Torino, non solo auto | Stefanella Campana
Torino, non solo auto Stampa
Stefanella Campana   
Un tempo Torino veniva definita la Detroit d’Italia, ora è Detroit a chiedere aiuto alla capitale italiana dell’auto. Ma nell’ex stabilimento del Lingotto della Fiat, tempio del taylorismo, non si producono più auto, anche se il settore resta trainante, bensì eventi culturali, come un affollatissimo Salone del Libro con scrittori di successo di ogni parte del mondo. O si ascoltano concerti con prestigiose orchestre nell’Auditorium disegnato dall’architetto Piano. E’ innegabile che Torino è riuscita a reinventarsi dopo la pesante crisi degli anni Novanta, diversificando il suo tessuto socio-economico: non solo città industriale ma anche vivace centro culturale, capace finalmente di valorizzare i suoi gioielli artistici e storici. Sono molti quelli legati al suo passato di prima capitale del Regno d’Italia: palazzi barocchi e castelli, il prestigioso Museo Egizio, il secondo nel mondo per importanza dopo quello del Cairo grazie ad archeologi torinesi come Schiaparelli e Drovetti che furono attirati dal fascino esercitato da altre culture.
Torino, non solo auto | Stefanella Campana
Antico e contemporaneità si amalgamano bene nel capoluogo piemontese dove la movida dei giovani affolla le piazze in riva al Po e nel rinato centro storico. Il Castello di Rivoli, residenza sabauda, è diventato uno dei musei di arte contemporanea più affermato a livello europeo. La Reggia di Venaria Reale, imponente castello sabaudo barocco, dopo 8 anni di restauri è tornata al suo splendore e ospita eventi internazionali. La Mole Antonelliana sorta nella metà dell’800 come sinagoga, l’emblema della città, ospita uno dei musei del cinema più noti al mondo e ricorda che a Torino è nata all’inizio del Novecento la Decima Musa. Ma oggi Torino è anche un importante polo di produzione cinematografica, con strutture come il Virtual Reality & Multimedia Park, il Cineporto di via Cagliari, che si affianca alla “Film Commission Torino-Piemonte” e il prestigioso Torino Film Festival è un appuntamento di grande richiamo a livello internazionale. Il Salone del Gusto e la sua “creatura” Terra Madre porta in autunno sulle rive del Po quattromila tra contadini, pescatori e produttori di cibo di 59 Paesi, ma soprattutto la filosofia di Slow Food per la difesa delle economie locali e della biodiversità. Non è escluso che dopo il Principe Carlo d’Inghilterra, grande estimatore, nella prossima edizione possa arrivare Michelle Obama.

Capitale delle Alpi e snodo del Mediterraneo
Torino gioca una carta importante come capitale delle Alpi, con le sue stazioni sciistiche di fama internazionale sparse per la provincia. Non a caso le Olimpiadi invernali del 2006 hanno segnato un punto di svolta per attrarre turisti e investimenti. Nondimeno è innegabile il suo stretto rapporto con la Liguria, con il mare. Non stupisce che la ricetta tradizionale piemontese, la “bagna cauda”, preveda un trito di acciughe. Ma è il numero crescente di scambi culturali ed economici con i Paesi della sponda sud a rendere evidenti i legami della città con il Mediterraneo. Ne è una riprova il ruolo importante svolto dalla Provincia di Torino, con la presidenza Saitta di Arco Latino nel 2007-2008 e attualmente con la presidenza della Commissione del Mediterraneo. “Abbiamo svolto progetti di cooperazione con Libano, Cipro, Creta, Portogallo, Spagna, Francia, focalizzati sullo sviluppo sostenibile, sull’ambiente: consumo energetico, uso del suolo, pianificazione territoriale”, spiega Elena Apollonio, responsabile della Cooperazione europea e delle Relazioni internazionali della Provincia di Torino nonchè la referente per le Politiche mediterranee. Le Province hanno giocato un ruolo importante nel raccordo con il “Patto dei sindaci” voluto dalla Commissione europea : “Il 50% dei piccoli comuni che vi hanno aderito è proprio grazie alle Province”, aggiunge.
