Il sufismo in Siria, tra spiritualità e impegno sociale | Giovanni Lo Curto
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Giovanni Lo Curto   
Il sufismo in Siria, tra spiritualità e impegno sociale | Giovanni Lo CurtoNel corso dei secoli Damasco si è trasformata in uno dei centri più importanti del sufismo e svolge ancora oggi, all’interno della composita società damascena, un ruolo importante a livello spirituale, religioso e sociale. Sham al-Sharif , città dei profeti, la capitale siriana è considerata la quarta città santa dell’Islam. Abramo nacque in un paesino alle porte di Damasco; sulle montagne che la circondano si consumò la tragedia di Caino e Abele e la collina di Rabwah diede rifugio a Gesù e Maria. Da tempi immemorabili il Monte Qasyun è stato meta dei ritiri spirituali dei profeti. Alle sue pendici le confraternite sufi ( sufiyyah ) hanno fondato le loro scuole, proseguendo la tradizione profetica dei ritiri ascetici. Abbiamo avuto l’occasione di assistere a diverse cerimonie sufi celebrate nella moschea al-Daghistani , una delle più attive anche nel campo sociale, grazie alle quali appare evidente cosa renda il sufismo uno dei movimenti religiosi più attraenti per i nuovi convertiti all’islam. Il muezzin Ibrahim Bai’raq Dar, responsabile dei riti, ci ha intrattenuto in una piacevole conversazione durante la preparazione della mensa di poveri.

Quali sono le differenze tra il sufismo, il sunnismo e lo sciismo?
Nell’Islam ci sono due strade una è la shari’a (la legge islamica) detta anche al-shari’a al-haqiqa con varie scuole d’interpretazione: la Malichita, la Shiafeita, l’Hanbalita e l’Hanafita per i sunniti e ci sono anche quelle sciite e di altre confessioni. La seconda è quella sufi ( tasawwuf ), che comprende varie confraternite ( turu q) come: la Naqshbandi , la Rifai, la Qaidiri etc. e diverse pratiche mirate al raggiungimento dell’unione mistica con Dio. La differenza risiede nel fatto che la prima insegna come comportarsi nella vita di tutti i giorni, per sapere cos’è lecito ( halal ) e cos’è proibito ( haram ), ad esempio quali alimenti sono consentiti e quali sono le modalità di macellazione e preparazione del cibo; la seconda invece è incentrata sulla spiritualità, sull’anima e sull’amore puro per Allah. Il sufismo ricerca la strada ( tariqah ) per l’unione col divino. Il credente da solo non può raggiungere l’unione mistica con Dio ( fanaa’ ). Il cammino verso Dio deve essere percorso seguendo gli insegnamenti di un maestro sufi ( Wali ) che guida e insegna al discepolo le pratiche per raggiungere le stazioni ( maqamat ) di sublimazione dell’anima fino al fanaa’ con Allah.

Quante volte si svolge il dhikr e quali sono le differenze fra i diversi dhikr che ogni confraternita esegue?
Tre volte a settimana. Il giovedì e il venerdì facciamo quello Naqshbandi , la domenica quello Shadhili-rifa’i . Non ci sono differenze fra i vari dhikr (commemorazione di Dio) però noi pratichiamo abitualmente quello naqshbandi-qadiri . Le differenze si ritrovano nelle ripetizioni dei nomi di Allah, della Fatiha (prima sura del Corano) e nell’ordine e nel numero di ripetizioni dei salmi e versetti recitati che variano da tariqa a tariqa . Il dhikr è uno solo. Tutti iniziano e finiscono con la ila illa allah . Il compito del dhikr è far si che il cuore si vivifichi, si liberi dai pesi, dalle cose cattive, dal peccato. Non praticandolo, questo insieme di cose che ci rendono infelici rimane nel cuore facendolo diventare duro come la pietra. L’essere diventa scontroso, iroso, senza pace. Il cuore si chiude. La gente compie gli obblighi religiosi per purificarsi e rimuovere tutte le cose nocive per l’anima, questo non avviene di colpo ma poco a poco in un tempo che varia da persona a persona. Il dhikr con la sua espletazione rivivifica il cuore e indirizza l’amore verso il creatore. Naqsh in arabo significa scolpire, incidere. Lentamente il dhikr scolpisce nel cuore, sede dell’anima, la via verso Dio.
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È cambiata la maniera di vivere dei sufi rispetto al passato?
È cambiata la maniera di vivere dei sufi com’è cambiata la maniera di vivere della società. La gente è cambiata e così anche la maniera d’essere sufi è cambiata, ma non le dottrine. Ad esempio, in passato, chi voleva incamminarsi nel sufismo ricercava un wali e questi gli insegnava con durezza e fermezza finché non imparava. C’era una separazione netta tra il murid (discepolo) e il wali . Adesso il rapporto è più vicino e giocoso, s’insegna in maniera tale da rendere appetibile la conoscenza. Il dhikr stesso prima era recitato nel cuore, adesso è recitato ad alta voce. La gente, di questi tempi, ha nel cuore solo l’amore per i soldi, per la vita terrena, per le donne. Non c’è posto per Dio. Nel cuore non può coesistere l’amore per Allah con l’amore per altro, questi deve essere puro. Con il sufismo s’impara ad abbandonare queste cose per far posto a Dio, solo Lui deve essere presente nel cuore del sufi.

