Tributo alla città proibita | Karl Schembri
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Karl Schembri   

GAZA CITY, Gaza – Per la maggior parte dei palestinesi la città santa di Gerusalemme resta al di là del confine. Per i gazawi è la città proibita.
Rinchiusi come sono nell’assediata Striscia di Gaza, uscirne è ancora estremamente difficile, ma entrare a Gerusalemme non è mai stato più complicato.
Ma anche se la West Bank e Gaza sembrano allontanarsi sempre di più, la città vecchia rimane nel cuore e nella mente dei palestinesi di ogni estrazione sociale. E sotto assedio, gli artisti di Gaza hanno deciso di offrire il loro omaggio a Gerusalemme.
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Shareef Sarhan

A Gaza City, un gruppo di 12 artisti sta esibendo un personale tributo alla città vecchia. Attraverso differenti prospettive essi esprimono immagini di nostalgia, resistenza, disperazione, desiderio, calma e conflitto. In ogni caso, si tratta di immagini basate sulla memoria di una città che è al contempo vicinissima e irraggiungibile.
Per Shareef Sarhan, che è stato a Gerusalemme per l’ultima volta 16 anni fa, ciò di cui sente maggiormente la mancanza sono i piccoli dettagli della vita di tutti i giorni a Gerusalemme. Come prendere un tè con gli amici seduti per terra, passeggiare nel labirinto dei vicoletti o acquistare un piccolo ricordo della città.

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Bassel Al Maqoussi
“Non possiamo muoverci da qui, non possiamo più andare a Gerusalemme!” dice Sarhan. “L’idea che vorremmo esprimere con questa mostra è dire a Gerusalemme ‘salve, sono qui!”. Questo è il nostro modo per dire che Gerusalemme continua ad essere nei nostri cuori, che pensiamo a quel luogo in ogni momento”.
“Non abbiamo mai dimenticato Gerusalemme, e non lo faremo mai”, dice Bassel Al Maqoussi, che ne parla come “la città inaccessibile”.
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Maha Daya
“Gerusalemme vive dentro di noi, è nei nostri cuori, appartiene alla nostra cultura, alla nostra religione, al nostro patrimonio, anche se è così lontana da noi. Malgrado questa situazione, è dentro di noi”.

“Come artisti stiamo rendendo omaggio alla città che ci è stata sottratta”, dice.
Al Maqoussi ha visitato l’ultima volta Gerusalemme nel 2007, prima della guerra civile tra Fatah e Hamas ed il successivo embargo. Ma anche in quella occasione, ha potuto vedere solamente la città vecchia dall’esterno.
“Ero insieme ad un amico alla porta di Gerusalemme, la porta di Damasco, ci è stato vietato di entrare dalla polizia israeliana, proprio perché venivamo da Gaza”, ha detto. “Non ho potuto scattare nemmeno una fotografia della città vecchia. Abbiamo potuto guardarla solamente da fuori le mura”.
Un’altra artista di Gaza che esibisce i propri lavori è Maha Daya: scorci colorati con costruzioni a cupola ed archi raffigurano il suo ricordo di Gerusalemme.
“Prima potevamo andare a visitare Gerusalemme ma ora è assolutamente proibito. Ci sono andata l’ultima volta nel 1996”, dice. “ I miei quadri si ispirano a ciò che ricordo di questa città, la porta di Damasco, la Cupola della Roccia quando entrai nella città vecchia ebbi una strana sensazione mentre camminavo tra i vicoletti”.

Daya è pienamente consapevole della continua trasformazione che sta vivendo Gerusalemme sotto l’occupazione israeliana.
“Ho sentito che si stanno verificando molti cambiamenti a Gerusalemme e, per quel che mi riguarda, se dovessi tornare sono certa che troverei che molto è già cambiato. Non solo per quanto riguarda il paesaggio e gli edifici, ma anche le persone – ci sono pochissimi palestinesi lì ora”.

Sotto il controllo di Israele dall’annessione di Gerusalemme nella Guerra dei Sei Giorni del 1967, la città vecchia resta un nodo cruciale tra le due parti della città. Per i musulmani, è la sede della Moschea Al Aqsa – considerata il terzo luogo santo dell’Islam – e la Spianata delle moschee – il nobile santuario. Per gli ebrei, è il luogo del Tempio della Montagna e del Muro Occidentale (quel che rimane del Tempio di Salomone distrutto dai Babilonesi del 587 a.C, n.d.T.).

Alla fine del Settembre del 2000 fu teatro della Seconda Intifada, anche conosciuta come l’Intifada di Al Aqsa, quando Ariel Sharon mise piede dentro la Spianata delle moschee infiammando le sanguinarie rappresaglie degli ultimi anni causando la morte di 5.500 palestinesi e 1.000 israeliani.

Gli scontri scoppiati nella città vecchia nelle ultime settimane hanno fatto riemergere le tensioni rimaste, mentre i palestinesi denunciano il fatto che la propria capitale stia diventando - parole loro - "ebreizzata".
L’esposizione “Tribute to Jerusalem” a Gaza coincide con le celebrazioni dell’anno di Gerusalemme capitale della cultura araba 2009, nominata dalla Lega Araba.

L’evento è organizzato da Windows From Gaza, un gruppo di creatori d’arte contemporanea che ha lo scopo di sostenere l'arte moderna nella striscia sotto assedio. “Windows From Gaza è la finestra attraverso la quale esprimiamo noi stessi, attraverso la quale rappresentiamo ciò che vediamo in questa stretta striscia utilizzando il linguaggio universale dell’arte„ dice Sarhan. “L'assedio e la chiusura rappresentano un’enorme sofferenza quotidiana per la gente a Gaza, e stanno portando ad una paralisi completa della vita in ogni suo aspetto„.

Tributo alla città proibita | Karl SchembriAnche l'arte soffre sotto l’assedio a causa della scarsità delle materie prime. Le foto possono essere stampate soltanto in bassa qualità perché svilupparle è quasi impossibile e anche i colori sono pochissimi. “Dipendiamo da materiale che arriva attraverso i tunnel dall'Egitto”, dice Sarhan. “A volte dobbiamo chiedere a chiunque arrivi da Israele o Gerusalemme o Ramallah di portarci del materiale. Ho alcuni amici che lavorano con l’UNRWA, ma non tutti hanno questa fortuna„.

A Gaza non esistono spazi espositivi dedicati, realizzarne uno significa dare una grande opportunità agli artisti per esporre i propri lavori. L’associazione di Sarhan ha semplicemente aperto uno studio e uno spazio per le mostre al centro di Gaza City, dove si sta tenendo l’esposizione “Tribute to Jerusalem”. Ma oltre ad un tributo a Gerusalemme, la mostra vuole essere un omaggio agli stessi artisti di Gaza; il simbolo che anche sotto le rovine dell’ultima guerra, i gazawi hanno ancora un ardente desiderio di vita e, malgrado la distruzione, continuano ad avere il coraggio di sognare.

www.journeytogaza.blogspot.com

Karl Schembri
Traduzione dall’inglese di Federica Araco
(07/11/2009)





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