Lipon 01: problemi di suzione | Carola Silvestrelli
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Carola Silvestrelli   
Caffé Greco, Espresso, Italiano, Cappuccino, Moccaccino, Caffé Moccaccino, Frostyccino, Freddoccino, Amoreccino, Frappuccino, Frappè, Nescafè, Nescafè Frappè, Nescaccino… Impossibile stargli dietro. In Grecia ci si fa di caffeina. Normale, doppia, decaffeinata, all’italiana, viennese, fredda, calda, o declinata al cioccolato, stessi nomi ma con “ciocco” davanti.
Lipon 01: problemi di suzione | Carola Silvestrelli
Ora non facciamoci riconoscere tirando somme affrettate con facili frasari del tipo “bevono caffé come turchi”. A) Perché i turchi li odiano, cominceremmo con il piede sbagliato e poi casomai sarebbe per quanto fumano… Come turchi! B) Perché non è il caffé il re di questa arte della pausa che i greci adorano, ma la CANNUCCIA!
Non c’è distinzione di sesso, classe, regione di provenienza: un greco doc è greco ortodosso (come riportano i passaporti) e con impegnativi problemi di suzione.
Lipon 01: problemi di suzione | Carola SilvestrelliRelegata per anni alle feste dei bambini e recentemente rimessa in pista anche da noi da ingombranti fast food d’oltre oceano, qui nell’Ellade è un’estensione della bocca. Si parla al telefono, si pranza con le amiche, si prende il metro, si passeggia, si porta la spesa a mamma, sempre con la cannuccia in bocca.
Maschi pronti per farsi il Mediterraneo a nuoto e donnone che potrebbero innalzare il tasso di natalità dell’Europa intera con uno sguardo, sono contenti come una Pasqua, ortodossa pure quella, ciucciando e riciucciando caffé a tutte le ore. E a nessuno viene, non dico da ridere, ma da sorridere o da dare un secondo sguardo sgomitando con il vicino come faremmo da noi. E nessuno si sognerebbe di rumoreggiare in cerca di silenzio in un concerto o in una riunione d’affari solo perché un greco sta esprimendo il suo sacrosanto diritto di succhiare anche l’ultima lacrima di schiuma in uno sproporzionato bicchiere con coperchio e buco annesso. Qui, di frappé passivo, non si è mai lamentato nessuno. E quindi neanche noi. Anche se a fatica, lo so. E non solo per l’entità del rumore che genera la sua degustazione, paragonabile solo al risucchio cinese - generato dall’assenza del cucchiaio nel loro essenziale armamentario da tavola e dal numero spropositato di zuppe presenti nei loro menù -, anche per l’eccesso calorico di cui sono fatti questi beveroni, familiarmente chiamati solo frappé: caffé (e fin qui ci siamo), doppio (si può fare), crema di latte (e va bene), ghiaccio (ok), gelato di caffé, (mhmm…), sciroppo di cioccolato (?), crema chantilly (!)… Ebbene si, facciamocene una ragione: non tutti sono interessati all’apporto calorico giornaliero. E non prendiamocela neanche con la caffeina perché il tutto si può avere in versione decaffeinata. E se proprio non ci piace il caffé (turisti?), abbiamo da scegliere fra infinite varietà alla frutta, perché tutto si può dire dei greci, tranne che non siano ospitali: Peachttocino (frullato alla pesca), Pomegranateccino (al melograno), Pomegraccino o Pechfraccino (con pesca e melograno insieme) e altre quindici/venti meraviglie neologistiche delle quali non si sa se contengano più zuccheri o sillabe.
Restiamo quindi sulla cannuccia e concentriamoci sul fatto che fare il turista, in Grecia come ovunque, non è come vivere nel Paese che visitiamo. Quasi tutto quello che in vacanza ci sembra folcloristico, dopo un anno che ci abiti si rivela fondamentale per capire la natura di un popolo. Quindi, cosa ci vorrà dire tutto questo ciucciare? Bèh… se Freud fosse passato di qui, si sarebbe sfregato le mani pensando a quanti lettini sarebbero stati necessari per traghettare, novello Caronte, dieci milioni e mezzo di persone dalla fase labiale a quella anale. Che ora, detto così, suona male, ma sarebbe comunque un passo avanti. Ma niente da fare. E nonostante la Grecia sia affogata nel mammismo più feroce, di psicoanalisti neanche l’ombra. Anzi, nessuno ha mai collegato questo ciuccio legalizzato all’ingombrante figura materna, allo scarso numero di matrimoni, al fatto che questi baldi giovani che potrebbero cambiare il mondo come i loro illustri avi, se ne restano impalati alla cannuccia come passeri a cui un eccesso d’amore ha tagliato le ali. Lipon 01: problemi di suzione | Carola SilvestrelliOvviamente a casa, con mamma e papà, nella gabbia dorata dell’ eterna adolescenza.
Ora, considerato che il dottor Freud non può parteciparci la sua direttamente, direi di fare nostra l’osservazione dell’insigne antropologo Marc Augé: “ogni rito è sottinteso da un mito”. E dato che qui di mito si vive… Ma non come in Italia, dove tutto è “mitico”. L’intera mitologia classica è nata in Grecia, e ci sarà stato sicuramente, non dico proprio Zeus, Afrodite, Edipo - che, abituiamoci all’idea, non è mai stato innamorato di sua madre -, ma… non so… Teseo in un momento di pausa… Cadmo scambiandosi la cannuccia con Armonia di nascosto da tutti… Narciso intento a riflettersi nel caffé per poi, innamorato di se stesso, ciucciarsi via con la cannuccia. Mhmm… C’è proprio bisogno di una pausa. Di riflessione. E tra una rufata (succhiare in greco si dice rufao ) e l’altra sono certa che le idee si schiariscono e si scrivono meglio. Anche perché cannuccia si dice kalamaki , parola che ha la stessa radice di canna (di bambù, kalami ) e di calamaio, il luogo per eccellenza dell’inchiostro e della perduta saggezza. Parlo per me, ovviamente, che continuo a sentire l’Eco (in maiuscolo, siamo sempre in Grecia) della cannuccia pronunciata in spagnolo, pajita o paja , termine usato anche per definire la più consumata delle pratiche onanistiche maschili. Che c’entri qualcosa? In fondo i greci dicono degli spagnoli (e degli italiani) “una faccia una razza”, e l’appellativo più usato dai greci è malaka , letteralmente “segaiolo”, con rispetto parlando.
Ah, Sigmund! Perché non sei qui?

"lipon" , intercalare dell'interloquire fra i greci,  si traduce in "quindi" o "allora"
Carola Silvestrelli
(06/09/2008)

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