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La violenza sessuale come arma della guerra in Siria Stampa
Övgü Pınar   

//Una donna siriana nel campo profughi di Zaatari, in GiordaniaUna donna siriana nel campo profughi di Zaatari, in Giordania

“L’uomo che mi stava interrogando mi ha lasciata in una stanza ed è tornato con altri tre che mi hanno violentata a turno. Mi sono opposta con tutte le mie forze al primo ma quando ha cominciato il secondo ho provato terrore e non ho potuto resistere. Quando ha cominciato il terzo, sono completamente collassata. Ho sanguinato tutto il tempo. Alla fine, sono caduta sul pavimento. Dieci minuti dopo è entrato il medico della prigione e mi ha portata in bagno dove mi ha fatto un’iniezione per permettermi di starein piedi davanti al giudice”.

Aida, diciannove anni, detenuta arbitrariamente tra l’ottobre 2012 e il gennaio 2013, racconta il suo calvario all’Euro-Mediterranean Human Rights Network (EMHRN).

Molte donne siriane come lei sono sempre più esposte alla violenza perpetrata da ogni parte. Secondo il rapporto di EMHRN, lo stupro è usato come un’arma nella guerra in Siria e circa 6mila donne sono state violentate nel 2013.

Il documento, intitolato “Violence against Women, Bleeding Wound in the Syrian Conflict”, registra molti casi di violenza contro le donne nel conflitto siriano come “uccisione di donne durante le operazioni militari, esecuzioni durante i massacri, uso di corpi femminili come scudi umani, stupri nelle incursioni armate, durante i rapimenti, all’interno delle prigioni governative e nelle strutture detentive, molestie sessuali e umiliazioni durante la prigionia, detenzione arbitraria, sparizioni e rapimenti”.

Secondo il rapporto lo stupro è più frequente in tre situazioni: ai posti di blocco, nei centri di detenzione e durante i raid militari. Le informazioni indicano che i membri del corpo di sicurezza sono stati coinvolti in atti di violenza sessuale.

E in una società patriarcale come quella siriana, lo stigma dello stupro può facilmente scoraggiare le donne dall’ammettere cosa hanno subito, perchè correrebbero il rischio di essere ostracizzate. L’EMHRN ha documentato casi di donne che sono dovute fuggire nei campi profughi dove spesso si trovano ad affrontare ulteriori discriminazioni e violenze.

“Molte vittime di abusi sessuali hanno scelto o sono state costrette a lasciare la Siria portando con sé i segni fisici e psicologici nel paese di asilo dove sono soggette a privazione della loro condizione economica, della salute e dei diritti culturali”, si legge nella relazione. “Qui affrontano spesso maggiori rischi, violenze sessuali e sfruttamento con matrimoni precoci, traffici o lavori forzati, che rappresentano un nuovo pericolo per le rifugiate che soffrono già di ansia, depressione e altri disagi mentali a causa dei tragici vissuti di violazione”.

Amnesty International ha lanciato un allarme denunciando che le donne siriane rischiano di subire violenze sessuali e di altro genere nei campi. Una delegazione dell’organizzazione ha parlato con le donne che vivono nel campo di Zaatari, in Giordania, che ospita 160mila rifugiati. Sono emersi casi di aggressione fisica, molestie e matrimoni forzati. 

Gli operatori umanitari e i rifugiati sostengono che molte famiglie sfollate hanno fatto sposare precocemente le loro figlie sia per proteggerle dallo stupro che per “coprire” la vergogna degli abusi sessuali subiti durante il conflitto e nei campi.

Lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale definisce atti di violenza sessuale “ lo stupro, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata, la gravidanza forzata, la persecuzione e ogni altra forma di violenza sessuale perpetrata nelle stesse circostanze dello stupro” e stabilisce che questi atti costituiscono crimini di guerra e crimini contro l’umanità se fanno parte “ di una politica di governo o di una pratica diffusa di atrocità tollerate o condonate da un governo, da un’autorità de facto o da un gruppo armato organizzato”.

Queste azioni potrebbero anche diventare atti di tortura se commesse per istigazione di pubblico ufficiale o se in qualche modo imputabili allo Stato. “Secondo il Diritto Penale Internazionale, la violenza sessuale commessa nel contesto di un conflitto militare può essere considerata un’arma o una tattica di guerra se mira deliberatamente ai civili e se è usata per soddisfare scopi militari o politici”, spiega il rapporto dell’EMHRN.

Ma le donne siriane potrebbero essere troppo spaventate per dichiarare di essere state stuprate. Secondo gli analisti, solo il 10 percento parla delle violenze subite.

Lauren Wolfe, direttrice di “Women Under Siege”, dice: “ La religione e la cultura in Siria hanno creato una situazione terribile per cui le donne rischiano pericoli molto tangibili se ammettono di essere state violentate. È un crimine su un crimine. Una donna è abusata, attaccata, violentata ed è anche costretta a rimanere in silenzio. La repressione delle donne in Siria le ha messe in uno spazio in cui non possono parlare. Questa è una società in cui per quarant’anni ci si è domandati: ‘Chi sta ascoltando? E chi ti denuncerà al governo?’.

 


 

Övgü Pınar

Traduzione dall’inglese di Federica Araco

23/12/2013