Mitilene al collasso: solo due ambulanze per 20mila profughi | Mitilene, Egeo, Oli mazì, Efi Latsoudi, Lesbo, Osservatorio Balcani e Caucaso
Mitilene al collasso: solo due ambulanze per 20mila profughi Stampa
Francesco De Palo   

//Giubbotti di salvataggio abbandonati su una delle spiagge dell’isolaGiubbotti di salvataggio abbandonati su una delle spiagge dell’isola

Una migrazione biblica quella dei migranti nell’area euro mediterranea, con la cronaca che ci offre quotidianamente le tragiche vicende di naufragi, salvataggi e arrivi in massa. Nel solo mese di luglio in Grecia ne sono arrivati 80mila, con l’isola di Lesbo a fare da frangiflutti per via della vicinanza geografica alle coste turche, da cui i rifugiati partono su gommoni o imbarcazioni di fortuna. “L’isola è ormai un campo di guerra con due sole ambulanze per 20mila profughi”, racconta a Osservatorio Balcani Caucaso la cooperante Efi Latsoudi, un passato in Medici Senza Frontiere Mitilene e da pochi mesi anima della Ong “Oli Mazì” (che significa tutti insieme). Negli ultimi tre anni è stata una sorta di coordinatrice non ufficiale del centro di permanenza temporanea di Mitilene, che è quasi un albergo a cinque stelle rispetto al centro ufficiale e totalmente sovraffollato dell'isola.

La situazione è giunta ad un punto insostenibile, con 20mila rifugiati allocati in spazi ristretti e senza un aiuto da nessuno. “Ci mancano medici, volontari, assistenti e infermieri, siamo al collasso e non vedo una via di uscita. Inoltre sull’isola sta montando il malcontento popolare per una situazione di cui non si vede la fine, e che può solo peggiorare”. Dopo le proteste da parte del sindaco dell’isola, Spiros Galeno, dallo scorso lunedì si sta cercando di accelerare le procedure di identificazione dei siriani, ma per 20mila presenti ci sono solo 30 poliziotti e tutto si complica maledettamente. Il primo cittadino che più volte ha chiesto aiuto al governo di Atene, ha anche minacciato di non poter garantire lo svolgimento delle elezioni politiche il prossimo 20 settembre perché alle prese con questa emergenza.

 

Oltre la burocrazia

“Noi siamo spaventatissimi,- osserva Latsoudi - perché la situazione può esplodere all’improvviso dal momento che non è materialmente possibile gestire questi numeri”, anche se adesso si fa largo l’ipotesi che la gran parte dei rifugiati venga allocata nello stadio di calcio dell’isola. Il problema è che queste persone sono stremate da lunghissimi viaggi, “con piaghe dalla troppa esposizione al sole, con problemi di disidratazione, ma soprattutto non credono più in nulla perché molte altre volte sono state gabbate da criminali senza scrupoli”. Il dramma dei siriani si somma ad un panorama migratorio che dura ormai da tempo, con l’isola preda di arrivi non da oggi, infatti “si tratta di un fenomeno che a queste latitudini conosciamo da parecchi mesi”.

Purtroppo il problema non è tanto la velocità con cui identificare i 20mila rifugiati qui presenti, ma legato alle decisioni politiche da prendere un attimo dopo la burocrazia. “Se domani qui dovessero arrivare altri 10mila migranti cosa faremmo? – si chiede - Significa che la questione non sarà più solo di Mitilene, ma investirà tutti. Da soli non potremo mai farcela. È un qualcosa che non è mai accaduto qui”.  

Le condizioni igienico sanitarie dei profughi, in prospettiva, iniziano a preoccupare. Arrivano con le solite problematiche legate a traversate affannose, come la lunga esposizione al sole, o all’umidità della notte o con i traumi ai piedi causati dal troppo cammino, ma sino ad oggi senza patologie infettive serie. “Il nodo è che per gestire 20mila persone ammassate in un campo o nel porto ci sono solo due ambulanze, costrette a correre di qua o di là praticamente ogni cinque minuti. Nessuno di loro ha accesso a delle toilette, usano la strada. Amministrare un numero così elevato di persone in spazi esigui è un problema, possono scivolare e farsi male ad una gamba, oppure ferirsi per una lite di troppo. Il guaio è se dovessero presentarsi patologie serie, di tipo cardiologico, o di altro tipo: qui non saremmo in grado di curarli”.

 

Le reazioni degli isolani

Ma gli isolani come reagiscono a questa situazione? Qualche giorno fa due ragazzi di 17 e 19 anni hanno attaccato due siriani con due bottiglie incendiarie, ferendoli gravemente. Arrestati dalla polizia hanno confessato di essersi voluti vendicare per un precedente accaduto qualche giorno prima. “Purtroppo c’è una reazione sociale incontrollata al fenomeno migratorio, - evidenza Latsoudi - ci sono anche state alcune manifestazioni da parte di partiti xenofobi che cavalcano il caos che sta accadendo qui. Il risultato è che quei due ragazzi hanno lanciato due molotov contro due profughi che cercavano solo un posto dove dormire e qualcosa da mangiare”. 

E ancora: “Siamo pochissimi e ci mancano persone che possano aiutarci in questo lavoro”. A breve è in arrivo una seconda squadra di Medici Senza Frontiere, ma alla voce medici la situazione è veramente tragica: non bastano assolutamente e sarebbero necessarie altre figure come infermieri, assistenti di vario genere. Tra l’altro a causa della crisi economica c’è già una mancanza cronica di personale sull’isola, “immaginate ora con questa emergenza totale”. L’ospedale dell’isola è al collasso, “anche se arriveranno altri cinque medici come potranno essere sufficienti per tutti i profughi presenti?”.

Il primo passo da parte di chi fa accoglienza, racconta la cooperante, è lo screening per verificare la presenza di una qualche patologia, ma visto l’elevato numero dei presenti si cerca di visitare prima i bambini proprio per evitare sorprese. “Ma non è possibile lavorare in queste condizioni con solo due ambulanze per 20mila profughi, - aggiunge - senza contare le esigenze sanitarie dei residenti. Se domani ci dovesse essere un incidente d’auto in una delle località di Mitilene o un semplice malore per un isolano l’ambulanza non potrebbe soccorrerlo, perché impegnata in altri interventi. Questa è la tragedia a cui stiamo assistendo”.

Una foto, significativa, scattata negli ultimi giorni dà la cifra di cosa sia realmente accaduto nell’Egeo orientale: ritrae numerosi giubbotti di salvataggio, abbandonati su una delle spiagge dell’isola. È quella la cartina di tornasole da cui ripartire per tentare di gestire questo fenomeno epocale, con da un lato migliaia di profughi in fuga dalla guerra e dall’altro un’isola impreparata, stravolta e abbandonata al proprio destino.

 


 

Francesco De Palo

Articolo pubblicato l’11 settembre sul sito Osservatorio Balcani e Caucaso, media partner di babelmed