Braccio di ferro tra Madrid e Rabat per attivista saharawi  | Cristina Artoni
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Cristina Artoni   
Braccio di ferro tra Madrid e Rabat per attivista saharawi  | Cristina Artoni
Aminatu Haidar
“E’ un punto di luce e di colore” dicono di Aminatu Haidar i volontari che l’hanno raggiunta all’aeroporto di Lanzarote. Anche se è debole, sfiancata da giorni di sciopero della fame, la più importante attivista saharawi mantiene la parola. Da quasi un mese non tocca cibo in aperta protesta contro il Marocco che l’ha espulsa, ma anche contro la scelta di Madrid di far da sponda a una deportazione. Manca il vento della sua terra a scuoterle il vestito tradizionale in cui è avvolta, ma lei, con la sua determinazione dimostra di avere in corpo una forza naturale. Più forte del vento.
Caduta in una trappola, come dicono i principali media spagnoli, Aminatu ha messo in una crisi senza precedenti il governo Zapatero e la monarchia marocchina. Deportata a Lanzarote il 14 novembre, la Haidar il giorno prima era atterrata a El Ayun, capoluogo del Sahara Occidentale, sotto occupazione marocchina. Rientrava dagli Stati Uniti, dove a New York aveva ritirato il premio Civil Courage, uno dei tanti premi internazionali in onore della sua battaglia pacifica per il riconoscimento dei diritti del popolo saharawi. Una volta sbarcata, Aminatu è stata trattenuta per 24 ore al terminal dell’aeroporto prima di essere espulsa dal paese e caricata su un volo diretto a Lanzarote. Le autorità marocchine le hanno ritirato il passaporto e annunciato attraverso l’agenzia governativa della sua rinuncia alla nazionalità nel regno di Mohammed VI. Sull’aereo, Aminatu si è rivolta al comandante per spiegare che senza passaporto non avrebbe potuto entrare in Spagna. Dopo qualche minuto di dubbio, una telefonata ha convinto il pilota a decollare. Obbligata dalla polizia spagnola a sbarcare dall’aereo, Aminatu Haidar si è ritrovata a Lanzarote senza possibilità di circolare liberamente perchè senza documenti.
Per nulla spaventata, la leader saharawi ha quindi annunciato l’inizio “ di uno sciopero della fame che continuerò fino al ritorno a El Ayun o fino alla morte”. E’ la sua parola, che mantiene sostenuta dalle centianaia di persone che da settimane si recano a Lanzarote.
Dopo i tentativi finiti nel nulla della diplomazia spagnola nelle ultime ore è intervenuta Hillary Clinton. Il segretario di stato Usa chiede alla monarchia marocchina di risolvere la crisi. Washington teme per la vita dell’attivista, ormai in precarie condizioni di salute. Fino ad ora la trattativa si era arenata sulla richiesta di Rabat di formali “scuse” al Re Mohammed VI per “l’offesa” compiuta da Aminatu Haidar che nel formulario all’aereoporto marocchino aveva compilato alla voce “paese” con “Sahara Occidentale”. Un affronto per il Marocco, punito quindi con l’espulsione.

Aminatu, 42 anni, divorziata e con due figli che vivono nell’ex colonia spagnola del Sahara Occidentale, ha già un lungo percorso di lotta pacifica nel nome dell’autodeterminazione del suo popolo. E’ stata più volte arrestata dalla polizia marocchina e l’utima volta, nel 2005 è stata detenuta per sette mesi nella “prigione nera” di El Ayun, dove ha subito torture nel corso degli interrogatori.

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Aminatu Haidar
All’aeroporto di Lanzarote, la sua voce, diventata un filo, per la debolezza provocata da giorni di acqua e zucchero, Aminatu incontra chi sfila per testimoniare la propria solidarietà. La notte si accampa nel parcheggio dell’aeroporto, che chiude i battenti per alcune ore.
Determinata, la dirigente saharawi mantiene la sua parola.

Braccio di ferro tra Madrid e Rabat per attivista saharawi  | Cristina ArtoniLa posizione del governo spagnolo sta diventando sempre più delicata. Il ministro Moratinos ha riconosciuto la “legittima posizione” del popolo saharawi e si è difeso dall’accusa di essere pro-Marocco. Ma se la Spagna, come l’ONU, non ha riconosciuto il Sahara Occidentale come regione appartenente al Marocco, non è chiaro perchè abbia deciso di partecipare ad un tale atto autoritario e arbitratrio da parte di Rabat.
Il Sahara Occidentale, conteso da 34 anni da Marocco e il movimento indipendentista, Fronte Polisario, sostenuto dall’Algeria risulta ancora per la comunità internazionale un territorio “non indipendente”.
Madrid sembra aver dato corso alla minaccia espressa da re Mohammed VI lo scorso 6 novembre, nell’anniversario della Marcia verde che portò 34 anni fa all’annessione del Sahara Occidentale al Marocco: “O si è patrioti o si è traditori”.
A sostenere Aminatu, sono arrivate anche le parole dello scrittore uruguaiano Eduardo Galeano: “Persone come te ci aiutano a vivere in armonia con quello che ci dice la nostra coscienza e a non obbedire alle convenienze”. In suo sostegno anche i tre nobel José Saramago, Dario Fo e Gunther Grass.
La battaglia di Aminatu Haidar prosegue e il governo Zapatero, in evidente difficoltà ha avanzato nelle ultime settimane ben quattro proposte che però si è visto rifiutare immediatamente, tra cui lo status di rifugiato e un passaporto spagnolo. Madrid, di fronte alla determinazione dell’attivista, ha quindi iniziato dei negoziati con Rabat per la sua riammissione. Ma fino ad ora senza sbocco.
Tutte iniziative in nome di Aminatu, che sta sempre più dimostrando che la sua parola, è più forte del vento.



Cristina Artoni
(14/12/2009)



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