Gli attivisti siriani nelle zone liberate: hanno perso la loro posizione? | EbticarHoms, Bachar al-Assad, Watan
Gli attivisti siriani nelle zone liberate: hanno perso la loro posizione? Stampa
Ebticar   

//Una strada di Homs - (REUTERS/Yazan Homsy)Una strada di Homs - (REUTERS/Yazan Homsy)

Thaer stava per laurearsi alla Facoltà di Psicologia, quando iniziò a scendere in piazza con migliaia di ragazzi della sua città per protestare nelle prime manifestazioni che rivendicavano libertà e dignità, ed a fuggire di quartiere in quartiere, tra una sera e l'altra, prima di vedersi costretto a lasciare Homs, vista l’impossibilità di rinnovare il rinvio del servizio militare.

Quando Thaer iniziò ad attivarsi nella rivoluzione, avrebbe scommesso che il regime sarebbe caduto rapidamente. Non pensava che il regime sarebbe durato per un tempo che andava ben oltre il termine di posticipazione del suo servizio militare. Ma dal momento che il regime sopravviveva, la sua unica possibilità di "libertà" era fuggire verso le aree liberate, abbandonando i dettagli di quei quartieri impressi nella sua memoria, che a loro volta avevano memorizzato la sua voce che gridava appelli. Thaer diceva addio a Homs, lasciandosi dietro casa e famiglia, diretto verso la provincia di Idlib, che fin dalle prime settimane di rivoluzione aveva aderito a manifestazioni di massa. Ben presto era stata quasi interamente liberata, trasformandosi in luogo di rifugio per un gran numero di sfollati e attivisti provenienti dalle diverse città siriane, e la costituzione di comitati divenne necessaria per facilitare gli affari delle persone, data l’assenza dello Stato sia al livello amministrativo che di sicurezza.

Thaer non aveva alcuna intenzione di unirsi all'esercito libero o farsi coinvolgere in qualsiasi atto militare, preferiva non entrare in contatto con i militanti della zona liberata convinto sostenitore della rivoluzione e della sua iniziale natura pacifica.

All'inizio, Thaer aveva potuto percepire il senso di una vita libera dall’oppressione degli al Asad e dalla loro autorità. Con questo suo carattere tranquillo, in compagnia di gente comune, aveva iniziato a lavorare nel settore dell'istruzione con alcuni altri insegnanti, per sostenere i ragazzi che avevano interrotto gli studi utilizzando i programmi ufficiali di governo, escludendone la materia di educazione nazionale.

//La città di  Binnish, nella provincia d'Idlib (REUTERS/Ammar Abdullah)La città di Binnish, nella provincia d'Idlib (REUTERS/Ammar Abdullah)

Le statistiche pubblicate nel rapporto sull’istruzione nei paesi arabi affermano che più del 20% delle scuole in Siria sono state parzialmente o completamente danneggiate, per non parlare delle 1.500 scuole diventate centri di accoglienza per rifugiati, oltre ai 4 milioni di bambini che hanno interrotto gli studi. Ben il 55% degli insegnanti iscritti nel registro dell'istruzione si trovano nella provincia di Idlib e solo il 60% dei bambini frequentano le scuole.

Taher aveva continuato a vivere in questo “paradiso di libertà” fino al momento in cui, oltre alla modifica dei programmi di studio finanziata dai partiti d’opposizione all'estero -- considerata da lui e da altri attivisti un tentativo di ideologizzare i bambini e comprare la fedeltà dei genitori -- anche la sua vita personale non venne impattata dagli eventi. Al riguardo Thaer afferma: "Credo che i semplici strumenti attraverso i quali insegno ai bambini non possano in alcun modo danneggiarli, come invece fa un’istruzione volta a servire i precisi obiettivi di un finanziatore. Questo è ciò che vedo ogni giorno e mi rifiuto di diventare un mezzo al servizio di questi obiettivi".

Il rifiuto di Thaer verso la nuova tendenza e la sua ostinazione --assieme a quella dei suoi amici -- nel portare avanti autonomamente il loro umile progetto, li hanno posti sotto i riflettori. Sono iniziate le domande riguardo l’appartenenza religiosa e politica, le ispezioni sul contenuto delle sue lezioni in base alle idee e alle discussioni portate in classe, oltre ai molti altri atti di molestia.

Non si trattava di semplici domande o dubbi, piuttosto il modo in cui gli venivano rivolte somigliava a un “interrogatorio”, come egli stesso afferma. "Anche se mi limito a insegnare arabo e inglese, sono stato accusato di promuovere idee laiche tra gli studenti, che è il modo con cui classificano le riflessioni sulla rivoluzione e sulla nazione che ogni tanto emergono e vengono trattate in classe."

Nonostante i suoi sforzi profusi per bambini e civili, i sospetti presto si sono trasformati in minacce e alcune frange islamiste hanno iniziato a imporgli dei limiti, a interrogarlo in continuazione, fino a quando non lo hanno sequestrato e per qualche ora lo hanno portato bendato vicino a dove vive, con l’obiettivo di terrorizzarlo e "spaventarlo", come dice lui. I casi di rapimento si sono diffusi nei territori siriani sia nelle aree del regime, sia in quelle fuori dal suo controllo. Secondo un resoconto del giornale al Watan (a favore del regime siriano) nel 2014, la frequenza con cui si registrano i rapimenti è pari a tre al giorno, considerando tutte le province siriane.

Gli attivisti siriani nelle zone liberate: hanno perso la loro posizione? | EbticarHoms, Bachar al-Assad, Watan

Dopo il sequestro, Thaer si è reso conto del pericolo di rimanere e, ancora una volta, ha iniziato a pensare alla fuga come unico modo per conservare la libertà di pensiero e di esercitare il suo lavoro civile, fino a prendere accordi con un trafficante per garantirsi una via di fuga verso la Turchia.

Così dopo più di due anni, il viaggio di Thaer e la sua attività nella provincia di Idlib si è conclusa, per cercare, ancora una volta, un luogo sicuro in cui sia libero di agire e di pensare, che era esattamente la causa per cui aveva iniziato la sua protesta.

 


Traduzione dall’inglese di Lea Martinoli 

 

Articolo ripreso dal sito Enab Baladi nell’ambito del programma Ebticar

http://english.enabbaladi.net/archives/2016/04/civilian-activists-lost-places-liberated-areas/