Le donne maltrattate in Libano: nessuna legge a difenderle | Nidal Ayoub, Kafa, Dar el Fatwa, Lucia Veronica Gustato
Le donne maltrattate in Libano: nessuna legge a difenderle Stampa
Nidal Ayoub   
//Manifestazione in Libano per una legge che le difendaManifestazione in Libano per una legge che le difenda
Dietro i muri della società, dietro le porte chiuse, si nascondono innumerevoli casi di donne maltrattate che rimangono nel silenzio. Le ragioni di questi silenzi vanno ricercate nelle tradizioni sociali e nella mancanza di un apparato per i diritti umani in Libano e di una legge che protegga le donne in modo efficace. Giorno dopo giorno, e per mancanza di un deterrente, aumentano i casi di violenza. Tuttavia il vento di cambiamento che ha scosso il mondo arabo ha incoraggiato molte donne a rompere la barriera del silenzio. Le donne maltrattate hanno raccontato le loro storie, confermando la necessità di procedere con l’istituzione di nuove leggi a favore della protezione delle donne, e portando alla nascita di numerosi movimenti femministi.

“Ogni mese in Libano muore una donna a causa della violenza domestica”. Questo è quanto riportato dalle statistiche stilate dall’associazione “Kafa” (Basta). Una dolorosa verità che ha spinto le donne a indossare abiti neri e camminare dietro un feretro portato da quattro ragazze in segno di condanna dei crimini commessi contro i diritti delle donne. Il corteo si presentava come una “marcia silenziosa per una sepoltura”. Dopo la fine della marcia la bara è stata posta vicino alla camera dei deputati, dove è ancora in corso il dibattito sulla legge proposta per la protezione della donna dalla violenza domestica. Il disegno di legge è stato presentato nell’ambito della “campagna di legislazione per la protezione delle donne dalla violenza domestica” nel febbraio 2009 ed è ancora in fase di studio a causa degli ostacoli incontrati.

//Manifestazione in LibanoManifestazione in LibanoNonostante questa legge rappresenti un passo avanti sulla strada che garantisce equità, protezione e giustizia alla donna, prevedendo delle sanzioni per i trasgressori, ci sono tuttavia opinioni contrastanti tra chi la sostiene e chi la rifiuta completamente. Mentre le commissioni parlamentari discutevano il disegno di legge, è stata divulgata dalla Dar el Fatwa una posizione religiosa che rifiuta questo disegno di legge con il pretesto che “è contro l’Islam e porta alla divisione della famiglia musulmana e al capovolgimento della piramide sociale sul modello occidentale, che non è adatto ai fondamenti della nostra società e ai suoi valori”, ritenendo inoltre che questo disegno di legge vada ad intaccare la legittimità religiosa derivata dal Corano o dalla Sunna del Profeta all’insegna di concetti come la protezione e l’opposizione alla violenza. È stato infatti precisato che l’Islam garantisce il diritto dei deboli all’interno della società, imponendone la protezione e la tutela a livello religioso e morale.

Le posizioni che rifiutano il disegno di legge derivano da punti di vista religiosi specifici, nonostante il fatto che tutte le religioni, senza eccezioni, condannino la violenza in tutte le sue forme! Alcuni motivano il rifiuto alla proposta di legge con il fatto che all’uomo sia consentito educare la propria moglie nel caso lei disobbedisca.
La nuova legge, invece, non consente all’uomo di picchiare la moglie, considerando questo gesto un crimine al pari dell’aggressione e delle percosse. Il rapporto sessuale tra i coniugi è considerato dalla legge uno stupro a tutti gli effetti nel caso avvenga senza il consenso della moglie, anche nel caso in cui sussista un legame giuridico, comportando una sanzione per il marito. La classe religiosa, al contrario, vede nel rapporto sessuale un dovere che la moglie è tenuta a rendere al marito e tale rapporto non viene considerato stupro neanche se si verifica sotto costrizione. La nuova legge, secondo i religiosi, ha lo scopo di distruggere la famiglia e destituire il potere dell’uomo, considerato il padrone della famiglia, in aggiunta al fatto che la legge non è in linea con le tradizioni orientali e la cultura islamica.
Il disegno di legge proposto deriva da leggi già esistenti ma non attive. Si è tentato di chiarire e mettere in atto tali leggi, aggiungendo una parte sulla fondazione di istituzioni specifiche per la protezione delle donne. I promotori di questo disegno di legge lo considerano come l’inizio del processo volto a fermare gli abusi che si verificano sotto la copertura delle tradizioni sociali e delle credenze religiose. Tuttavia, la sottocommissione incaricata di studiare questo disegno di legge ha apportato alcuni cambiamenti che hanno alterato la legge proposta dalle associazioni.

La commissione ha eliminato il termine “stupro coniugale”, sopprimendo anche il concetto di violenza finanziaria “quando l’uomo vieta a sua moglie di lavorare, o quando la priva del denaro, o quando si appropria del suo stipendio con la forza”, e ha abolito anche le parti relative alla violenza psicologica. Ha, inoltre, eliminato quanto concerne la circolazione delle informazioni: “se qualcuno sente la voce di una donna maltrattata che chiede aiuto non ha diritto a denunciare il caso” . Ancora più grave è il fatto che sia stato istituito l’articolo numero 26, che restituisce la competenza su casi simili ai tribunali religiosi e alle fazioni confessionali.

//Manifestazione in LibanoManifestazione in LibanoLa legge proposta estrometterebbe i tribunali religiosi, che attualmente si occupano degli affari di famiglia privati, dai casi di violenza domestica, determinando l’ingerenza dei tribunali civili su questo argomento. È, dunque, la limitazione dell’autorità la probabile causa all’origine della disapprovazione di tale legge da parte della classe religiosa.
Lontano dall’aura del clero, che al momento controlla il parere dei deputati e che potrebbe spingerli a bloccare la nuova legge, la campagna per la protezione delle donne dalla violenza domestica continua. Il Libano assiste oggi a numerosi moti femministi tra sit-in, manifestazioni, conferenze e workshop. Per le donne non è un sogno impossibile ottenere ciò che richiedono, e con volontà e determinazione vanno avanti per rivendicare i propri diritti. Come conseguenza della pressione esercitata da questi movimenti, la sottocommissione incaricata di studiare la legge è tornata a discutere gli articoli trattati in precedenza.

La legge ora è di nuovo in fase di studio. Ma nessuno sa quale sarà l’esito. Ci si accorderà su una legge che protegga le donne dalla violenza “dei parenti più stretti”? O si accetterà la presenza di donne maltrattate all’ombra di uno stato che si dichiara democratico, e che sancisce nella sua costituzione l’uguaglianza tra i cittadini?

Nell’attesa della decisione sulla nuova legge, le donne non hanno altra scelta se non quella di continuare a fare pressione, sfruttando ogni occasione favorevole per reclamare i loro diritti e per promuovere una rapida approvazione della legge senza nessuna modifica, affermando che “chiunque cancelli gli articoli relativi alla criminalizzazione dello stupro coniugale nell’articolo 3 della legge sulla protezione delle donne dalla violenza domestica viene considerato complice nel crimine, legittimandolo”.


Nidal Ayoub
Traduzione dall’arabo di Lucia Veronica Gustato
09/04/2012