In Europa avvengono numerose conversioni all’Islam. Molti scelgono proprio il sufismo come confessione, come spiega ciò? Qual è il percorso per diventare sufi?
Tutte le persone hanno un vuoto nell’anima, questo vuoto non si può che riempire attraverso il sufismo. Il tasawwuf non è nei libri: si devono necessariamente seguire gli insegnamenti di uno Sheikh o di un wali. I libri della shari’a non servono in questo caso. I nuovi musulmani europei scelgono il sufismo e non la shari’a perché questa, essendo un insieme di leggi, risulta pesante. Prima iniziano con lo studio del tasawwuf perché parla all’anima, poi si dedicano allo studio della legge. L’anima ama la pace e la felicità che si raggiungono tramite le pratiche sufi e non attraverso i libri. In Europa amano queste cose, quindi ricercano guide spirituali per imparare, ognuno entra nella tariqa che più gli è consona, scegliendola, ad esempio, in base al dhikr. Alcuni giovani in Europa vivono in maniera sregolata, coltivano molti vizi, cercando di riempire questo vuoto. A volte, pensando ai motivi per cui lo fanno e all’obiettivo, si accorgono che non sempre la felicità ricercata è di lunga durata o non arriva. Di conseguenza ricercano quel qualcosa che renda felici sempre, una di queste è il sufismo.
Nella vita ci sono cose superiori come la religione e il dhikr . Quando si cammina nel sentiero di Dio, tutto diventa più facile. Nella mia famiglia, ad esempio, siamo sette: quattro figli, tutti iscritti a scuola, io e mia moglie. Ci vogliono molti soldi. Lavoro come sarto e in più trascorro molto tempo in moschea. Grazie alla baraka (la benedizione di Allah) riesco a fare tutto e a mantenere la mia famiglia. Dio elargisce tutto ciò di cui il sufi ha bisogno, questo è il suo segreto, solo se si entra nel sufismo si può comprendere.

Nella moschea al-Daghistani , come in altre moschee sufi, si organizzano mense per i poveri, quante volte alla settimana si accolgono i bisognosi?
Ogni giorno c’è una piccola mensa per i meno abbienti, quasi una trentina di persone. La domenica, e se si riesce a raccogliere più denaro anche il giovedì, la mensa è all’incirca per duecento persone.
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Il quartiere è a maggioranza sufi?
I sufi Naqshbandi sono pochi qui nel quartiere. Chiunque può venire in moschea per pregare o seguire le cerimonie trovando attraverso la pratica del dhikr , la pace interiore. Le cerimonie sono aperte a tutti i desiderosi di conoscere, indipendentemente dalla loro religione. Lei ad esempio è cristiano ed è stato tra noi già in tre occasioni. Molti musulmani non appartenenti alla confraternita vengono a fare ziyarat (pie visite) presso le tombe degli Sheikh sufi essendo note le loro capacità di trasmettere la baraka.

Qual è il ruolo della moschea nella comunità?
La radice della parola moschea, in arabo gamia’ , significa riunirsi, un luogo che riunisce la gente. Nell’Islam si è liberi di pregare dove si vuole, però è in moschea che si rinsaldano i legami d’amicizia e ci si conosce. Il sufismo è una tariqa di suqba (vicinanza) dove le cerimonie di dhikr sono collettive. I fedeli si riuniscono perché ad Allah piace sentire tutta la gente insieme, unita senza differenze di ceto o economiche. Da queste pratiche comuni si rafforza l’amore reciproco tra i membri della comunità. Attraverso la moschea si conoscono le coppie per formare nuove famiglie. La moschea livella la società. Aumentando l’amore tra i vari membri del gruppo, il ricco donerà al povero e questi, una volta migliorata la propria condizione, donerà a chi è più povero di lui. Dio ha creato i poveri e i ricchi per far sì che questi ultimi aiutino i poveri e i poveri quelli più poveri di loro, per glorificarlo con queste opere pie.

Qual è la posizione adottata dai sufi verso le altre religioni?
Un amr (ordine, dovere) del sufi è accettare tutte le religioni senza differenze, siamo tutti uguali nella strada di Dio. Chi sente il bisogno di convertirsi sarà accolto a braccia aperte nella nuova comunità, se vuole rimanere della sua religione è ben accetto nella stessa misura. Il sufi deve accettare cristiani ed ebrei così come le altre confessioni e credi religiosi. Questa è una condizione inalienabile per essere un sufi.

Giovanni Lo Curto
(21/06/2009)



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