L'Egitto dei matrimoni impossibili  | Michaela De Marco
L'Egitto dei matrimoni impossibili Stampa
Michaela De Marco   
L'Egitto dei matrimoni impossibili  | Michaela De Marco"Romeo e Giulietta non vivono in Egitto", esordisce così Adel, mentre osserva il suo bicchiere mezzo vuoto in un suggestivo caffè popolare, nascosto in uno di quei vicoli stretti e silenziosi dell'assordante capitale egiziana. Sorseggia il suo the che profuma di menta e mi racconta la sua ennesima storia d'amore andata in frantumi. Aisha sembrava innamorata: lo chiamava più volte al giorno, inscenava teatrini di gelosia e lo tartassava di sms amorosi. Quando lui le ha rivelato lo stato delle sue finanze è scomparsa. Adel è un ricercatore di scienze giuridiche e lavora come avvocato in uno studio, 8 ore al giorno per 500 lire egiziane mensili (circa 70 euro). Come lui tanti altri. "In fondo i sentimenti non sono tutto, ha ragione lei. L'amore non si trasforma in cibo per i nostri figli". Lei potrebbe lavorare e contribuire alle spese, ma sono poche le egiziane disposte a farlo. "Se lavorano lo fanno solo per potersi permettere degli 'sfizi', e comunque cercano sempre qualcuno che dia loro uno stile di vita d'alto livello: vedono la televisione e vogliono tutto quel che la pubblicità offre ai loro occhi". In passato succedeva che uomini ricchi e benestanti sposassero donne povere, oggi è una rarità. Che lui ricordi, non ha mai sentito parlare di donne ricche che, per amore, sposino uomini più poveri. Non lo permetterebbero le famiglie, il cui parere in Egitto è ancora determinante, ma anche loro non lo troverebbero opportuno. "Inoltre", spiega Adel: "Un vero uomo non accetterebbe mai d'esser mantenuto da una donna". Gli tornano in mente le storie di Sara e di Muhammad, suoi cari amici. Muhammad ha lasciato la donna di cui era innamorato perchè era più ricca di lui. Lei lo amava e il padre era riuscito a trovargli un buon lavoro. Lui l'aveva orgogliosamente rifiutato e s'era sentito talmente umiliato da lasciarla: "Meritava di più. Le donne si innamorano continuamente. Un uomo nella sua vita ama una sola volta, certe emozioni non le ho mai più provate". Sara invece ha perso l'uomo della sua vita in mare, mentre inseguiva il miraggio europeo. S'era imbarcato in Libia, nella speranza di trovare un lavoro in Italia e guadagnare il denaro necessario per sposarla. Sara ha pianto per qualche mese, poi, fortunatamente, si è innamorata di nuovo. "Forse Muhammad ha ragione", commenta Adel.

Sono circa 5 milioni i giovani egiziani che vorrebbero sposarsi ma non possono. Per mantenere una famiglia serve uno stipendio di almeno mille lire, e ci vogliono anni prima che un ragazzo riesca a raggiungere la cifra necessaria per organizzare un matrimonio. Infatti, le spese ricadono quasi tutte sull'uomo. Le classi più povere spendono circa 30 mila lire, il ceto medio ne spende 150mila: la somma include la shabka (l'oro che l'uomo deve donare alla donna), la festa e l'appartamento.
L'Egitto dei matrimoni impossibili  | Michaela De Marco
Il matrimonio di Haifa Wahabi
Per una festa di matrimonio, gli egiziani spendono dalle 1000 alle 6000 lire. Niente a che vedere con le grasse cerimonie italiane: le feste egiziane sono un po' di gioioso rumore attorno a un cantante, un piatto di dolci e qualche Pepsi. Nei quartieri popolari i matrimoni si festeggiano sull'uscio di casa, in una nube di hashish colorata dalle lucine natalizie appese in ogni dove, l'atmosfera è gioviale e chiunque può unirsi ai festeggiamenti. I signori dei ceti alti invece, sulle note delle mille e una notte, spendono i milioni. Il matrimonio tra Haifa Wahabi, nota cantante libanese, e il businessman egiziano Ahmad Abu Ashima, è costato ben 9 milioni di dollari. È stato uno scandalo. La cifra ha fatto rabbrividire persino il presidente egiziano Muhammad Hosni Mubarak, che ha accusato pubblicamente questo sperpero considerandolo uno schiaffo alla povertà.

Ma lo scoglio più insidioso per i giovani è l'acquisto dell'appartamento, infatti, il prezzo degli immobili continua a lievitare. "Un appartamento wahesh (orribile) in un quartiere povero costa minimo 50 mila lire egiziane, invece per un appartamento decente bisogna sborsarne almeno 120 mila", spiega Adel. Ci sono due forme di pagamento: si può pagare la somma intera oppure mediante "contratto", versando una quota iniziale (15/30 mila lire a seconda del prezzo dell'appartamento) e poi pagando ogni mese una somma di circa 400 lire. La seconda forma di pagamento è la più "gettonata" ma anche la più
sconveniente, poichè, passati 60 anni, bisogna restituire l'appartamento al suo primitivo proprietario. Va da sè che cifre di questo tipo sono proibitive per la stragrande maggioranza dei ragazzi egiziani. Nelle campagne il tutto costa meno, ma non c'è lavoro, per cui i giovani si spostano in città per poi non lavorare comunque.
Secondo le stime del governo, il tasso di disoccupazione quest'anno è del 9%. L'International Bank, invece, parla del 22%. Nella cerchia, molti laureati e dottorandi.
La caccia all'occupazione ha innescato i meccanismi più perversi. Il padre di Adel il mese scorso è venuto al Cairo per dare 10 mila lire ad un uomo del governo, affinchè cercasse un posto di lavoro al figlio con almeno 1000 lire di stipendio. I politici hanno molti contatti, e sono sempre di più le persone che offrono denaro ai parlamentari in cambio di un'occupazione per i figli.
Un mese fa, anche un quotidiano egiziano, l'indipendente Masr el Youm , denunciava il "mercato nero" del lavoro. C'è addirittura un "prezzario": i prezzi vanno dalle 100 mila (per un posto in polizia) alle 6 mila lire (per un posto come impiegato e un contratto di 2/3 anni). "Tu paghi, poi loro provano per qualche mese a cercarti un lavoro, se non ci riescono malesh (non fa niente)", Adel fa spallucce e torna al suo the.
"Anche i membri di alcuni partiti d'opposizione stanno nel business, ma sono la minoranza", spiega un professore universitario, e aggiunge: "I Fratelli Musulmani, unico autentico movimento di massa all'opposizione, hanno invece una strategia diversa: non chiedono soldi, ma supporto incondizionato. In questo modo risultano più credibili agli occhi del popolo egiziano e hanno inserito i loro seguaci in ogni luogo (negli ospedali, nelle scuole, nelle aziende, nelle fabbriche e nei ministeri)".
Ma chi non vuole diventare un fratello musulmano e non può permettersi di pagare un lavoro rischia di restare per strada. A febbraio, Gamal Zahran,
parlamentare indipendente e professore universitario, ha presentato al
Parlamento un report in grado di dimostrare che il tasso di disoccupazione supera il 30%, e che, negli ultimi 4 anni, 12 mila giovani si sono suicidati perchè non in grado di trovare un'occupazione. "Per questo motivo la criminalità è aumentata", osserva Adel, e aggiunge: "In Egitto più la gente diventa religiosa e più sale il numero dei criminali. Non è un paradosso 'affascinante'?". Lui ha una sua teoria: "Pregano tanto per tamponare il senso di colpa". Un suo collega interviene in difesa del crescente sentimento religioso: "In povertà, i giovani potrebbero cadere nella droga o in un'eccessiva promiscuità sessuale. Questa profonda religiosità, non a caso supportata dalle autorità governative, mantiene i giovani legati a certi valori".
Finito il suo terzo the alla menta, Adel sorride, e rivolge nuovamente il suo pensiero a Romeo e Giulietta. Chiede: "Secondo voi, Giulietta prima di sposare Romeo gli ha chiesto l'ammontare del suo stipendio?", il suo collega risponde: "Adel, Giulietta sapeva che Romeo apparteneva sì ad una famiglia rivale, ma probabilmente più ricca della sua".


Michaela de Marco
(19/09/2009)


parole-chiave: