Lettera di una madre palestinese ad una madre israeliana | Jalel El Gharbi
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Jalel El Gharbi   
Lettera di una madre palestinese ad una madre israeliana | Jalel El Gharbi
Salah Hamouni
Il signor Nicolas Sarkozy si è mostrato molto commosso dalla sorte del soldato franco-israeliano Gilad Shalit. Questo gli fa onore e siamo lieti dell’attenzione che dedica ai francesi con doppia cittadinanza. Ma sorgono tanti dubbi e tante domande di fronte al mutismo che circonda il caso Salah Hamouri, che avrebbe dovuto commuovere il presidente francese almeno quanto il soldato Shalit.
Salah Hamouri (22 anni) è franco-palestinese, di madre francese e di padre palestinese. È in prigione dal 2005 e oggi si trova nell’istituto penitenziario di Rimonim. È stato trattenuto sulla base di semplici sospetti. Il suo fascicolo giudiziario è vuoto. La famiglia che vive a Gerusalemme ha fatto appello al presidente francese ma invano.

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Gilad Shalit
Una mobilitazione si sta organizzando intorno all’associazione France-Palestine
www.france-palestine.org ed è nato un gruppo su Facebook www.facebook.com/group.php

Pubblichiamo la lettera scritta dalla madre del detenuto franco-palestinese alla madre del soldato Gilad Shalit, la cui sorte ha commosso il mondo molto più di quella di migliaia di palestinesi detenuti senza processo. Purtroppo questa lettera, che risale al 2007, è ancora d’attualità.



Gentile Signora Shalit,
da un anno seguo con attenzione la situazione di suo figlio soldato-prigioniero grazie ai media, ho spesso avuto voglia di scriverle ed oggi, dopo aver visto la videocassetta in televisione, mi sono decisa.
Prima di continuare, devo innanzitutto presentarmi, sono la Signora Guidoux, sposa Hamouri. Sono francese ma vivo a Gerusalemme Est da più di vent’anni perché mio marito è palestinese. Sono insegnante, abbiamo 3 figli che hanno la cittadinanza francese, il primogenito Salah, studente di 22 anni, è stato arrestato dalle autorità israeliane il 13 marzo 2005, è prigioniero in Israele nel centro di detenzione di Hadarin e in attesa di processo. Non ha ucciso nessuno ed il suo fascicolo contiene soltanto sospetti, tuttavia rischia di restare per lunghi anni in prigione.
Ho scoperto durante questo periodo che suo figlio ed il mio hanno molti punti in comune anche se tutto sembra separarli. Sono giovani e soffrono per il loro paese, hanno tutti e due la nazionalità francese, la Francia deve dunque sostenerli ed aiutare le loro famiglie, sono stati sequestrati l’uno da un gruppo della resistenza, l’altro da soldati, sono dunque entrambi ostaggi. La libertà di suo figlio dipende da un gesto del suo governo, quella del mio dai giudici militari che generalmente non sono molto clementi.
La vostra famiglia e la mia hanno anche altre cose in comune, il padre di Gisat è pronto ad abbattere intere montagne per ritrovare suo figlio (ammiro il suo coraggio e la sua dignità) perché da una anno soffrite la sua assenza. Comprendo le vostre angosce , le vostre paure, la vostra volontà e la vostra speranza perché la mia famiglia e le famiglie di migliaia di prigionieri palestinesi provano gli stessi sentimenti, le stesse angosce e la stessa collera. Posso immaginare le vostre aspettative, la speranza di un segnale…
Prima dell’arresto di mio figlio, credevo nella pace e nell’intesa fra i nostri due popoli ma oggi ho sempre più difficoltà a credervi, incontro famiglie di prigionieri nelle visite in prigione o al tribunale: la pace o qualunque altro accordo non potrà esistere fino a quando il problema dei prigionieri non sarà risolto. I nostri figli devono tornare a casa e anche il suo.
Mi piacerebbe veramente se potesse assistere ad un’udienza del tribunale militare, potreste in questo modo constatare la sofferenza e l’umiliazione dei prigionieri e dei loro familiari: si può parlare di giustizia quando un palestinese rischia lunghi anni di prigione per avere avuto voglia di combattere senza passare all’atto quando invece, per dei fatti molto più gravi, gli israeliani sono semplicemente messi agli arresti domiciliari?
La speranza ci da la forza di vivere, spero che tutti i nostri prigionieri e suo figlio torneranno presto a casa.
Cordialmente…


Jalel El Gharbi
Traduzione dal francese di David Mancini
(03/06/2009)


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