“RADICI”, l’altra faccia dell’immigrazione | Stefanella Campana
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Stefanella Campana   
“RADICI”, l’altra faccia dell’immigrazione | Stefanella Campana
Marocco
Davide Demichelis è partito dall’Italia con nuovi amici: con Rosita, studentessa a Bergamo, con Mohamed, sindacalista a Bologna, con Nela attrice a Roma e poi con Magatte, musicista a Torino. Li ha accompagnati fino ai loro Paesi d’origine, Bolivia, Marocco, Bosnia, Senegal. E’ entrato nelle loro case, ha condiviso i loro pasti, ha visto i luoghi della loro infanzia. E’ entrato nelle loro vite per capire che cosa portano del proprio Paese, della propria gente, della propria cultura in Italia e che cosa hanno lasciato lì, dove sono le loro radici di una vita lasciata alle spalle forse per sempre o forse no. Un viaggio in direzione contraria, alle “Radici” , appunto, che è anche il titolo della serie di quattro reportage firmati da Davide Demichelis in onda su Rai3 il venerdì in seconda serata, alle 23,35.
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Marocco
L’immigrato come guida d'eccezione: parla italiano e quindi comunica direttamente le sensazioni nel ritrovare i luoghi natali e la sua gente, ma può anche descrivere i motivi che lo hanno spinto a lasciare il proprio Paese e a venire in Italia. La prima puntata, il 10 giugno, ha come protagonista la trentunenne Rosa Carmina Ruiz. Torna in Bolivia in compagnia della sua mamma, immigrata anche lei a Bergamo, per ritrovare la sua famiglia e la sua gente. Porta con sé il figlio di un anno, Tiago, padre italiano. “Radici” la segue nella sua città, Guayaramerin, nella pianura amazzonica, per scoprire i suoi legami profondi con la cultura del suo paese, come quando sottopone il bimbo al rito scacciamalocchio della curandera, consumato dopo il tramonto. Poi il viaggio prosegue verso le Ande, a Cochabamba, dove la comunità boliviana di Bergamo – la più numerosa in Italia, circa 15 mila, oltre il 10% della popolazione cittadina - appoggia un progetto in favore dei bambini portatori di handicap psichico. Rosa in Bolivia aveva un posto di rilievo: era segretaria del Governatore della regione di Cochabamba, una delle più importanti del Paese. In Italia si mantiene facendo le pulizie a casa di una famiglia e studia Commercio Estero all'Università di Economia di Bergamo. “Rosa ha un carattere forte e discreto come gran parte dei boliviani e ha deciso di emigrare qualche anno fa un po’ per curiosità e un po’ perché aveva problemi di lavoro. E in Italia ha dovuto imparare a ricominciare da capo”, racconta il regista.
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Senegal
Come Rosa in Bolivia, guida d’eccezione in Marocco è Mohamed El Atrabi, 48 anni, originario di Rabat, in Italia da 22 anni, che ora vive a Bologna (protagonista della puntata del 17 giugno). Mohamed ha lavorato per vent’anni in fabbrica dove, fin dai primi tempi, si è impegnato attivamente nel sindacato. Poi l'azienda è entrata in crisi, proprio mentre dalla Cgil gli arrivava la proposta di impegnarsi nel sindacato a tempo pieno. Oggi si occupa dei lavoratori edili, italiani e stranieri. Passa le giornate a stretto contatto con gli operai, andando in giro a visitare i cantieri per verificare le condizioni di lavoro, parlando con loro agli sportelli del sindacato oppure andandoli a trovare a casa. Mohamed ha grande passione per il Marocco, dove torna regolarmente. Ma non sa se tornerà a vivere in Africa. E’ lui a portare “Radici” nei cantieri dove si lavora in Marocco, tra analogie e differenze con le condizioni di lavoro nel nostro Paese, poi alla scoperta della sua città, Rabat, della sua famiglia, dei suoi amici e dei compagni con cui ha trascorso l'infanzia. La telecamera scruta infine alcuni dei luoghi più conosciuti del suo Paese: lo stretto di Gibilterra e la vicina enclave spagnola in cui molti marocchini si avventurano per espatriare clandestinamente, Casablanca, Fes e Ifrane, stazione sciistica definita la “Svizzera del Marocco”.

