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Venerdì santo e sabato nero in Siria | babelmedVenerdì, le forze di sicurezza hanno sparato sulla folla per disperdere i manifestanti, causando la morte di una decina di persone. Il giorno seguente, quando in migliaia si erano riuniti per assistere ai funerali delle vittime, alcuni cecchini appostati sui tetti delle case e la polizia hanno nuovamente aperto il fuoco.
Il bilancio di questi due giorni è particolarmente pesante: in totale sarebbero morti oltre 80 manifestanti e i feriti sarebbero centinaia, compresi bambini e anziani. Il Comitato dei martiri della rivoluzione del 15 marzo precisa che 21 persone sono morte a Ezreh, 41 a Damasco e nei dintorni e 16 a Homs.
Due giorni prima dell’annuncio dell’abrogazione dello stato di emergenza, il regime siriano aveva messo in guardia la popolazione contro qualsiasi manifestazione organizzata senza autorizzazione. Ed è subito passato agli atti, e gli omicidi di cui si è macchiato hanno sollevato una forte indignazione, sia a livello nazionale che internazionale. Gli Stati Uniti e l’Europa hanno immediatamente condannato questi crimini.

In Siria, due deputati, Nasser Hariri e Khalil Rifaï, si sono dimessi in segno di protesta. Anche il mufti di Deraa, Rizik Abdel-Rahim Abazid, la maggiore carica religiosa della città, ha deciso di dimettersi. Queste decisioni sono state annunciate in diretta su al-Jazira.
Le pressioni, però, non hanno avuto alcun effetto sul premier Assad, che sostiene che le manifestazioni siano organizzate da agitatori e terroristi per destabilizzare il paese. Questo atteggiamento ricorda quello dei dittatori tunisino ed egiziano recentemente caduti.
I massacri si sono verificati malgrado l’abrogazione dello stato di emergenza promulgata il 21 aprile. Lo stato di emergenza era stato istaurato in Siria nel 1963, con l’ascesa al potere del partito Baas. Di fatto, riguardo la repressione feroce che si è abbattuta su tutto il paese, l’abolizione dei tribunali eccezionali e il diritto di manifestare, nuovamente acquisito, non hanno cambiato ancora nulla. 





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