Una vita alla ricerca di Dio, dalla Germania a Damasco | Giovanni Lo Curto
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Giovanni Lo Curto   
Una vita alla ricerca di Dio, dalla Germania a Damasco | Giovanni Lo CurtoLa sera in cui partecipai alla prima cerimonia sufi, fui attratto dall’aspetto degli Shaykh presenti. Incuriosito, mi avvicinai e iniziammo a conversare sulla storia della moschea e del quartiere. Cosi seppi della straordinaria vita dello Shaykh Abd al-Hafidh Wentzel. Convertitosi all’islam trent’anni fa, come molte altre persone che ricercano la pace interiore e la vicinanza con il divino, ha eletto, come sua residenza, la capitale siriana, famosa per la sua tradizione religiosa, culturale e per la sua tolleranza verso confessioni e popoli.

Come, quando e perché è diventato un sufi? Quale strada ha percorso in questo processo?
È una lunga storia: quando avevo quindici, sedici anni iniziai a pensare in modo più indipendente, non mi sentivo a mio agio con il modo di vivere della gente intorno a me. Sono nato e cresciuto in Germania durante la ricostruzione del dopoguerra e la gente era molto concentrata sull’aspetto materiale della vita. Io non mi sentivo soddisfatto e iniziai a cercare delle alternative, iniziai a studiare diversi tipi di meditazione, esercizi spirituali, yoga e anche psicologia e sociologia. L’Islam è stata l’ultima cui pensavo di arrivare. Cercavo, in definitiva, un'altra maniera di vivere. Ho provato molte cose, il servizio civile ad esempio, e ho iniziato a viaggiare ricercando il modo perfetto di vivere. Visitai Grecia, Turchia, Persia, Pakistan, India, Afghanistan, soggiornando in piccoli villaggi per vedere come viveva la gente. Ho frequentato molti templi di molte religioni cercando di vivere una vita semplice. Continuai i miei studi spirituali in una comunità in India finchè non mi ammalai e sul punto di morte pregai Dio affinché mi salvasse e mi mostrasse la giusta via. Grazie a una dieta ferrea e con delle erbe medicinali guarii. Decisi allora di cambiare alloggio perché vivevo in una casa di fango e la stagione dei monsoni si avvicinava. Nella nuova casa trovai un libro che parlava della vita di una persona che si era convertita, ricercando la via, in Marocco. Alla fine del libro si menzionava la shahada: la ilah illa Allah ed iniziai ad usare questa formula nelle mie meditazioni trovando una certa pace interiore. Con la stagione calda mi trasferii sulle montagne, in Himalaya. Aspettavo l’aereo e volevo comprare una traduzione del Corano da leggere una volta sulle montagne. Presi, quindi, un treno che andava in città, ci fu un blackout che in India può durare ore. Ero molto preoccupato, non avendo più soldi, di perdere il volo. L’angoscia iniziava a impossessarsi di me quando la porta della carrozza si aprì e un mendicante iniziò a parlare di Muhammad e a recitare il Corano; questo m’infuse pace. Capii che non necessitavo di nient’altro, se avessi avuto pace nel mio cuore. L’elettricità tornò, comprai il libro e riuscii a prendere l’aereo. Nella mia lettura del Corano sulle montagne capii molte cose e molte rimanevano oscure, decisi di cercare chi potesse illuminarmi. A piedi e con mezzi di fortuna mi misi in cammino. Una sera mi portarono in una moschea, vestivo all’afgana e mi avevano scambiato per un afgano, pensai che era un invito allettante, seguii il destino e feci esattamente i gesti che loro facevano. Fu bellissimo, eravamo tutti allineati prostrandoci al creatore e intonavamo un bellissimo canto: mi trovai a mio agio. Finita la preghiera uscii in fretta, non volevo che capissero che non ero uno di loro, sa questi musulmani sono pericolosi ( risata gioviale ). Tre giorni dopo ero a Peshawar, che allora era un piccolo villaggio. Un uomo mi chiese se ero musulmano ed io non potendo rispondere né sì né no, alzai le spalle, l’uomo capì e mi portò in una moschea. Lì incontrai colui che aveva scritto il libro che avevo trovato e rimasi al suo fianco diversi anni.