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Senegal
La terza puntata (venerdì 24 giugno), racconta la vita di Nela, una bella donna serba, nata e vissuta fino all'adolescenza a Bugojno, un paese a metà strada fra Sarajevo e Mostar. E' emigrata in Italia nel 1991, poco prima che scoppiassero i combattimenti. Ha vissuto gli anni del conflitto a Gorizia, lontano da una guerra che però ha comunque vissuto sulla sua pelle. Parenti, amici e suo fratello erano là, sotto le bombe. Arrivata in Italia, Nela ha studiato lingue e letteratura straniera alla Sapienza di Roma. Ha avuto piccole parti in film tv e pellicole cinematografiche, fino a quando si è presentata la grande occasione: nel 2005 ha ottenuto un ruolo importante in un film di Tinto Brass (Monamour). Da allora, lavorare è diventato più facile, ma ha ancora molte difficoltà a mantenersi con il cinema. Anche se ha lasciato il suo Paese tanti anni fa, è ancora molto legata alla Bosnia, alla sua terra e cultura, alla lingua come alla musica.
E sarà soprattutto la musica a fare da sfondo all’ultima puntata (il 1° luglio) e al viaggio di Davide Demichelis con Magatte Dieng, 28 anni, fino in Senegal, cominciando da Louga, dove si svolge, in dicembre, il “Fespop”, festival molto importante a cui partecipano artisti e cantastorie da vari Paesi africani, qualcuno anche dall’Europa. E’ una settimana di canti, danze e feste e Magatte partecipa sempre, con la Troupe Comunale di Louga. Magatte è un griot , un cantastorie. Fin dall'antichità chi appartiene al suo gruppo ha il compito di tramandare le storie di padre in figlio: per questo In Africa si dice che quando muore un vecchio è come se bruciasse una biblioteca. Dieng vive a Torino ed è sposato con una ragazza italiana. Suona le percussioni, balla, canta, tiene corsi di musica. E' musulmano bayefall , una corrente nata nel ‘900 in Senegal e che ha un rapporto con l’Islam più libero di quello dei musulmani tradizionali. Magatte ama molto il nostro Paese, ma non sa se un giorno tornerà in Senegal, dove ha un bimbo di nove anni.
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Senegal
“Tutti gli amici di ‘Radici’ raccontano di amare l’Italia e ne parlano come di un paese accogliente. Certo, hanno nostalgia del loro paese d’origine anche perché è legato a ricordi cari dell’infanzia, della giovinezza ma sembra di capire che farebbero fatica a tornarci a vivere”, racconta Davide Demichelis. Giornalista, autore, regista, documentarista, 45 anni, di Torino, ha alle spalle oltre dieci anni di viaggi per il mondo, per girare documentari a sfondo sociale e sugli animali (andati in onda nelle puntate di “Il pianeta delle meraviglie” e “Timbuctù). Gira con una troupe “leggera” e collaudata, con l’inseparabile amico Alessandro Rocca, assistente alla regia e fotografo.
Il programma di Rai3, scelto dal direttore Paolo Ruffini, è racconto per immagini, ma anche condivisione: non ci sono solo domande e risposte, ma è un viaggio vero tra esperienze molto diverse fra loro che aiutano a capire le specificità di ogni territorio, le particolarità di ogni cultura e le differenze rispetto alla nostra. E’ un mosaico, un ritratto di Paesi fatto in chiaroscuro: perché insieme alle bellezze ambientali e naturalistiche del territorio in “Radici” convivono la povertà, le diseguaglianze, le forme di sfruttamento. Davide Demichelis non le nasconde, le denuncia e aiuta a capirle.
Ma l’obiettivo è anche sulla vita quotidiana dell'immigrato in Italia: il suo lavoro, la sua casa, la sua città e le persone con cui vive. Situazioni che accompagnano alcuni momenti del viaggio in cui l'immigrato racconta la sua vita nel nostro Paese per documentare quanto ha portato della sua cultura nella Penisola.
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Bolivia
Uno sguardo nuovo sul fenomeno dell’“altra” immigrazione, fatta – secondo i dati Istat 2010 – di 4 milioni e 235 mila immigrati regolari, pari al 7 per cento della popolazione. La loro presenza è cresciuta di tre milioni di unità negli ultimi dieci anni. Gli irregolari, secondo le ultime stime, sono circa mezzo milione.
“Sono alcune decine di migliaia ogni anno – ricorda Davide Demichelis - i disperati che attraversano il Mediterraneo con le “carrette del mare”e fanno notizia: radio e giornali, tv e siti web parlano quasi solo di loro, per via della drammaticità della situazione. Gli immigrati regolari invece sono molto più numerosi, contribuiscono a creare l’11% del Prodotto Interno Lordo, incidendo per il 10% sul totale dei lavoratori dipendenti. Ma di loro non si parla mai. Eppure, senza il loro contributo, lo Stato perderebbe ogni anno 11 miliardi di contributi fiscali e previdenziali. La gran parte degli stranieri in Italia vive quindi una vita normale, spesso segnata da un lavoro duro, al solo scopo di garantirsi la sopravvivenza e magari mandare qualche aiuto alla famiglia, nel Paese d'origine”.
"Radici", fra avventura e realtà sociale, tra gusto per l’esotico e passione per culture e tradizioni diverse: un tentativo di restituire un volto e un’identità a queste persone e alle loro storie, lontane e così vicine a noi.


Il trailer di “Radici” si può vedere qui: www.vimeo.com/23127566
Stefanella Campana
(09/06/2011)






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