A pesca di pallottole | Karl Schembri
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Karl Schembri   
A pesca di pallottole | Karl Schembri
Gaza fishermen (photo Karl Schembri)

Gaza city, Gaza - Prima ancora che i pescatori issino le vele, all’orizzonte i cannoni israeliani attendono minacciosi che l’imbarcazione violi il limite di tre miglia marine imposto dopo la guerra di gennaio.
A pesca di pallottole | Karl Schembri
Mohammed and Said (photo Karl Schembri)
Una dozzina di pescatori sulla spiaggia ripara alcune barche con il poco materiale a disposizione. I fori dei proiettili punteggiano quasi tutto il profilo del battello adagiato sulla sabbia dorata. Tre anziani pescatori mi fanno salire sul peschereccio che hanno trasformato in “barca turistica” dopo aver rinunciato al lavoro di tutta una vita.

" Anche se non ci sono turisti, abbiamo sempre speranza" dice Mohammed mentre lasciamo il porto. Per quanto sembri improbabile, Mohammed spera nei turisti, ma ha abbandonato la speranza di potersi guadagnare da vivere con il proprio lavoro, la passione di sempre. Da quando Israele ha ridotto la zona di pesca a tre misere miglia marine – ma sparano spesso a chiunque si spinga oltre le due miglia - Mohammed ed i suoi colleghi hanno deciso di finirla.

A pesca di pallottole | Karl Schembri
(photo Karl Schembri)
Il buon pesce si prende nei mari più profondi. Stando così le cose, l’unico tipo di pesce che si trova sul mercato sono “asafeer”, “ghobos” e pochissime sardine, e anche “dennis”, importati da Israele, rendendo il pesce - da sempre alimento base per un milione e mezzo di Gazawi – un prodotto incredibilmente costoso data la sua scarsità anche se dovrebbe essere, al contrario, una risorsa abbondante.

Era già successo, la loro zona di pesca drasticamente ridotta sotto i propri occhi. La pesca a Gaza era consentita entro le 12 miglia marine dal litorale prima dell’Intifada di Al Aqsa, ma è stata ridotta a sei miglia dopo il 2000 anche se sulla carta, secondo gli accordi di Oslo firmati 1993, la pesca era ancora consentita entro 20 miglia marine.

Israele giustifica la sua politica “paralizzante” affermando che mira ad impedire il contrabbando di armi e munizioni. I pescatori tuttavia sono i più penalizzati, vedendo diminuire drammaticamente i loro profitti e la pesca. Mentre ci spingiamo ancora oltre, un peschereccio davanti a noi riceve i primi segnali di pericolo che gli intimano di cambiare direzione.
A pesca di pallottole | Karl Schembri
(photo Karl Schembri)

“Non c’è alcuna comunicazione via radio fra israeliani e palestinesi in mare; l’unica comunicazione è con gli spari„ dice Mohammed. “I pescatori se ne stanno sempre per conto loro qui fuori, al riparo dai media e dagli occhi della gente, ed ogni volta che c’è qualche problema con Israele sono i primi a pagarne le conseguenze.

Il World Food Program lo scorso febbraio ha dimostrato che il blocco del mare ha ridotto la pesca più del 72% in confronto allo stesso mese nel 2008. Nel 2008 la pesca rappresentava l’1,5% dell’economia di Gaza secondo i dati del Ministero per l’Agricoltura di Gaza. Nel 2000 c’erano circa diecimila pescatori, oggi ne sono rimasti meno di 3.500. Secondo l’ufficio per il coordinamento degli affari umanitari delle Nazioni Unite (OCHA), reti da pesca, corde, spago e lampade a gas rientrano tra le forniture sospese a causa dell’assedio israeliano del giugno 2007.

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Fishing boat reduced to rubble in the war (Photo Karl Schembri)
Saidi, un rifugiato espulso dalla città di Jaffa nel 1948, aveva pescato per 40 anni prima di dover rinunciare alla pesca. “La mia è sempre stata una famiglia di pescatori che conoscono ed amano il mare, ma ora non è più così„ ha detto. “Non ci sono pesci da pescare qui„. Non sono solo le limitazioni israeliane sulle aree da pesca che stanno paralizzando Gaza. Secondo l’ONU, ogni giorno circa 50 milioni di litri di acque reflue non depurate sono buttate in mare, trasformando l’area in una vera e propria fogna a cielo aperto.

Gli impianti per lo smaltimento delle acque nere danneggiati lo scorso gennaio sono ancora fuori uso e Israele non consente il passaggio del materiale necessario per le riparazioni urgenti e per la manutenzione ordinaria, come ad esempio le tubature. I porti israeliani di Ahskelon e Ashdod, nel nord del paese, sono visibili dalla barca. Anche loro influiscono sull’inquinamento di Gaza, ma le forze israeliane sembrano preoccuparsi solamente di impedire ai pescatori di Gaza di avanzare verso di loro.

Anche il lato egiziano, a sud, è proibito, e i cannoni israeliani attendono che qualche imbarcazione si avvicini troppo per impedire a chiunque di entrare o uscire via mare dalle 25 miglia di Striscia. Una barca con a bordo attivisti internazionali salpata da Cipro con l’intenzione di interrompere l’assedio lo scorso luglio è stata fermata dall’esercito israeliano, sono stati tutti arrestati e alcuni sono stati espulsi, compresi Cynthia McKinney, membro del Congresso degli Stati Uniti e Mairead Maguire, irlandese insignito del Nobel per la pace. Vicino alla nostra barca, alcuni pescatori a bordo di un vecchio peschereccio ammaccato ci salutano con la mano, sorridendo e guardando verso di noi, mentre con la mano fanno il segno della vittoria.
Ma la vista del profilo di Gaza da lì fuori era desolante, con i suoi edifici bombardati affacciati sul Mediterraneo.


Karl Schembri da Gaza
traduzione dall’inglese di Federica Araco
(14/10/2009)


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