Durante la presidenza torinese di Arco Latino, impegnata anche nell’integrazione culturale con la società civile delle rive del Mediterraneo, è rinato il “Comitato dei Saggi”, voluto a suo tempo dall’allora Commissario europeo Prodi: “Un fiore all’occhiello: personalità di grande levatura e prestigio ora lavorano per Arco Latino”. Un’altra chicca di cui va fiera la Provincia di Torino, aggiunge Apollonio, è il premio Arco Latino nell’ambito della rassegna dei documentari del Mediterraneo (organizzati dalla CMCA): assegnato nell’ultima edizione torinese a un film dedicato allo scrittore Tahr Ben Jalloun.

Il nuovo tessuto sociale della città
La città ha saputo puntare sulla diversificazione sia culturale che produttiva, capace di attirare il capitale privato e anche un numero crescente di turisti.. Non stupisce che Torino, la città più meridionale d’Italia per l’immigrazione degli anni Sessanta dalle regioni del Sud, al 24° posto per reddito procapite (26.728 mila euro, classifica del Sole-24Ore ), abbia attirato in questi ultimi anni molti stranieri alla ricerca di un lavoro e di una vita migliore. Un abitante su sette è straniero. Nel 2010 su un totale di 910.864 residenti, 124.223 sono stranieri, di cui ben 51.217 romeni, la nazione più rappresentata sotto la Mole, segue il Marocco (18.963), l’Egitto, il Perù , l’Albania, la Cina, l’Egitto. Il 20% dei mutui accesi nelle banche torinesi sono di extracomunitari. Ma la crisi si avverte nel calo del 10 per cento del flusso di denaro mandato nei paesi d’origine.
Il 25% dei matrimoni celebrati nel 2009 hanno coinvolto coppie di nazionalità mista o entrambi stranieri. Una convivenza tra nativi e non piuttosto positiva, stando anche a una recente indagine, poco prima delle elezioni regionali. Alla domanda: qual è il problema principale? Nelle risposte il primo posto se lo è aggiudicato la disoccupazione (63%), un problema trasversale per tutte le età e in crescita con la crisi attuale, seguito da inquinamento, sanità, trasporti pubblici; gli extracomunitari sono vissuti come un problema solo dal 2% della popolazione.
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Furgoni, insegne di negozi con loghi e nomi di ditte artigiane albanesi, egiziani, rumeni disegnano una nuova mappa sociale della città. Alla fine del 2008 gli imprenditori stranieri in provincia di Torino erano 26.815, con un incremento rispetto al 2000 di + 126%. La maggioranza degli imprenditori rumeni, che rappresentano il 21% di quelli stranieri (seguiti dai marocchini, il 15,8%) è specializzato nelle costruzioni, i marocchini nel commercio ma anche nei servizi alle persone, nel turismo e nelle costruzioni. A Torino, il GTT, è la prima azienda di trasporti in Italia ad aver assunto dei controllori di origine straniera (marocchina, romena e albanese) con cittadinanza italiana, “ponte tra lingue e culture – dice il presidente Giancarlo Guiati – serviranno a ridurre l’evasione che crea problemi economici pesanti all’azienda”. Diversi anche gli autisti dei mezzi pubblici di origine straniera.
La crisi attuale non sembra aver frenato l’imprenditoria straniera: nel 2009 si contavano 1158 nuove imprese, il 6,3% in più rispetto all’anno precedente. E solo gli extracomunitari incidono per il 13% sul Pil regionale, portando un valore aggiunto di quasi 15 milioni di euro. Non a caso l’associazione delle piccole medie imprese , l’Api, ha un nuovo servizio di sostegno e consulenza sindacale dedicato agli stranieri che vogliono aprire un’attività. Sono molti gli esempi di un successo raggiunto, come quello di Iulian Francu, da dipendente a imprenditore, ora presidente del C.e.r.To, consorzio di imprenditori rumeni di Torino, che conta ben una sessantina di piccole imprese artigiane che lavorano nell’edilizia, O quello di Fatima Khallouk, marocchina, titolare di una piccola impresa che offre servizi di traduzione e interpretariato.
