibire a livello nazionale a chiunque di circolare in luoghi pubblici a volto coperto. Indossare il burqa è già proibito dalla legge nelle Fiandre dal 2004 e in numerosi comuni belgi (Schaerbeek, Molenbeek, Anvers…), da regole della polizia locale (150 euro di multa): “A meno che non sia carnevale, nessuno può andare mascherato o travestito per le strade” (salvo espressa autorizzazione del borgomastro). Una ricerca universitaria rivelava che nel maggio 2008 erano stati compilati 33 verbali. Diversi cantoni del Lussemburgo riprendono le stesse regole della polizia per vietare il burqa.
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In Germania
“Lancio un appello a tutte le donne musulmane: unitevi al mondo moderno, unitevi alla Germania, è qui che voi abitate, togliete il vostro velo”, chiede la deputata di origine turca Ekin Deligoz, nell'edizione domenicale di Bild, il 15 ottobre 2008. Si uniscono a lei numerose personalità politiche di origine turca. Molto presto la Deligoz, minacciata di morte, è messa sotto scorta dalla polizia.
Il dibattito viene rilanciato, questa volta dalla stessa comunità immigrata musulmana. Nel 2006, due studentesse dell'ultimo anno di un liceo di Bonn erano state escluse per essersi presentate nella tenuta imposta alle donne in Afganistan. Era stato loro impedito di seguire sia le lezioni di sport che i laboratori pratici. Il dibattito era ancora acceso, quando il senatore Erhart Körting, incaricato delle attività sportive, ha autorizzato il “burkini” (costume da bagno-burqa) in alcune piscine di Berlino (dicembre 2008). L'avvocato tedesco di origine turca, Necla Kelek, ha allora paragonato quest'indumento ad un “preservativo gigante”, scatenando così una nuova polemica.

In Italia
In Italia i sindaci della Lega Nord sono in prima linea nella battaglia contro il burqa. Così, indossarlo è vietato sul territorio di Azzano Decimo, comune di 14000 abitanti del Friuli (Nord-Est d'Italia). Per i trasgressori è prevista una multa di 500 euro.
Secondo il sindaco Enzo Bortolotti, il burqa dovrebbe essere proibito su tutto il territorio nazionale perché impedisce l'identificazione di una persona. Lo scorso aprile, Giorgio Cancellieri, sindaco di Fermignano, ha fatto pervenire al Ministero dell'Interno della Repubblica Italiana una propria proposta di divieto municipale anti-burqa. Il testo del divieto propone di interdire l'accesso agli istituti scolastici, agli edifici comunali, alle banche e alle attività commerciali, ma anche a tutte le manifestazioni pubbliche, a chiunque porti un copricapo che copra il viso e renda difficile la sua identificazione. Altri comuni dell'Italia del Nord dovrebbero seguirlo. L'unica regola nazionale restrittiva per chi indossa il velo integrale rimane quella che obbliga a mostrare il viso in caso di controllo della polizia.

In Danimarca
“Non esiste alcuna legislazione generale in materia di velo integrale, nessuna proposta in corso, né rapporti esistenti o richiesti sulla questione”, precisa per noi l'Ambasciata. Il solo divieto concerne i giudici in seduta: “Durante l'esercizio delle loro funzioni, non possono indossare simboli che mostrino le loro eventuali appartenenze politiche o religiose in tribunale” .

In Norvegia
Uno spot promozionale ufficiale della Norvegia mostra una donna in velo integrale. Il burqa farebbe parte dell'identità norvegese? Non è così semplice. Alla fine dell'agosto 2007, il ministero della Giustizia dichiarava che un divieto di indumenti che coprissero parzialmente o integralmente il corpo non era in contraddizione con la libertà religiosa definita dalla Convenzione per i diritti dell'Uomo.
La questione si era presentata con due studentesse in niqab in un liceo di Oslo. Senza suscitare alcun intervento legislativo, il Ministro dell'Educazione, Oystein Djupedal ha incoraggiato gli istituti scolastici a bandire ogni indumento che coprisse il viso. Il Comune di Oslo per ora è l'unico ad aver proibito il niqab. Ma tutti gli edifici scolastici da adesso sono autorizzati a farlo. Quanto all'autorizzazione di inizio anno dell'uso del velo nella polizia, alla fine è stata annullata. La decisione aveva provocato un'alzata di scudi sia nell'istituzione che all'interno della stessa comunità musulmana.

In Gran Bretagna

La Gran Bretagna è la più indulgente in materia di velo integrale negli spazi pubblici. I dibattiti sulla questione non sono più così vivi. Eccetto che durante lo svolgimento di un colloquio di lavoro o di concorsi, le donne possono portare il burqa dovunque. Nel Nord, un ospedale propone persino un burqa ospedalizzato per le donne che lo desiderano. Nel ottobre 2006, il ministro Jack Straw si dichiara personalmente contrario al velo integrale. Riceve l'appoggio di Tony Blair e le critiche dell'ex-sindaco di Londra, Ken Livingstone, grande amico del predicatore musulmano Al Qaradawi, che l'aveva invitato nel 2004 per l'inaugurazione del movimento “pro-hijab”.
Par Yann Barte
traduzione dal francese di A.Rivera Magos
(16/10/2009)


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