In Egitto, alcuni ufficiali-scrittori si sollevano contro i soprusi | Daikha Dridi
In Egitto, alcuni ufficiali-scrittori si sollevano contro i soprusi Stampa
Daikha Dridi   
Che fare quando la polizia si presenta a casa tua e intima: Signore il vice commissario la desidera in caserma? Come proteggere dalla molestia o dall’aggressione sessuale una donna che dev’essere perquisita dalla polizia? Come bisogna comportarsi se un poliziotto ti ferma per strada e ti chiede i documenti?...Questi alcuni dei capitoli di un libro uscito in Egitto da quasi un mese, che ha riscosso un tale successo da essere già in trovabile.
In Egitto, alcuni ufficiali-scrittori si sollevano contro i soprusi | Daikha Dridi
La polizia ha inseguito deciso di confiscarlo. Il libro intitolato “Come evitare di farsi bastonare”, scritto da un anziano ufficiale di polizia in pensione, Omar Affifi, non è piaciuto al Ministero dell’Interno egiziano.
L’ 8 Aprile di quest’anno diverse squadre di polizia sono state inviate nelle librerie e nelle bancarelle per le strade, per ritirare il libro e renderlo introvabile. Eppure non c’è niente in “Come evitare di farsi bastonare” che sia contrario alla legge; è piuttosto una sorta di manuale semplificato e scritto in arabo dialettale egiziano su ciò che la legge egiziana dice in questa o quell’altra circostanza sui diritti dei cittadini, sui loro doveri come sui limiti delle prerogative della funzione di polizia.
Sicuramente ciò che non è piaciuto, più di tutto, è il fatto che l’autore scriva nero su bianco quel che la polizia non ha il diritto di fare, in un paese in cui gli abusi e le violenze della polizia sono moneta corrente,.
L’autore, Omar Affifi, che ha servito nella polizia come ufficiale per più di dieci anni, ha cambiato diversi stati di servizio e non potendone più, ha confidato alla stampa, di assistere quotidianamente ad abusi e ingiustizie che strutturano la relazione tra polizia e cittadini, ha finito per chiedere di servire come pompiere.
“Solo in quel momento mi sono sentito meglio, e ho sentito che ero davvero al servizio della gente”, ha spiegato ancora Affifi.

In seguito ad alcune gravi ustioni procuratesi durante un incendio, Affifi dismette anche l’uniforme da pompiere per diventare avvocato. Ed è questa doppia appartenenza, ex-ufficiale di polizia diventato avvocato, che fa di Omar Affifi l’autore ideale di un libro indispensabile, secondo lui, per lottare contro l’ignoranza della gente che è sfruttata da agenti e ufficiali di polizia: “Durante la mia avventura nella polizia e in seguito come avvocato, ho scoperto che esiste un vero e proprio analfabetismo della popolazione riguardo i diritti e le leggi. Proprio questa ignoranza dei cittadini sui loro diritti è una delle ragioni che fanno si che le violazioni, le violenze e gli abusi della polizia siano così diffusi in Egitto”. L’atteggiamento degli ufficiali di polizia di fronte ad un cittadino sicuro dei propri diritti non è assolutamente lo stesso di fronte a un cittadino che pensa che la poitica abbia il diritto di fare ciò che vuole, rileva ancora l’autore.
Il linguaggio semplice e familiare che utilizza “Come evitare di farsi bastonare” è probabilmente ciò che ha fatto il suo successo, ma senza dubbio è anche ciò che è valso all’autore le pressioni, le intimidazioni e le minacce che l’hanno spinto all’esilio.
Sono trascorse solo due settimane dal momento in cui Omar Affifi ha presentato il suo libro su El Doustour, un settimanale egiziano che ne ha pubblicato lunghi estratti a fine Marzo in occasione dell’uscita del libro, estratti fra l’altro dedicati dall’autore “ a tutte le vittime della tortura poliziesca”, e il momento dell’annuncio del precipitoso esilio dell’autore.
Lasciando dietro di se nell’incertezza una sposa e due bambini, Omar Affifi ha spiegato al telefono le ragioni della sua partenza dall’aereoporto dove si apprestava a imbarcarsi per New York: “Subisco pressioni senza sosta da quando è uscito il libro. L’hanno prima sequestrato illegalmente senza un’ordinanza giudiziaria, sono entrati per effrazione in casa mia, in mia assenza, e l’hanno ispezionata a fondo. Le loro macchine mi seguono costantemente, ricevo quotidianamente molte telefonate di minacce e adesso alcuni dei miei amici che sono ancora in polizia hanno ricevuto l’incarico di farmi pervenire minacce dirette contro la mia integrità fisica…”

In Egitto il poliziotto è un lupo per il cittadino ma anche per gli altri poliziotti, scrive Mahmoud Qotari, un altro ufficiale in pensione, in “Confessioni di un ufficiale di polizia nella città dei lupi”. Mahmoud Qotari è attualmente sotto processo per un secondo libro uscito dopo “Confessioni”, nel quale mette a nudo il sistema creato dal Ministero degli Interni per i brogli delle ultime elezioni. In più è regolarmente convocato in commissariato, pressato e spinto a spiegare quali siano i suoi legami con i gruppi di opposizione politica egiziani.
Il suo primo libro uscito nel 2004, Confessioni di un ufficiale di polizia nella città dei lupi”, che racconta dall’interno le abitudini della polizia, ha potuto evitare le rappresaglie, spiega lui, presentandosi come una fiction. Nondimeno resta una testimonianza istruttiva sull’universo brutale e corrotto nel quale vengono educati gli ufficiali egiziani: “Mi ricordo di aver ricevuto una prima lezione all’inizio della mia carriera su come colpire dei sospetti senza lasciare tracce. Il nostro superiore aveva umiliato in nostra presenza alcuni colleghi perché colpivano i sospetti procurandogli delle ferite che potevano provare la loro responsabilità davanti a un tribunale”, scrive Mahmoud Qotari.
Queste “Confessioni" che ritornano sui metodi di tortura largamente utilizzati come normale tecnica di investigazione, raccontano ugualmente della corruzione, l’insegnamento ai cadetti ufficiali del disprezzo nei confronti delle classi sociali svantaggiate, l’arbitrarietà, i furti, ma anche il terrore degli ufficiali stretti in un sistema che non perdona a coloro che “non godono di un buon appoggio negli ingranaggi dell’amministrazione della polizia”.
Prima di lui un altro ufficiale in pensione, Hamdi Badrane, si era esposto, raccontando gli abusi ricorrenti nel mondo rurale egiziano in “Giornale di un ufficiale nel retro del paese”. L’autore ha poi talmente apprezzato la pratica della scrittura che si è consacrato alla pubblicazione di romanzi.
Nel movimentato mondo dei fenomeni editoriali egiziani la dittatura diventa fonte di ispirazione per ufficiali che si stancano di soffocare e finiscono per abbandonare l’uniforme. Probabilmente tutto ciò continuerà.

Daikha Dridi
(06/ 05/2008)

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