Asma al-Assad: first lady in tempi di rivolta | Angela Gissi
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Angela Gissi   
Asma al-Assad: first lady in tempi di rivolta | Angela Gissi
Asma al-Akhras
Cresce il criticismo intorno alla figura di Asma al-Akhras, moglie del presidente siriano Bashar al-Assad, sull’onda dell’escalation di violenza che sta sconvolgendo la Siria. A scatenare il biasimo e l’indignazione è l’articolo di febbraio apparso sulla rivista inglese Vogue che definiva la first lady “una rosa nel deserto”, esaltando il suo impegno nel sociale e nella crescita economica del Paese.
Lodi che perdono terreno a mano a mano che la barbarie si consuma e la realtà viene smascherata. Nobili e ammirevoli, gli sforzi di Asma sembrano essere minati dalla brutale repressione autorizzata dal marito e di cui agli occhi del mondo anche lei è tacita complice.

Figlia di professionisti siriani insediatisi nel Regno Unito (il padre cardiologo e la madre diplomatica), Asma nasce a Londra e cresce attorniata dall’alta società inglese. Studia e si fa strada nella finanza, oltre che nell’informatica. Coltiva le tradizioni mediorientali, pur appassionandosi alla moda e al glamour occidentale. Per i primi 25 anni della sua vita conosce la Siria come un luogo esotico dove trascorrere le vacanze estive. Solo nel 2010 si avvicina concretamente al suo Paese di origine, in vista del matrimonio con Bashar, iniziando un itinerario di personale sensibilizzazione e conoscenza, villaggio per villaggio alla scoperta delle realtà più difficili e lontane dalla sua esperienza anglosassone. Dice di aver riacquistato il senso della dimensione umana grazie a suo marito, dopo averla persa nei primi anni della sua carriera da economista, dal carattere forse cinico. Grazie a questa “umanità ritrovata” e alle sue forti capacità analitiche identifica nella sostenibilità il giusto mezzo verso uno sviluppo duraturo. Per Asma, “sostenibile” non è solo una formula di successo economico ma soprattutto sinonimo di stabilità sociale dentro e fuori i confini del suo Paese. Su queste basi, fonda la prima ONG siriana con lo scopo di promuovere il concetto di “cittadinanza attiva”.

Asma al-Assad: first lady in tempi di rivolta | Angela Gissi
Damasco – Cortile della Moschea Omayyade (Foto A. Gissi)
Asma punta dritta alla redistribuzione della giustizia sociale, al riequilibrio dei ruoli uomo-donna, allo smantellamento dei preconcetti di genere. Per questo incoraggia i giovani a farsi carico della propria responsabilità civica e a diventare artefici di un Paese moderno, votato alla democratizzazione e alla penetrazione dell’ecosistema economico mondiale. Le sue campagne accolgono il favore della gioventù siriana e alimentano l’idea di una nuova Siria. Diversa, invece, la lettura che ne fa il regista siriano Mohammad Malas, sostenendo che, in seguito alla guerra con Israele nel 1967, l’intera regione mediorientale ha perso un’occasione per mettere in atto le riforme necessarie alla modernizzazione. Egli sottolinea come, nel caso della Siria, buona parte del budget sia stato speso in armamenti e tutti i giovani al di sopra dei 18 anni trascorrano oggi circa 24 mesi nell’esercito, a completamento dei quali rimangono poi inoccupati a tempo indeterminato.

Il pessimismo giustificato di Malas (e di molti altri) non scoraggia la prima donna siriana, che prosegue con lucida determinazione nelle sue ambizioni evoluzioniste, applicate al sociale e all’economia attraverso il binomio educazione-tecnologia. Assicurare il diritto all’istruzione di base a tutti i livelli, classi meno abbienti e rifugiati inclusi, è uno strumento lungimirante, che coniuga la necessità di emancipazione dalla povertà e dall’ignoranza (responsabili del terrorismo e dell’estremismo) con l’appello al progresso. Inoltre, l’accesso più generalizzato a internet ha fatto sì che le nuove generazioni imparassero a conoscere il mondo, riducendo le distanze e comunicando istantaneamente.

Dieci anni dopo il suo ingresso nella scena politica siriana, i suoi piani d’azione si rivelano una tattica politica definita a tavolino con estrema perizia, spesso intenzionalmente sorda alle esigenze di una generazione in costante mutamento. Non sono bastate alcune riforme, un tailleur di firma occidentale, tacchi a spillo e perfetta padronanza della lingua inglese a convincere i giovani e fare della first lady siriana l’icona dell’osannato progressismo di cui si fa portavoce. Negli anni il sistema di concessioni controllate ha fatto maturare un forte desiderio di autodeterminazione nei siriani, alimentando le loro aspettative. Ben presto, però, all’entusiasmo iniziale è subentrata la consapevolezza della loro condizione di prigionia sorvegliata, quella esercitata dal terrore, i cui confini coincidono con quelli territoriali. Non c’è bisogno di un leader illuminato (come Asma al-Assad è stata definita) per comprendere che un popolo istruito, “esposto” al dinamismo di pensiero della rete, possa rappresentare un pericolo per quei governi consacrati alla dittatura.

Asma al-Assad: first lady in tempi di rivolta | Angela Gissi
Asma al-Akhras - Bashar al-Assad
E’ lecito domandarsi se in questo momento di crisi che il governo sta attraversando Asma stia accoratamente assecondando l’ira omicida del marito “oltraggiato” dalle masse, rendendosi mandante anch’essa dei delitti contro il suo popolo, nonché di oscuramento e distorsione degli eventi. La rivolta ha tutto il sapore del colpo di stato, la cui trama è intessuta dalla maggioranza sunnita che vorrebbe finalmente capovolgere la dinastia alawita e estendere le basi del proprio potere. La versione ufficiale, invece, è quella della cospirazione e dell’istigazione alla ribellione di matrice esterna al Paese. Testimoni oculari parlano di vittime tra i manifestanti mentre l’informazione governativa riporta di morti tra gli agenti segreti per mano di elementi sovversivi nei raduni settimanali.
Se il presidente si mostra più flessibile e concede senza allentare troppo con la mano sinistra, rincara la dose repressiva con la mano destra e stringe il cerchio intorno agli attivisti. Lo scenario siriano dimostra come la stabilità non sia altro che una fragile speranza di equilibri di esistenza, costantemente minacciati dai giochi di potere. Sono lontani i tempi in cui, alla morte di Hafez al-Assad, i manifestanti inneggiavano per le strade al figlio del presidente scomparso e urlavano in coro “Bashar, ti diamo la nostra anima e il nostro sangue, c’è un solo Dio e Assad è il suo amore”. Oggi, invece, la protesta inasprita dal lutto per i martiri si esprime con cori di odio contro la stessa leadership tanto acclamata un decennio addietro.
In questa cornice di irrazionale crudeltà, ci si augura che Asma al-Assad venga ispirata dalla saggezza di Shahrazad, l’eroina de Le Mille e una Notte , e seduca il sovrano offeso con il fascino della parola. Speriamo solo che non ci vorranno mille e una notte di storie e mille e uno giorni di rabbia prima che Asma distolga il suo Shahriyar dall’ira omicida e riesca ad instillargli il senso dell’alternativa pacifica nella risoluzione di un conflitto non privo di conseguenze.


Angela Gissi
(15/04/2011)


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