Grazie a Dio è venerdì | Stefano Ciampicacigli
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Stefano Ciampicacigli   
Grazie a Dio è venerdì | Stefano Ciampicacigli Vent’anni di sguardi su Gerusalemme e dintorni nel nuovo libro di Franco La Torre

Venti anni di viaggi in Palestina, un'infinità di incontri con palestinesi e israeliani, l'accendersi di qualche speranza e le inevitabili disillusioni. “A Gerusalemme ogni pietra può essere rivendicata da qualcuno e sotto ogni pietra trovano rifugio aspettative che non sempre è opportuno coltivare”: così recita la quarta di copertina del libro di Franco La Torre. Sembra quasi un tentativo di dare senso a una sconfitta che l'autore sembra sentire addirittura come una sconfitta personale. Traspira dal testo il grande affetto che La Torre ha visto piano piano nascere per quei luoghi nel corso degli anni, attraverso incontri con un numero infinito di personaggi di cui, alla fine, si perde ogni ricordo, pur restando vivo un senso di grande umanità.

Dal racconto asincronico degli incontri con vari interlocutori emerge sempre vivo l'amore per il popolo palestinese che soffre per la sua situazione di vivere in un territorio occupato ma anche il rispetto per quella parte di popolo israeliano che, prima ancora di pensare alla propria sicurezza, prova rispetto per la sofferenza altrui.
Franco e i suoi interlocutori sembrano a volte recitare una parte di uno spartito scritto da altri: loro ragionano di pace e qualche volta sembra quasi che, nell'arco dei venti anni raccontati nel libro, si stia per aprire qualche spiraglio che fa accendere le loro speranze ma poi, inevitabilmente, prevale di nuovo un motivo di sconfitta proprio quando già sembra avvicinarsi un orizzonte di pace. C'è un potere infinitamente più forte che ha come unico scopo e interesse il perpetuarsi del conflitto all'infinito. Sono troppo forti gli interessi legati al controllo del petrolio, spesso solo apparentemente lontani dalla regione mediorientale, che contrastano la soluzione pacifica del conflitto. Forse solo quando il libro era già in tipografia si sono di nuovo accesi motivi di speranza per la regione con l'esplodere della primavera di libertà in molti paesi della riva sud del Mediterraneo: dall'Egitto alla Tunisia, dal lontano Yemen alla vicina Siria.

Il testo è certamente una preziosa fonte di informazione e dunque verrebbe voglia di catalogarlo come saggio storico, ma questa catalogazione, a mio avviso, gli farebbe torto. Infatti il libro ha una sua caratteristica tutta letteraria: riesce a trasmettere al lettore, soprattutto a chi non conosce Gerusalemme, una visione sempre viva di quei luoghi sviluppando l’immaginazione attraverso una sapiente miscela di descrizione di volti, colori, rumori, ricordi, muri screpolati che, cambiando colore nell'arco della giornata, lasciano sempre trasudare la loro storia – in una cornice di profumi e di luci dal forte spessore letterario .

In “Grazie a Dio e Venerdì” c'è, poi, la costante volontà dell'autore di staccarsi ed esprimere giudizi su persone e situazioni, dal proprio punto di vista – questo è in realtà un problema che si presenta spesso nell'interagire con mondi culturali ed economici diversi da quelli in cui si è abituati a vivere. È il non sapersi distaccare dalla “propria” visione, infatti, che ci porta a giudicare “normale” che gli altri si debbano comportare come noi; perdendo così quel fascino nell'incontrare le persone che, se si è veramente uomini liberi, scaturisce invece proprio dal gusto di coltivare e godere della loro diversità, e cominciare a considerarla un valore.

Franco La Torre, Grazie a Dio è venerdì, 224 pagine, Editore Iacobelli.

Stefano Ciampicacigli
(07/06/2011)



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