Una nuova stagione per la Democrazia | Gianluca Solera
Una nuova stagione per la Democrazia Stampa
Gianluca Solera   
Tra le lacrime e le risa, ritrovo tra le vecchie email una dichiarazione del governo italiano che, due giorni dopo il 25 gennaio 2011, quando la rivoluzione egiziana prende fuoco, sostiene che il presidente Mubarak è una garanzia di stabilità per il Medio Oriente e che gli incidenti che hanno interessato la Tunisia non potranno estendersi all’Egitto. La ritrovo il giorno in cui il referendum popolare sottoposto ai cittadini italiani su nucleare, acqua e legittimo impedimento ritrova il quorum del 50% più uno, dopo che sei consultazioni referendarie non l’avevano raggiunto negli ultimi quattordici anni.

Una nuova stagione per la Democrazia | Gianluca SoleraPersonalmente, la vivo anche come una rivincita, dopo che un’altra campagna referendaria su temi legati alla salute e ai beni ambientali e nella quale fui personalmente coinvolto, mi riferisco a quella del giugno del 1990 su caccia e pesticidi, non raggiunse il quorum.

La lotta referendaria è la versione italiana della stagione di riscatto per la democrazia e le libertà che ha investito la regione mediterranea, dove uno strumento concepito per garantire ai cittadini la possibilità di esercitare controllo sulla politica legislativa delle proprie autorità non solamente ritrova la sua legittimità, ma diventa anche un barometro per misurare il distacco tra Palazzo e cittadinanza. Il referendum, vituperato come vecchio orpello della politica antiparlamentare plebiscitaria e antiliberale, si riscopre strumento essenziale per contenere gli eccessi di organi legislativi che traducono in legge i dettami del potere esecutivo - il governo - e si scatenano nel dividere i beni pubblici tra portatori di interessi particolari.

Il referendum è la risposta post-moderna alla crisi di legittimità dei sistemi parlamentari occidentali, crisi che si è manifestata nelle concentrazioni popolari di Spagna e Grecia, dove le elezioni si svolgono regolarmente, le maggioranze cambiano, ma il malumore per l’esaurimento della funzione di governo, direzione e soluzione dei problemi sociali, economici e ambientali da parte della politica nazionale si diffonde a macchia d'olio tra giovani e non giovani.

E se questa primavera della democrazia popolare ritrova in Italia forza e slancio, sull’altra riva l’incertezza permane nei paesi dove i propri cittadini hanno osato sollevarsi contro regimi autoritari tollerati dalle nostre istituzioni fino all’altro ieri.

Una nuova stagione per la Democrazia | Gianluca SoleraIn Libia, nonostante lo scudo aereo occidentale, i ribelli avanzano molto lentamente di fronte a forze armate ben equipaggiate ed addestrate. In Tunisia, la data della consultazione popolare per l’elezione del Consiglio costituzionale è stata posticipata di tre mesi. In Egitto, Consiglio delle Forze Armate e giovani rivoluzionari sono in disaccordo sul processo di transizione e la priorità da accordare a riforma costituzionale e elezioni parlamentari. In Yemen, si apre una stagione incerta dopo la partenza confusa di Saleh per l’Arabia Saudita. Ma le lacrime le dobbiamo versare ora per la Siria.

Se è stato relativamente facile per i governi occidentali agire contro Gheddafi, lo stesso non si può dire per il regime di al-Asad, ridando così corpo all’ambiguità della diplomazia occidentale, ed alla pratica dei due pesi e delle due misure. I Siriani sono prigionieri quattro volte: prigionieri di uno Stato repressivo, ermetico e autoreferenziale; prigionieri della Guerra Fredda, per cui la Russia protegge il regime siriano nelle istituzioni internazionali; prigionieri del Sionismo, poiché un’altra rivolta popolare alle frontiere israeliane preoccupa l’establishment di Gerusalemme, per il quale è meglio negoziare con un solo dittatore che con il suo popolo; prigionieri di una diplomazia europea divisa, che non vuole aprire un altro fronte politico-militare nella regione dopo quello libico. Un maledetto rettangolo di interessi e calcoli, che spiega la fastidiosa prudenza internazionale di fronte al dispiegamento dell’esercito da parte del regime siriano contro il suo popolo, ovvero lo stesso scenario che giustificò la reazione alla repressione libica.

Se è vero che la democrazia e le libertà non hanno frontiere, allora dobbiamo adoperarci a che le nostre diplomazie si assumano precise responsabilità per tutelare i cittadini siriani e isolare efficacemente il regime attuale, che ha dimostrato di non essere in grado da solo di concepire e guidare una transizione democratica interna.

Inoltre, governi e forze sociali devono investire nel rafforzamento e nel sostegno dei giovani del nuovo corso (solamente le fondazioni dei partiti politici tedeschi investiranno nei prossimi due anni 10 milioni € nel Nord Africa), che vogliono intercambiare con i propri vicini e cugini su tutto ciò che riguarda la formazione di partiti, i meccanismi della democrazia rappresentativa, lo svolgimento di elezioni, la legislazione del non-profit.

Ma vi è una terza missione da concepire e portare avanti, quella della costruzione di alleanze e partenariati tra cittadini del nord e del sud del Mediterraneo sulle esperienze di democrazia partecipativa e popolare, e sulle nuove idee di sviluppo responsabile e sostenibile che attraversano i movimenti popolari, e che hanno trovato un momento di massima espressione nella recente consultazione referendaria italiana. E questa è una missione soprattutto della società civile e delle istituzioni democratiche territoriali, come le città. La pratica del governo locale, la condivisione di poteri e responsabilità tra istituzioni e cittadini vanno di pari passo con la sensibilizzazione e la mobilitazione per una revisione del modello di sviluppo corrente e delle sue deleterie strutture portanti (precarietà strutturale, concentrazione delle ricchezze, corruzione e intreccio istituzioni-interessi illegali, riscaldamento globale, esaurimento delle risorse naturali, monopolio dell’informazione, lavoro extracomunitario non tutelato).

Se le società civili del Mondo arabo e dell’Europa sapranno costruire canali permanenti di scambio e progettualità per un governo cittadino di questi fenomeni negativi, anche le nostre diplomazie sapranno dimostrare maggior coraggio, e non si parlerà più di Primavera araba, bensì di Primavera mediterranea, o euro-mediterranea.

Una nuova stagione per la Democrazia | Gianluca Solera Per adesso, speriamo che i Sirani non vengano lasciati soli, e che l’eco del referendum italiano vada oltre le valutazioni nazionali. Ieri notte, 13 giugno, pre la prima volta dopo tanto tempo, mi sentivo orgoglioso di essere italiano. E non solo perché era il compleanno di mia madre.


Gianluca Solera
(15/06/2011)


parole-chiave: