Obama visto dai siriani | Muhammad Dibo
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Muhammad Dibo   
Obama visto dai siriani | Muhammad DiboNel mondo arabo e in Siria, in particolare, la vittoria del Presidente Obama ha avuto come l'effetto di un incantesimo che traspariva dai volti sorridenti delle persone che si passavano la notizia. Se chiedevi loro: 'Vi aspettate un cambiamento nella politica americana che giustifichi questa soddisfazione?’ La risposta è stata: 'Ovviamente no.. ma certamente non potrà essere peggio di Bush. A noi basta che sia di colore nero e che faccia parte della categoria degli oppressi per piacerci!'. Qui, credo risieda il segreto di quest'interessamento popolare alla vittoria di Obama: da un lato, il prossimo presidente, infatti, discendente da antenati neri che hanno sofferto per secoli la persecuzione per mano dei bianchi; dall'altro se ne va un presidente come Bush che è stato grandemente odiato che si portava dietro McCain. Per cui, la speranza era tutta concentrata su Obama. Della serie: "il meno peggio".

Per capire cosa abbiano pensato i siriani di questo evento, abbiamo posto ad alcuni intellettuali e a gente comune una serie di domande:
1. Cosa significa per te Obama?
2. Ritieni che la sua vittoria causerà un cambiamento nella politica americana nella nostra regione?
3. Cosa significa il fatto che a entrare nella Casa Bianca sia un nero?
4. Come interpreti la democrazia americana alla luce di queste elezioni?


In breve, possiamo catalogare le reazioni in tre tipi:
1. sentimentalista;
2. politico;
3. intellettuale.


I "sentimentalisti" si sono stretti intorno ad un uomo di colore che è giunto alla Casa Bianca con un programma di lavoro in contrasto con il detestato ex Presidente George Bush, che ha dato in eredità all'America più avversione ed odio di quanto potessero augurarsi gli stessi nemici degli Stati Uniti.

Del gruppo dei "politici" fa parte il governo siriano, nella persona del presidente al-Asad, il quale ha accolto positivamente la vittoria di Obama (facendogli anche gli auguri) e ha plaudito alla decisione del neopresidente di ritirare le truppe dall'Iraq tra sedici mesi.

Gli "intellettuali" hanno riscoperto l'essenza della democrazia americana che ha confermato al mondo e agli intellettuali arabi che la democrazia, malgrado i suoi difetti (per gli Usa, la contraddizione stridente tra la democrazia interna e l'oppressione politica estera), è la sola a poter espiare i propri errori e a migliorare se stessa nonostante lo spettro della crisi finanziaria che fa pensare, a molti intellettuali, che il capitalismo occidentale esali l'ultimo respiro.

A proposito di quest'ultimo gruppo, vediamo cosa pensano alcuni intellettuali siriani della vittoria di Obama.

Lo scrittore e attivista Wa'il al-Sawwah ritiene che la vittoria di Obama sia un successo per la democrazia in generale e per gli Stati Uniti in particolare. Tale vittoria porta in sé le avvisaglie di un cambiamento per la nostra regione. Dice:

«Si osservi il seguente confronto:

John McCain
  • bianco
  • anglosassone
  • protestante
  • il nome è John che è il nome di un santo
  • il cognome è McCain che indica le sue antiche origini irlandesi
  • la sua storia è quella di un combattente americano e un eroe di guerra
  • conservatore
  • famiglia ricca

Barack Obama

  • nero
  • africano
  • di origini islamiche
  • il nome è Barack che nessuno sa cosa significhi
  • il cognome è Obama che fa ridere la prima volta che si sente
  • senza storia prima del 2004
  • liberale
  • famiglia modesta

Se si osserva attentamente, si capirà che il popolo americano ha preferito un uomo nero, di origini islamiche e non anglosassoni, che ha un nome strano che fa ridere, che non ha storia prima del 2004, che proviene da una famiglia modesta a un uomo bianco, anglosassone, cristiano-protestante, che ha un nome di un santo e un cognome antico, che proviene da una famiglia benestante, che ha un onorato passato bellico, che è stato imprigionato e che è divenuto eroe di guerra.

