Genocidio, lettera aperta dell’attore Javier Bardem | Javier Bardem, Penelope Cruz, Pedro Almodòvar, Gaza, bambini saharaui
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Genocidio, lettera aperta dell’attore Javier Bardem | Javier Bardem, Penelope Cruz, Pedro Almodòvar, Gaza, bambini saharauiL’attore spagnolo Javier Bardem e altri artisti e personalità della settima arte – tra gli altri, Penelope Cruz, Pedro Almodòvar – si sono espressi pubblicamente per condannare fermamente l’operazione militare israeliana a Gaza e chiedere all’Unione Europea di prendere posizione.

L’attore si è mosso ulteriormente pubblicando il 25 luglio un testo intitolato “genocidio” sul giornale spagnolo El Diario. Il suo impegno politico è noto: Bardem ha coprodotto recentemente un documentario sui bambini saharaui, Hijos de las nubes (I bambini delle nuvole, l’ultima colonia) di Alvaro Longoria, 2012. Ha partecipato personalmente a diversi progetti, dibattiti e incontri in Europa per sensibilizzare il pubblico alla causa saharaua e alla questione della regione del Sahara occidentale, antica colonia spagnola occupata dal Marocco dal 1976.

 


 

Ecco il testo della lettera aperta.

 

Genocidio  

Nell’orrore che vive in questo momento Gaza, non c’è posto per l’equidistanza o la neutralità. E’ una guerra di occupazione e di sterminio contro un popolo senza mezzi, confinato in un territorio minuscolo, privato d’acqua e dove gli ospedali, le ambulanze e i bambini sono degli obbiettivi e dei presunti terroristi.

Difficile capire, impossibile da giustificare.

E vergognoso è l’atteggiamento occidentale che permette tale genocidio. Non capisco questa barbarie, ancora più brutale e incomprensibile tenuto conto di tutte le cose orribili che il popolo ebreo ha vissuto nel passato. Solo le alleanze geopolitiche, maschera ipocrita degli affari - per esempio,  la vendita di armi - spiegano la posizione vergognosa degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e della Spagna.

So che qualcuno, quelli di sempre, delegittimeranno il mio diritto ad esprimermi per cause personali, per cui voglio chiarire i punti seguenti. Sì, mio figlio è nato in un ospedale ebraico perché delle persone a me molto vicine e molto care sono ebree e perché essere ebreo non vuol dire sostenere questo massacro, così come essere ebreo non è essere sionista, ed essere palestinese non è essere un terrorista di Hamas. E’ assurdo come affermare che essere un tedesco fa di te un nazista.

Sì, lavoro anche negli Stati Uniti dove ho degli amici ebrei che rifiutano questo intervento e questa politica di aggressione. “Non si può invocare l’autodifesa quando si assassinano dei bambini” , mi diceva uno di loro al telefono. E così altri con cui discuto apertamente delle nostre diverse posizioni.

Sì, sono Europeo e ho vergogna di una comunità che pretende di rappresentarmi col suo silenzio e la sua assenza di vergogna.

Sì, io vivo in Spagna dove pago le mie tasse e non voglio che i miei soldi finanzino una politica che sostiene questa barbarie e il commercio delle armi con paesi che si arricchiscono uccidendo bambini innocenti.

Sì, sono indignato, ho vergogna e sto male davanti a tanta ingiustizia e all’assassinio di esseri umani. Questi bambini sono nostri bambini.

E’ l’orrore.

Possa nascere la compassione nel cuore di chi uccide e sparire questo veleno mortale che non fa che creare più odio e violenza.

Possano un giorno gli Israeliani e i Palestinesi che pensano solo alla pace condividere la loro soluzione.

 


 

Traduzione dal francese di Stefanella Campana