Rivoluzione e musica | Mohammad Farag, Umm Kolthoum, Mohammad Abd el Wahab, Abd el Halim, Ahmed Fouad Negm, Sheikh Imam Issa, Gamal Abdel Nasser, Ramy Essam, Bisra al Wahary, Lucia Veronica Gustato
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Mohammad Farag   

Ci si chiede spesso, soprattutto all’estero, se le sollevazioni popolari iniziate in Egitto il 25 gennaio 2011 abbiano prodotto una musica rivoluzionaria, o più precisamente la loro musica rivoluzionaria specifica. Per rispondere a questa domanda bisogna tornare un po’ indietro nel tempo per conoscere la situazione musicale rivoluzionaria nello specifico e la musica egiziana in generale. Torniamo al 1952, anno decisivo nella storia dell’Egitto moderno, quando un gruppo di ufficiali dell’esercito, guidati da Gamal Abdel Nasser si sollevarono in un colpo di stato contro la monarchia, segnando l’avvio della repubblica e il cambiamento dello stile di vita in Egitto. Questi avvenimenti rispondono al nome di “rivoluzione del ‘52”.

 

Rivoluzione e musica | Mohammad Farag, Umm Kolthoum, Mohammad Abd el Wahab, Abd el Halim, Ahmed Fouad Negm, Sheikh Imam Issa, Gamal Abdel Nasser, Ramy Essam, Bisra al Wahary, Lucia Veronica Gustato

 

Senza entrare nei dettagli storici relativi a quanto accadde in quel periodo, il desiderio degli ufficiali che detenevano il potere di ricostruire il paese li spinse a impadronirsi dei mezzi di controllo ideologico rappresentati essenzialmente dai canali di informazione, come la radio egiziana, la stampa, ufficialmente nazionalizzata nel 1962, e poi la televisione, creata dagli ufficiali nel 1964. Il loro scopo era la costruzione di un Egitto nazionalista che fosse capace di fronteggiare le minacce esterne, e dunque non c’era spazio per il pluralismo. Il sistema politico, guidato da Abdel Nasser, era totalitario: ognuno doveva entrare a far parte del partito dominante, gli altri partiti politici vennero eliminati, e i sindacati furono depurati degli elementi rivoluzionari in modo che diventassero fedeli allo stato.

In questo contesto la radio egiziana rappresentava per i “cantanti” l’unica strada per la fama, mentre coloro che ne restavano fuori erano destinati al fallimento e all’oblio; inoltre, con la scomparsa delle aziende di dischi “Gramophone”, la radio diventava l’unica voce ad avere accesso nelle case egiziane. A causa di questo controllo da parte del potere i grandi cantanti egiziani cantavano per lo stato, Umm Kolthoum era la “stella d’Oriente” Mohammad Abd el Wahab il “musicista delle generazioni”, e Abd el Halim, l’usignolo nero, era la “voce della rivoluzione”. Tutti cantavano la ricostruzione dell’Egitto sotto la guida di Abdel Nasser e la creazione di una nuova patria che sarebbe diventata la culla della cultura.

//Sheikh ImamSheikh ImamLa sconfitta del 1967 contro Israele venne a infrangere questi sogni, il controllo dello stato si allentò, e si fecero spazio il poeta Ahmed Fouad Negm e il compositore e cantante Sheikh Imam Issa, poeta vagabondo e compositore cieco, che vivevano in un'umile stanza sopra uno dei tetti del Cairo antico. Il poeta scriveva parole rivoluzionarie che condannavano la sconfitta e criticavano il leader con parole scottanti. Erano due uomini comuni e con parole semplici additavano gli intellettuali come una delle cause della sconfitta, ma nonostante questo proprio gli intellettuali innalzarono Negm e Sheikh Imam a fenomeno del canto rivoluzionario, ascoltando le loro canzoni nella piccola stanza in cui abitavano. Lo stato perseguitava i due autori e questa repressione li condusse alcune volte in prigione. Gamal Abdel Nasser aveva giurato ai leader palestinesi, che avevano mediato per farli scarcerare, che non sarebbero usciti finché lui fosse stato vivo e in effetti furono liberati solo dopo la sua morte.

Sadat prese il potere nel 1970, ma la leggenda di Negm e Sheikh Imam continuò, in particolare tra le sollevazioni degli studenti universitari che chiedevano una guerra di liberazione dei territori occuparti, e si diffuse anche fuori dai confini egiziani. Dopo la guerra del 1973, che si concluse con una parziale vittoria per l’Egitto, le radio arabe che si opponevano alla tattica di Sadat trasmettevano le canzoni di Sheikh Imam, mentre gli intellettuali hanno continuato a scambiarsi copie dei nastri di Sheikh Imam fino alla comparsa di internet. Si può dire che l’esperienza di Negm e Imam giunse al declino alla fine degli anni ’70, quando non riuscivano a presentare niente di nuovo rispetto all’inizio della loro attività e anche perché l’attenzione si era spostata verso le novità musicali nate con la guerra civile in Libano, come Zyad Errahbany e Marcel Khalifa.

D’altra parte l’esperienza di Negm e Imam era stata innovativa dal punto di vista politico per le loro parole cariche di ironia e di critiche, e anche perché avevano celebrato tutti i simboli rivoluzionari degli anni ’70, da Che Guevara alla guerra del Vietnam, dalla rivoluzione palestinese alla rivoluzione iraniana. A livello musicale, però, Sheikh Imam rimaneva di stile classico e produceva la sua musica basandosi sulla musica araba classica senza provare a sovvertirla; al contrario gli esperimenti libanesi erano rivoluzionari sia a livello musicale che a livello lessicale. Le opere di Negm e Imam non avevano portato alla nascita di altre sperimentazioni che potessero completare ciò che loro avevano iniziato, e dunque i loro successori continuavano a tornare alle loro vecchie canzoni, senza riuscire ad aggiungere un rinnovamento nella musica e nei testi.

