Papademos, nuovo premier greco  | Gilda Lyghounis
Papademos, nuovo premier greco Stampa
Gilda Lyghounis   
Papademos, nuovo premier greco  | Gilda Lyghounis
Lukas Papademos
Sembra l’uomo giusto al momento giusto, Lukas Papademos, il nuovo premier designato a dirigere il governo di salvezza nazionale greco. La sua nomina arriva dopo giorni di braccio di ferro fra i socialisti del Pasok, guidati dal dimissionario primo ministro George Papandreou, e i conservatori di Nuova democrazia di Antonis Samaras, che per giorni ha rifiutato qualsiasi intesa con il centrosinistra ma che alla fine, sotto le pressioni di Bruxelles e dell’azione congiunta di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, ha ceduto. L’unico nome che è riuscito a mettere tutti d’accordo è stato quello di Lukas Papademos, il tecnocrate che conosce alla perfezione i meccanismi della Banca centrale europea e i contenuti dei vari pacchetti anticrisi concessi ad Atene da Bruxelles e dal FMI.

Chi è Lukas Papademos?
Ma chi è questo economista che tenterà di salvare la Grecia e mantenerla nella zona euro? Per capirlo, dobbiamo partire dal suo sorriso enigmatico. Al millimetrico spostarsi all’insù o in giù degli angoli della sua bocca, infatti, gli analisti sia greci sia europei hanno sempre guardato come all’oracolo di Delfi: a Francoforte dal 2002 fino al 2010, quando ricopriva la carica di vicepresidente della BCE, e prima ancora ad Atene, dove dal 1994 fino alla sua promozione europea Papademos era governatore della Banca di Grecia.

Uomo di poche parole e pochissime interviste, tecnocrate pragmatico, gran lavoratore. Tanto che alla domanda ‘Chi è Lukas Papademos?’ l’ateniese medio risponderebbe con sguardo interrogativo. Solo quando è stato chiamato nel 2002 alla BCE, su di lui si sono accesi i riflettori e lo schivo banchiere è diventato "la conferma del nostro nuovo importante ruolo in Europa" (secondo i giornali vicini all’allora governo socialista Pasok, che aveva portato la Grecia nell’euroclub il primo gennaio 2001) o, al contrario, un ‘filoamericano agente del Fondo monetario Internazionale”’ (secondo il partito comunista KKE). Ma quando c’è da difendere il proprio operato, Papademos schiude il sorriso alla Gioconda e apre bocca. L’ha fatto nel 2004, epoca che ora sembra lontanissima ma in cui già la Grecia, come l’Italia, la Francia, la Germania e il Portogallo, erano stati rimbrottati da Bruxelles per i loro deficit eccessivi e per i conti in disordine.

Proprio Atene, come Roma, era stata richiamata per avere presentato ad Eurostat (l’Istat dell’Unione Europea) conti troppo rosei rispetto alla realtà: il bilancio greco sforava il fatidico rapporto del tre per cento fra deficit e Pil, limite massimo consentito per entrare, e rimanere, nella zona euro. A preparare questi dati era stato il metodico Papademos che era stato, fra l’altro, dalla BCE per occuparsi del caso Fazio. Al suo Dipartimento di Vigilanza e Stabilità finanziaria era arrivato infatti l’incartamento riguardante l’inchiesta su Bankitalia e sui presunti favori ai gruppi italiani nelle scalate all’Antonveneta e Bnl.

“La Grecia era prontissima a entrare nell’euro fin dal 2001” tuonava già nel 2004 Papademos, in una rapida conferenza stampa a Francoforte. “Le discrepanze nei conti riflettono in parte il nuovo sistema adottato nel modo in cui le spese militari (che pesano sul 90 per cento dello deficit ateniese, ndr) devono essere conteggiate. In passato erano stimate sulla base degli ordinativi di armi, mentre ora sono registrati solo i pagamenti”. Parole confermate dal suo diretto superiore dell’epoca, Jean Claude Trichet. “Dobbiamo imparare da quanto successo alla Grecia", aveva rincarato la dose Papademos, "e permettere a Eurostat di avere in ogni momento maggiori controlli sui dati forniti dalle singole nazioni”.

Ma ad Atene il nuovo governo conservatore di Nuova Democrazia, in carica dal 2004 al 2009, aveva chiesto all’Europa di riesaminare i conti ottimistici della precedente gestione socialista durata quasi trent’anni. Difendendo Papademos, a spada tratta. “La Banca di Grecia ha sempre presentato in quegli anni relazioni che mostravano le lacune nei dati forniti dal governo”, ha dichiarato l’allora ministro alle Finanze conservatore George Alogoskoufis, rigettando qualsiasi ipotesi di dimissioni del vicepresidente BCE. Insomma: l’ex governatore della Banca di Grecia faceva bene il suo lavoro, e sarebbero stati i socialisti a distorcerlo.

D’altronde come mettere in dubbio l’operato di chi aveva conseguito, nell’ordine, una laurea in fisica, una in ingegneria e un dottorato in filosofia dell’economia al Mit (Massachussets Institute of Technology), dove ha insegnato dal 1973 al 1984? Se non bastasse, Papademos aveva contemporaneamente anche ottenuto una cattedra alla Columbia University di New York e ricopriva un incarico alla Federal Reserve Bank di Boston. Proprio per il suo curriculum prestigioso, nel 1985 Jacques Delors, capo della Commissione Europea, notò quel giovane 38enne e decise di chiamarlo tra i membri della Commissione Monetaria dell’Ue.

Così cominciò il suo percorso verso l’Europa, che ora devia verso la missione (impossibile?) del salvataggio della Grecia dalla bancarotta.


Gilda Lyghounis
(22/11/2011)
Articolo pubblicato dall’Osservatorio Balcani e Caucaso il 10/11/2011
www.osservatoriobalcani.org




parole-chiave: