Acqua, ulivi, case. Il territorio nelle infografiche di Visualizing Palestine | Visualizing Palestine/Ebticar, infografiche, Visualizing Impact, oliveti palestinesi, demolizioni a Gaza, Cristiana Scoppa
Acqua, ulivi, case. Il territorio nelle infografiche di Visualizing Palestine Stampa
Cristiana Scoppa   

Acqua, ulivi, case. Il territorio nelle infografiche di Visualizing Palestine | Visualizing Palestine/Ebticar, infografiche, Visualizing Impact, oliveti palestinesi, demolizioni a Gaza, Cristiana ScoppaLo sapevate che in Palestina piove più che a Londra? Che il numero degli ulivi – 800.000 – sradicati in Palestina dal 1967 a oggi coprirebbe una superficie pari a 33 volte Central Park? Che il 95 per cento dell’acqua dei 117 pozzi “potabili” di Gaza è contaminato? Sono alcuni dei dati descritti nelle infografiche di Vizualizing Palestine, uno dei progetti di informazione per il web di Visualizing Impact, community creativa libanese composta da giornalisti, grafici, sociologi, ingegneri informatici. Un gruppo dinamico, che cresce e si modifica intorno ai diversi progetti, aggregando esperti/e che aiutano nella ricerca ed elaborazione dei dati a seconda dei soggetti trattati.

Interprete dell’evoluzione del web, dove sempre più immagine e testo si combinano per comunicare in modo sintetico e rapido, lo spirito militante della community si esprime proprio attraverso la creazione di infografiche volte a contrastare stereotipi o palesi manipolazioni dell’informazione attraverso l’oggettività dei dati, resi comprensibili – e gradevoli – con l’uso di immagini, simboli, grafici, che guidano nella “lettura”, raccontano storie, svelano verità nascoste.

Le infografiche di Visualizing Impact sono infatti distribuite con licenza Creative Commons così da incoraggiare chiunque a utilizzarle. Il gruppo ha ricevuto già numerosi premi, e le sue infografiche hanno trovato spazio su piattaforme web internazionali, da Al Jazeera al Guardian online, sono state usate da università e organizzazioni non governative, sono apparse su cartelloni pubblicitari o nelle pubblicità.

Visualizing Palestine è uno dei loro progetti, un work in progress al quale si aggiungono via via nuove tavole, per raccontare questa terra martoriata e il dramma di un popolo attraverso una contro-informazione che svela i lati nascosti della politica israeliana. Come i danni all’ambiente, a cominciare dalle risorse idriche, cui sono dedicate le tavole che qui presentiamo.

1. Sradicati

Sradicare gli oliveti palestinesi per fare posto a nuove colonie. Una pratica che prosegue dal 1967, e questa infografica ne sintetizza le conseguenze: 800.000 alberi sradicati, uliveti che coprivano una superficie pari a 33 volte Central Park. Con 12,3 milioni di dollari di perdite ogni anno, pari alla produzione di olio che avrebbe assicurato un reddito a 80.000 famiglie.

2. Davvero non c’è abbastanza acqua nella West Bank?

596 mm l’anno a Londra contro 619 a Ramallah. Il bacino idrico inglese permette di assicurare una media di 130 litri d’acqua per persona al giorno. Ma cosa succede con il bacino idrico montano della West Bank? Lo chiarisce questa infografica in 4 tappe: 1. Appropriazione delle risorse idriche: Israele controlla la maggior parte delle risorse idriche della West Bank e stabilisce quanta acqua possono usare i Palestinesi; 2. Controllo delle forniture idriche: le autorità israeliane stabiliscono le quote annue di acqua destinate ai Palestinesi; 3. Impedimento dello sviluppo [di infrastrutture idriche]: dal 1967 ad oggi non è stato approvato lo scavo di alcun pozzo palestinese nella parte più ricca del bacino acquifero della West Bank; 4. Distruzione delle infrastrutture idriche esistenti: nel 2011 l’esercito israeliano ha distrutto 89 infrastrutture idriche, tra cui 21 pozzi e 34 cisterne usate per l’irrigazione e l’abbeveramento del bestiame. Risultato? A ogni cittadino palestinese toccano in media 70 litri di acqua al giorno contro i 300 litri giornalieri a disposizione di ogni cittadino israeliano.

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3. L’acqua di Gaza: sequestrata e contaminata

Ha la forma di un secchio pieno d’acqua, l’infografica che spiega come il 95 per cento dell’acqua potabile a disposizione dei 117 municipi della Striscia di Gaza sia in realtà inadatta al consumo umano: i pozzi scavati nel Bacino Acquifero Costiero, che Gaza condivide con Israele e con l’Egitto, presentano alti contenuti di sale e altri agenti inquinanti. L’assedio e le ultime operazioni militari israeliane nella Striscia, che hanno causato danni importanti alle strutture idriche e all’impianto fognario, sono tra le cause delle infiltrazioni di acqua marina e liquami. I continui black out elettrici limitano l’attività delle pompe e degli impianti di purificazione. Mentre le restrizioni imposte all’importazione di materiale edile e meccanico impediscono sia la riparazione delle infrastrutture danneggiate che la costruzione di nuovi impianti.

4. Una politica di evacuazione. Le demolizioni abitative a Gaza e nella West Bank

Un territorio è le persone che lo abitano. O che sono costrette ad abbandonarlo, perché le loro case vengono sistematicamente distrutte. In questa infografica, Visualizing Palestine offre una cronologia “a ritroso”, dal 1967 al 2011, delle demolizioni di abitazioni palestinesi portate avanti dal governo israeliano attraverso la house demolition policy, la politica delle demolizioni abitative. Nel 2011, 22 case distrutte a Gerusalemme Est, che hanno lasciato 88 persone per strada, e 222 case nella West Bank e a Gaza, che hanno reso homeless 1094 persone. Tra dicembre 2008 e gennaio 2009, 4.495 case distrutte dall’esercito israeliano a Gaza, con oltre 20.000 persone senza tetto. Dal 1967 al 2011 le case distrutte sono 25.000, i senza tetto 160.000. Praticamente una città delle dimensioni di Livorno.

Come afferma Jeff Halper, direttore del Comitato Israeliano contro le demolizioni abitative, citato nell’infografica: “La politica delle demolizioni abitative è in realtà una politica di evacuazione, di un popolo che spoglia un altro popolo delle sue proprietà, prendendosi sia le sue terre che il suo diritto all’autodeterminazione”.

5. Un’evacuazione continua. L’esilio forzato dei Palestinesi

Chi arriva, in Palestina, e chi parte, dal 1922 ad oggi. Una infografica sintetica, che mostra un capovolgimento della situazione. Nel 1922 in Palestina vivevano 750.000 persona, di cui 84.000 di fede ebraica. Tra il 1918 e il 1948 si stabiliscono in Palestina 480.000 persone di fede ebraica. Ma nel solo 1948 750.000 palestinesi, allora pari al 50 per cento della popolazione, sono costretti all’esilio. Tra il 1948 e il 1967 sono 1,3 milioni gli ebrei che si stabiliscono in Israele, mentre 440.000 palestinesi sono costretti a partire. I Palestinesi che vivono in esilio sono ormai 1,1 milioni. Dal 1967 al 2008 sono revocati altri 240.000 permessi di residenza ai Palestinesi, mentre nello stesso periodo si stabiliscono in Israele altri 1,8 milioni di persone. Nel 2008 vivevano in esilio complessivamente 5,3 milioni di Palestinesi.

Al centro dell’immagine, la cartina geografica, che mostra in bianco i territori palestinesi e in nero quelli israeliani, e il capovolgimento che si è prodotto. Dal bianco punteggiato di nero, al nero con alcune pezzature bianche. Solo che la popolazione è quasi la stessa, 5.120.000 Palestinesi contro 5.610.000 Israeliani. È il territorio in cui sono costretti a vivere i primi che è a malapena un terzo di quello in cui abitano i secondi.

 


Cristiana Scoppa

16/10/2014