Una vita alla ricerca di Dio, dalla Germania a Damasco | Giovanni Lo CurtoCosa significa oggi essere un sufi?
Il significato di essere sufi oggi è quello di ieri e quello di domani. È sempre lo stesso. Per sapere cosa significa essere sufi bisogna capire, innanzitutto, cosa significa essere un essere umano. L’Uomo ha diversi aspetti, uno è quello animale, quello fisico, che è legato al corpo, l’altro è la parte angelica che è legata all’anima. L’essere umano comprende entrambi gli aspetti. C’è una lotta tra i due elementi, tra la parte animale, rappresentata dai desideri principali: mangiare, bere e avere relazioni sessuali, basati su due forze, la rabbia e il desiderio. Queste due forze sono naturali e necessarie all’essere umano per sopravvivere, ma devono avere certi limiti. Senza la forza della rabbia, un individuo non saprebbe difendersi quando è attaccato e senza desiderio l’umanità si estinguerebbe. Dall’altro lato, l’aspetto spirituale, l’anima anela di ritornare alla sua fonte, al suo creatore, Allah il Glorioso, e di essere in armonia con lui. L’uomo non raggiungerà la felicità se l’aspetto materiale lo domina. Per quanto mangi o beva non sarà mai soddisfatto e vorrà sempre di più. Se l’aspetto animale è predominante, l’anima soffre perché non riesce a svilupparsi, ne è schiacciata. La gente sviluppa tutta una serie di malattie come depressione, schizofrenia, dipendenze. Per trovare un equilibrio, che porti alla felicità, si ha bisogno di disciplina per controllare la parte animale consentendo all’anima di liberarsi e raggiungere Allah. È, di fondo, quello cui le regole di tutte le religioni mirano.

Una vita alla ricerca di Dio, dalla Germania a Damasco | Giovanni Lo CurtoDa quando vive a Damasco? Cosa le ha fatto scegliere la capitale siriana?
Accompagnavo i pellegrini per l’ hagg a Mecca e a Medina. Inizialmente il percorso passava dall’Iran e dall’Iraq, dopo scelsi la Siria come punto di transito, era il 1992. Mi piacque così tanto che tornai ogni anno finche non decisi di stabilirmi qui, nel 2003. Damasco, descritta in molte profezie del Profeta, è una città santa specialmente alla fine dei tempi, è un posto sicuro per tutti i credenti, dove l’Islam è preservato maggiormente. Come ricercatore, sono sempre alla ricerca, Sham è un posto fantastico grazie ai maestri e agli studiosi presenti, qui è molto facile attingere alla conoscenza. I siriani poi sono stupendi, amabili e molto accoglienti. Damasco è una capitale dalla vita economica e rilassata e il tempo è bello, né troppo caldo né troppo freddo.

Perché i convertiti all’Islam scelgono il sufismo?
Prima di tutto siamo sunniti, il sufismo è parte integrante dell’Islam ed è una delle sue scienze. Non si può essere musulmani senza tasawwuf , è come esserlo senza hadith o senza tafsir (esegesi coranica) etc. Il sufismo è la scienza che purifica l’anima, è una parte molto importante dell’Islam menzionata nel Corano e negli hadith , e tutte le più importanti scuole lo praticano. Quest’approccio è interessante per le persone perché l’aspetto esteriore dell’Islam mostra castigo e ricompensa, se farai questo sarai ricompensato se farai quest’altro punito. Il tasawwuf aggiunge l’elemento dell’amore, se ami gli essere umani, ami il loro creatore. Non guardiamo una persona, o almeno proviamo, per giudicarla e puntarle un dito accusatore e ammonitore contro, ma guardiamo la creatura che è titubante, ma ha la capacità di essere uno strumento di Dio in terra, ogni essere umano ne ha la capacità. Se uno cade nel peccato noi, allora, rifiutiamo il peccato non la persona. Per questo il sufismo è capace di aprire le braccia a chiunque in qualsiasi situazione sia. Se si giudica dal punto di vista legale, questo risulta molto difficile, perché la legge richiede molto alle persone prima di accoglierle nella comunità. Il Profeta disse: “rendiamo le cose più facili”. Noi diciamo “vieni, siedi e se ti senti bene, partecipa”. Le persone sono attirate dall’amore, dalla compassione e dalla comunione, siamo tutti uguali. In un secondo momento a chi è interessato, insegniamo la religione, è più facile iniziare dal sufismo.

Come l’ha completata il tasawwuf e in che maniera?
Lo scopo dell’essere umano, la “raison d’être”, è di essere in perfetta armonia con il creatore, questa è la ragione per cui l’essere umano è stato creato. Questo è quel che chiamiamo l’uomo perfetto, al-insan al-kamil , che è rappresentato dal profeta dell’Islam Muhammad. Più siamo capaci di seguire i suoi esempi in ogni dettaglio più riusciremo a essere vicini a quest’ideale. Non è qualcosa che si raggiunga solamente con l’impegno ma è un dono. L’impegno è solamente l’intenzione e i primi due gradini, poi siamo sospinti da Allah verso il posto che lui ha predisposto per noi. Un hadith qudsi (detto che è riferito dal profeta in persona) riporta:«Allah disse “Se il mio servo si avvicina a me di un dito, io mi avvicino di un braccio, se si avvicina di un braccio, io mi avvicino di una lunghezza maggiore, se viene camminando io mi avvicino correndo”».

Giovanni Lo Curto
(21/06/2009)



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