Da un’indagine dell’Ires (Istituto ricerche economico-sociali), nel tracciare le differenze che emergono da un confronto tra italiani e stranieri si scopre che i secondi sono rispetto ai primi più fiduciosi nel futuro, riescono a risparmiare di più, credono nelle forze dell’ordine e nelle istituzioni e, soprattutto, sono più soddisfatti della propria vita rispetto agli italiani che nel far quadrare i bilanci ci riescono comunque meglio. Un problema di aspettative minori da parte degli stranieri?

“Basta razzismo”, “diritti, dignità e rispetto per tutti”, erano gli slogan più sentiti nel corteo del 1° marzo scorso, quando migliaia di lavoratori stranieri sono scesi in sciopero, il “popolo giallo” non associabile ad alcun partito. Porta Palazzo, il mercato più grande d’Europa dove un venditore su 4 è straniero, era semivuoto. Senza di “loro”: anziani e bimbi lasciati soli, case trascurate, cantieri fermi. “Gli immigrati sono una risorsa. Senza di loro avremmo difficoltà ad assistere i nostri anziani…Certo bisogna dar loro tante cose, a partire dalla scuola. E con loro arriva anche la malavita che si muove seguendo le leggi del mercato”, aveva commentato il sindaco Sergio Chiamparino al quotidiano La Stampa. E quando ai giardinetti un ragazzino rumeno è stato accoltellato da due connazionali, il sindaco era intervenuto: “Siamo stati ad un passo dal precipitare in violenze ancora maggiori”.
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Storie di quartiere multietnici
Ci sono quartieri, come Aurora-Valdocco dove ben il 52% di bambini e ragazzi tra zero e 15 anni ha genitori nati all’estero. “Tutti a scuola”, è una guida realizzata dall’assessorato all’Istruzione della Provincia di Torino in italiano, albanese, rumeno, cinese, arabo, spagnolo, inglese e francese per aiutare le famiglie e gli studenti stranieri a comprendere il nostro sistema scolastico, dall’asilo nido alla scuola superiore.
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Sotto la Mole quasi otto iscritti all’università su cento sono stranieri. In 5 anni c’è stata una crescita del 50%, un vero boom di studenti esteri negli atenei torinesi. Torino sta diventando una meta ambita per giovani che arrivano da Romania, Albania, Marocco, Perù, Cina, Camerun, Francia, Spagna. Erano 2159 nel 2005 oggi sono quasi 6 mila. Il balzo più sorprendente nel prestigioso Politecnico, grazie anche ad accordi con università di tutto il mondo per lo scambio di studenti: si supera il 10%. In crescita anche gli studenti che arrivano per brevi periodi – 6-9 mesi – quasi raddoppiati.
Dal prossimo anno scolastico gli alunni stranieri nelle classi non dovranno superare il tetto del 30% anche se nati in Italia. “Stabilire un tetto è un modo utile per favorire l’integrazione, perchè grazie a questo limite si evita la formazione di classi ghetto con soli stranieri”, ha spiegato Mariastella Gelmini, ministro dell’Istruzione, suscitando le proteste dei sindacati e dell’opposizione, perché di difficile attuazione. La città è capofila della rivolta contro il decreto sulla sicurezza varata nel luglio del 2009 dal ministro degli Interni Maroni: concede l’iscrizione alla scuola dell’obbligo, elementari e medie, dei figli di irregolari e clandestini, senza citare le materne. Di sua iniziativa il Comune di Torino ha deciso di ignorare quel divieto. Il sindaco Chiamparino non ha avuto dubbi: nessuna denuncia. “Abbiamo esteso alle materne quanto è previsto per la scuola dell’obbligo per non creare discriminazioni. Sono 200-300 bambini e ragazzi, su un totale di circa 15 mila, i figli di clandestini e irregolari iscritti alle scuole dell’obbligo di Torino”.