//Ramy EssamRamy EssamIl maggiore cambiamento a cui ha assistito la scena musicale egiziana nella seconda metà degli anni ’70 è stata la diffusione delle cassette, un nuovo mezzo che consentiva di eludere il controllo dello stato. Fu così che si affermò una nuova celebrità musicale, Ahmed Adwia , che la radio aveva precedentemente rifiutato e che diventò il re delle cassette, con canzoni diverse per sonorità e testi rispetto a ciò che veniva presentato dalla radio e dai suoi cantanti. Gli intellettuali di sinistra e gli ideologi di stato iniziarono ad attaccare Adwia per i valori negativi che diffondeva attraverso le sue canzoni, in linea con la politica di apertura economica iniziata da Sadat e diversi da quelli che Abdel Nasser aveva cercato di imporre.

La musica quindi uscì dal controllo dello stato, rappresentato dalla radio, per finire nelle mani del potere capitalistico rappresentato dalle aziende produttrici di cassette, che imposero le canzoni sentimentali come unica forma della canzone egiziana; un cantante diventava una celebrità per pochi anni e poi veniva sostituito da un altro. Gli anni '80 e '90 sono stati caratterizzati da uno stile poco profondo a livello musicale, i cantanti delle cassette si alternavano, senza però presentare differenze in ciò che producevano. Forse Mohammad Mounir è stato l’unica proposta innovativa e diversa, e proprio per questo motivo è stato il meno commercializzato fino agli anni duemila, quando ha iniziato a conformare il suo stile a quello degli altri cantanti.

Il grande cambiamento musicale in Egitto è arrivato negli ultimi anni con la diffusione di internet, che ha aperto una grande finestra sul mondo, facendo conoscere diverse sperimentazioni musicali, dal commerciale allo sperimentale alla musica d’elite. Con l’avvento di internet la conoscenza delle altre culture non era più legata al reddito, alla padronanza delle lingue straniere o alla possibilità di viaggiare all’estero.

Internet offre giorno dopo giorno ai giovani nuove possibilità, e da qui è nato l’interesse delle nuove generazioni per il rap. Con la possibilità di scaricare programmi di registrazione della voce e simulatori di strumenti musicali, sono nati piccoli gruppi musicali, specialmente nelle grandi città come il Cairo, Alessandria e Ismailyya. Questi gruppi, composti da tre o quattro ragazzi, producevano le proprie canzoni diffondendole tramite internet o i telefoni cellulari. La maggior parte di questi gruppi, però, restava ancorata al modello del rap americano: avevano iniziato cantando le canzoni dei rapper americani famosi, per poi scrivere i testi in egiziano seguendo il loro esempio.

Durante la metà del primo decennio del 2000 diversi gruppi di giovani, accomunati dal fatto di vivere in zone popolari nelle periferie del Cairo e di appartenere a classi povere, hanno iniziato a produrre una nuova forma di rap conosciuto con il nome di “mahragan” (festival) che si basa fondamentalmente sulla possibilità di montare diverse strutture vocali l’una sull’altra, prendendo ispirazione dai caratteri distintivi dei rap e mischiarle con i canti popolari delle feste religiose e dei matrimoni popolari. I testi superano i confini morali che spesso limitavano le canzoni in Egitto, e parlare di droghe, alcool e relazioni sessuali è diventato normale, mentre questi argomenti si mescolano alle lodi del Profeta, al lamentarsi del tempo in cui si vive e all’invito alla gioia e alla vita. I “mahragan” escono dalle stanze strette dei produttori per diffondersi ai matrimoni nei quartieri popolari, nei microbus e nei tok tok, piccoli veicoli pubblici che riempiono le strade dell’Egitto, e restano lontani dal controllo delle aziende.

La rivoluzione ha dunque prodotto la propria musica caratteristica? Si può dire che la rivoluzione non ha prodotto finora la sua musica specifica ma ha spinto molti a cantare; non c’è stato un grande rinnovamento a livello stilistico, ma il numero dei cantanti è molto aumentato e le loro canzoni si trovano su diversi siti internet e vengono cantate nelle strade. A cominciare da Ramy Essam che si è fatto accompagnare dalla sua chitarra per partecipare ai sit-in in piazza Tahrir ed è diventato un’icona della rivoluzione, fino a Bisra al Wahary che ha cantato con la massima semplicità delle strade al centro del Cairo murate dall’esercito per respingere i manifestanti.

La rivoluzione ha spinto nuovamente dalla politica alla musica, e molti giovani hanno prodotto canzoni in diverse forme musicali contro il consiglio militare che attualmente governa in Egitto, e contro gli abusi che si sono verificati nel corso dell’ultimo anno e mezzo. L’affrontare temi politici nelle canzoni è il più rilevante cambiamento a livello musicale dopo la rivoluzione, e se ne hanno diversi esempi: i tentativi di riunire tutti gli slogan della rivoluzione sotto una forma musicale, le canzoni scritte e composte dopo i sanguinosi scontri con l’esercito, le canzoni degli ultras che hanno contribuito con le loro vecchie canzoni contro la polizia, e le canzoni nuove contro la giunta militare e le forze politiche che vogliono frenare la rivoluzione.

La rivoluzione egiziana è ancora alla ricerca dei suoi metodi e dei suoi strumenti, ha aperto grandi porte e ha liberato molte energie che si diffondono in ogni direzione. Su questa strada prende forma lentamente la musica della rivoluzione.

 


 


Mohammad Farag

Traduzione dall'arabo di Lucia Veronica Gustato

07/08/2012