Cosa significa questo per me? Significa che la nazione che sceglie uno come Obama è grande perché è passata da un'eredità fatta di esecrabile odio razziale ad un mondo nel quale tutti gli uomini sono uguali senza distinzioni di pelle, sesso e religione. Insomma, la democrazia si riconferma essere il migliore sistema inventato dall'uomo nella sua storia.

Cambierà qualcosa nella politica americana verso la nostra regione? Sì, Obama sarà più aperto e liberale del suo predecessore George Bush. Ma questo non significa che la politica degli Stati Uniti cambierà radicalmente. Si tratta di una politica fatta dalle corporazioni e non dagli uomini, malgrado il grande ruolo svolto dai singoli.

In secondo luogo, il fatto che Obama sia democratico, liberale e nero non significa che personalmente non concordi con certe politiche bushiane come la lotta al terrorismo».

Amira Abu al-Hasan (poetessa)
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Amira Abu al-Hasan
«Al di fuori del gioco della politica, mi rattrista tutto questo entusiasmo per un fatto che dovrebbe essere naturale e logico. È naturale e logico che gli uomini siano uguali, nella loro umanità. È naturale e logico che si candidi e vinca qualsiasi persona che merita di vincere al di là di sesso, origine, religione o colore della pelle.

Ancora lontano dalla politica, chiedo a tutti coloro che gioiscono della vittoria di Obama: fino a che punto arriva la vostra fede nell'uguaglianza tra gli esseri umani? Credete voi nel rispetto del diverso anche quando le proprie idee divergono radicalmente? Accetterà il bianco di far sposare sua figlia con un uomo diverso per religione e colore?».

Tha'ir Zaki al-Zaazua (giornalista e poeta)

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Tha'ir Zaki al-Zaazua
«Mi permetto di soffermarmi su una notizia che ho letto su alcuni giornali e siti. Pare che i sauditi, in particolare, e gli arabi, in generale, siano soddisfatti perché Obama, e non McCain, sia diventato presidente degli Usa. In questa notizia, ad attirare la mia attenzione è stato il fatto che si parli di "soddisfazione", una soddisfazione che mi è stata confermata da una serie di impressioni che ho raccolto tra alcuni siriani nei giorni immediatamente successivi alle elezioni.

I "soddisfatti" dovrebbero pensare al fatto che questa soddisfazione non cambierà niente perché ciò che è stato deciso per gli Usa resterà così che ci sia Obama o che ci sia un altro».

Sulaf Ibrahim (giornalista)
«La vittoria di Obama ha fatto nascere una nuova speranza che la situazione migliori, almeno parzialmente, in un periodo di forte razzismo. Invece, non credo che la politica dipenda da una sola persona, bianca o nera che sia. Sono le grandi lobby, come quella ebraica, a guidare l'America».

'Ammar Dayyub (ricercatore)
«La vittoria di Obama non rappresenta un segnale decisivo verso un profondo cambiamento nella politica americana dal momento che quest'ultima è frutto, non già del tale partito politico, bensì dei giganteschi interessi delle corporazioni. I due partiti principali negli Usa non cambiano il fatto che gli Usa siano un grande stato imperialista il quale, a livello internazionale, va trattato come tale. È questo che gli Usa hanno tentato di ottenere sin dalla caduta dell'Unione Sovietica.

Di certo non sarà la carnagione di Obama a cambiare le cose. A pensare così può essere, al massimo, la sua famiglia in Kenya, che ha giustamente gioito per la sua elezione, oppure potrebbero essere quelle correnti politiche arabe che hanno dichiarato che, con la vittoria dei democratici, del nero e del musulmano, gli arabi hanno sconfitto Bush e il suo successore repubblicano!».

È quasi certo che la vittoria di Obama non cambierà molto nella politica americana in Medio Oriente perché il fattore più importante che può determinare tale cambiamento è la nostra forza e la capacità di dar voce alle nostre ragioni.

Muhammad Dibo
traduzione dall'arabo Marco Hamam
(19/11/2008)

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