L’ultimo dossier Caritas sottolinea che ogni anno nascono in Italia 55-60 mila bimbi stranieri, circa il 10% di tutti i nati, mentre si assiste a un calo di alunni italiani. Solo chi è appena arrivato ha problemi con l’italiano, gli altri lo parlano benissimo. In una scuola della Barriera di Milano, la “Gabelli” dove 40 anni fa arrivavano i figli degli immigrati del Sud che parlavano dialetto e avevano genitori analfabeti, oggi ci sono quelli degli stranieri, oramai il 65-70% . “Qui la popolazione residente è di origine straniera: con quale criterio smetto di prendere le iscrizioni per una scuola dell’obbligo?”, commenta la dirigente Nunzia Del Vento. Nelle scuole torinesi esiste già un protocollo di accoglienza che prevede attenzione alle competenze linguistiche sia del bambino sia della famiglia di origine straniere. Se necessario, si interviene con i mediatori culturali.

Ma come si combatte il rischio banlieu e quella paura da parte dei nativi convinti che la presenza reale degli extracomunitari sia quattro volte tante? “Con la filosofia anti-ghetto e considerare l’immigrato una risorsa anziché un problema”, risponde Ilda Curti, assessore in Comune all’Integrazione, colpita da una frase di un giovane marocchino durante un convegno: “Io non mi sento un problema, siete voi con le vostre politiche a crearlo”. Non si può nascondere che nei quartieri più degradati la convivenza tra nativi e stranieri è sempre più difficile e l’integrazione stenta, come nel Borgo Aurora, dove gli abitanti sono esasperati: “Viviamo con il coprifuoco”. E c’è chi ricorda uno studio dell’Università Cattolica di Milano secondo cui gli indici di criminalità è quattro volte di più degli italiani nel Nord. Ilda Curti ribatte: “Intorno al degrado c’è un’economia speculativa, sono quelli a cui il degrado conviene: affitti alle stelle in appartamenti fatiscenti…. Integrazione per noi significa trovare un punto di equilibrio tra diritti e doveri, e riguarda tutti, autoctoni e non. E’ legata ai processi delle città metropolitane, alla convivenza non scontata tra etnie, ma anche tra ceti diversi, tra giovani e anziani, e al riconoscimento del diritto dell’Altro. Sono aspetti difficili e complicati, ma credo che Torino sia sulla strada giusta”. L’Amministrazione comunale sta attuando progetti di rigenerazione urbana per rivitalizzare molte periferie torinesi ad alto tasso di case popolari (Falchera, Porta Palazzo, San Salvario, Mirafiori Sud,..). ”Si interviene sullo spazio pubblico, dalle piazze agli edifici, ma nello stesso tempo si cerca di stimolare nella comunità locale la responsabilità di essere cittadini attivi, capaci di contribuire ad un uso sociale del territorio: coinvolte le associazioni di cittadini, i comitati spontanei, i commercianti, i residenti di qualsiasi origine etnica o nazionale”, aggiunge l’assessore, e con un pizzico di orgoglio ricorda i commenti e reportages molto positivi su Torino di due giornalisti, uno di Al Jazeera e quello del corrispondente del Financial Times: “Si respira un’aria cosmopolita e, a differenza di Roma, i cittadini di orgine straniera non hanno paura a farsi intervistare. Vorrà pur dire qualcosa”.
La crisi, i tagli mettono però in difficoltà chi lavora sul fronte integrazione, come l’Asai (Associazione Animazione Interculturale) che offre opportunità aggregative – attività sportive - e formative di orientamento al lavoro a centinaia di figli di immigrati di ogni nazionalità in quartieri a rischio con 272 volontari e e un gruppo di educatori professionali. Il problema più sentito? Quello dei minori nati in Italia e che a 18 anni piombano nella clandestinità. La rete G2, creata nel 2005 da figli di immigrati nati e cresciuti in Italia, si batte contro questa norma.

Da malfamato a trendy
Per lunghi anni ha goduto di una pessima fama il quartiere di San Salvario, vicino alla stazione centrale di Porta Nuova, con un alto tasso di immigrati clandestini e crocevia dello spaccio, le case svalutate e svendute da chi voleva andarsene. Oggi è un quartiere rinato, trendy, con locali etnici affollati, tra birra, cous cous e kebab dove convivono un centinaio di etnie E con i prezzi degli immobili cresciuti di pari passo al nuovo fascino acquisito. In una lettera al quotidiano di Torino La Stampa, un architetto nato nella città da genitori meridionali e tornato a Torino dopo un’assenza di 16 anni, elogia la città: “Uno splendore!” Nonostante fosse stato sconsigliato ad andare a San Salvario per la “pericolosità” del quartiere, l’architetto ha preso una stanza in un hotel gestito da cinesi “e ci siamo trovati benissimo”. “Abbiamo mangiato con 3,50 euro da un egiziano che ci ha offerto il thè alla menta. Abbiamo parlato in arabo, inglese e francese. Abbiamo comprato spezie marocchine caffè touba. Abbiamo trovato una parrucchiera aperta il 1° Maggio (15 euro in 2) e ce ne siamo andati da San Salvario con la voglia di tornarci o di mandarci qualche amico”. Ma i pregiudizi non finiscono. Un titolare di un bed&breakfast lamenta di aver perso dei clienti perchè i taxisti avevano fatto di tutto per scoraggiarli a soggiornare “in un quartiere malfamato”.
Nello scorso aprile a San Salvario, in via Morgari 14, è nato il primo sportello per disoccupati stranieri “sportello in migrazione” progetto dell’associazione culturale Mana Manà. “Oggi sono un pezzo debole della società: se perdono il lavoro, da un giorno all’altro devono andare via perché sono diventati clandestini perché non hanno più il requisito per il rinnovo del permesso di soggiorno”. Un punto di riferimento aperto a tutti gli abitanti del quartiere non solo per il lavoro ma anche per una serie di servizi: informazioni sulle normative, sui corsi di formazione e verso possibili colloqui di lavoro. E’ previsto anche un archivio che raccoglierà tutte le storie di San Salvario, comprese quelle degli immigrati.

Vi si mescolano vecchi torinesi, immigrati del sud d’Italia e nuovi immigrati di altri Paesi a Barriera di Milano, un quartiere di vecchie fabbriche, casette operaie di inizio Novecento e palazzoni anni Settanta, estremo limite della città che porta all’autostrada per Milano, una delle roccaforti “rosse” della città. Il quartiere si affaccia sulla riva della Stura; una parte frequentata da spacciatori e tossici è diventata Tossic Park, ma chi vive in questo quartiere si è ribellato al degrado, a cominciare dai giovani. L’anno scorso ai ragazzi di 4 scuole medie del quartiere, l’Associazione Barriera (nata nel 2007 da un gruppo di appassionati di arte contemporanea per promuovere iniziative, mostre ed eventi) ha dato telefonino e penna perché raccontassero con le immagini e le parole come vedono il mondo in cui vivono, momenti di vita, di relazione, in casa o nel quartiere. Ne è nata una mostra “Barriera Mobile” che ha rivelato la multietnicità delle nuove generazioni torinesi e nei giovani immigrati, sospesi tra due culture, con un mix di entusiasmo per il nuovo ma anche inquietudini e qualche rimpianto per il paesi d’origine.
Il segreto per uscire dai ghetti è lo sviluppo di una politica urbana che coniughi azioni sociali, riqualificazione economica e delle strutture e non cadere nella trappola che provoca le battaglie tra i poveri. Torino sembra proprio essere sulla “strada giusta”.
Stefanella Campana
Giugno 2010
Alcuni indirizzi utili :
- www.integrazionecomune.torino.it  
- Centro Interculturale della Città di Torino – corso Taranto 160 – tel. 011-4429704 –
- www.comune.torino.it/intercultura
- www. reteitalianaculturapopolare.org
- www.arcitorino.it
- www.jawhara.ideasolidale.org
- www.ideemigranti.org
- ZONAFRANCA – SPAZI INTERCULTURALI - via G.Bruno 162 – 10134 Torino
- www.circololettori.it
- puntodoc2005ibero.it






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