Da Tahrir a Taksim, la rivolta delle strade rimbalza su Twitter | Marco Cesario, #TayyipIstifa!, Erdogan, Bülent Arınç, Twitter Turchia, #OccupyGezi
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Marco Cesario   

//Zuccotti Park - Avenue Bourguiba - Piazza TahrirZuccotti Park - Avenue Bourguiba - Piazza Tahrir

#TayyipIstifa! (Tayyip dimettiti!) E’ lo slogan che si leva dalle masse delle giovani generazioni che da una settimana oramai inondano le strade e le piazze di Turchia a partire dalla piazza simbolo, la piazza Taksim, già teatro di violenti scontri nel passato tumultuoso della Turchia. Proprio come nella piazza Tahrir al Cairo, lungo l’Avenue Bourguiba a Tunisi o presso lo Zuccotti Park di New York, i social media hanno giocato un ruolo fondamentale nel permettere alla protesta di allargarsi rapidamente soprattutto di fronte allo scandaloso black out dei media “main stream” che hanno completamente oscurato le proteste mandando in onda soap opera o addirittura un documentario Da Tahrir a Taksim, la rivolta delle strade rimbalza su Twitter | Marco Cesario, #TayyipIstifa!, Erdogan, Bülent Arınç, Twitter Turchia, #OccupyGezisui pinguini (come ha fatto CNN Türk mentre per le strade infuriava la battaglia). La brutalità della polizia e dei mezzi usati dall’AKP, condannati su scala globale, non ha fatto recedere il movimento, anzi la protesta si è allargata a macchia d’olio in tutta la Turchia. La polizia ha risposto brutalmente ovunque tanto che lo stesso vice premier Bülent Arınç ha dovuto chiedere scusa per l’eccessiva violenza da parte della polizia ed ha chiesto d’incontrare gli organizzatori delle prime manifestazioni, quelle nate contro il progetto per la cementificazione del parco Gezi. Intanto però sindacati, ONG, partiti politici, scrittori, intellettuali, artisti, tutti i settori della società hanno immediatamente solidarizzato con il movimento e chiedono ad Erdoğan di accomodarsi verso l’uscita dopo un decennio di potere incontrastato. Se pure quest’ultimo ha trasformato in breve tempo la Turchia in una potenza economica emergente (la sedicesima al mondo che aspira pure ad ascendere al rango di decima entro la data simbolo del 2023, anno del centenario della fondazione della Repubblica Turca) ed ha ridato orgoglio e parola ai religiosi e alle grandi masse dell'Anatolia, lo ha fatto sì, ma al prezzo sanguinoso di una moralizzazione progressiva dei costumi (giro di vite sull’alcool, ridiscussione di temi come l’aborto, dettami riguardanti la vita privata come il numero dei figli o il ruolo della donna nella società turca) e del bavaglio impietoso e brutale nei confronti della stampa indipendente (con le leggi sull’antiterrorismo utilizzate come arma per arrestare indiscriminatamente giornalisti che hanno fatto sprofondare la Turchia al 154esimo posto nel World Press Freedom Index).

 

Da Tahrir a Taksim, la rivolta delle strade rimbalza su Twitter | Marco Cesario, #TayyipIstifa!, Erdogan, Bülent Arınç, Twitter Turchia, #OccupyGeziAd ogni modo una riprova dell’impatto dei social media sulla protesta è giunta dallo stesso Erdoğan che in un’intervista alla televisione ha definito Twitter e i social media come “la peggiore minaccia per la società”. Eppure sembra una contraddizione in termini perché lo stesso Tayyip possiede su Facebook oltre 2 milioni di fan mentre il suo account Twitter ha più di 2,7 milioni di follower. Eppure, dicono alcuni specialisti dei media in Turchia, questa volta Erdoğan - normalmente abile e persuasivo comunicatore - non ha saputo sfruttare l’enorme bacina d’utenza per comunicare con il popolo di #OccupyGezi che intanto investiva strade, piazze e quartieri di mezza Turchia. Pur avendo 2.7 milioni di follower Erdoğan infatti non “segue” nessuno né ha pensato di twittare alcunché durante le ore convulse che hanno segnato l’inizio della più grande sollevazione anti-AKP da quando quest’ultima è al governo (2003). I suoi analisti e gli spin doctors sguinzagliati per fiutare le tendenze in società non sono stati in grado di misurare la temperatura e rendersi conto che quest’ultima era quasi sul punto dell’ebollizione.

 

Da Tahrir a Taksim, la rivolta delle strade rimbalza su Twitter | Marco Cesario, #TayyipIstifa!, Erdogan, Bülent Arınç, Twitter Turchia, #OccupyGeziL’impatto in Turchia dei social network è stato tra l’altro ancora più forte che in altri paesi all’epoca della ‘Primavera Araba’. Con i suoi 75 milioni d’abitanti la Turchia è un paese che usa moltissimo la rete. Secondo un rapporto pubblicato nel 2012 dal Pew Research Center il 35% dei Turchi usano social network come Facebook, Twitter, Tumblr, Instagram. In particolare, secondo l’Istituto di analisi sociali “Social Media and Political Participation (SMaPP) Laboratory” della New York University (NYU) l’uso di Twitter è stato esplosivo soprattutto durante le prime ore della protesta. Gli hashtag creati (#direngeziparki #occupygezi e #geziparki) sono diventati in poche ore trend di portata mondiale. Nella notte tra il 31 Maggio ed il 1 Giugno sono stati inviati migliaia di tweets ogni minuto. Il numero tra l’altro sarebbe stato molto più elevato se la rete 3G non si fosse saturata rapidamente. Nello specifico, a partire dalla 4 pomeridiane del 1 Giugno, sono stati inviati almeno 2 milioni di tweets che menzionavano hashtag relativi alla protesta: #direngeziparkı è stato twittato 950.000 volte, #occupygezi 170.000 e #geziparki 50.000 volte. Un altro dato che fa riflettere è il fatto che il 90% dei tweets sono stati spediti dalla Turchia (il 50% da Istanbul) una cosa che invece non è accaduta durante le sollevazioni in Egitto o Tunisia. Secondo uno studio del 2012 dell’Università del Colorado durante la rivolta egiziana solo il 30% dei tweets proveniva dall’Egitto. Un ulteriore dato è che nelle prime ore delle proteste ad Istanbul l’88% dei tweets era in lingua turca e dunque non aveva nulla a che fare con una ‘mobiltazione internazionale’. Il popolo turco s’è mobilitato da sè e non ha avuto bisogno del supporto online della comunità dei social network globale che invece è stata ‘inondata’ da un flusso d’informazioni senza precedenti proveniente dalla piazza Taksim e da altri luoghi della rivolta. Questo dimostra la straordinaria dinamicità della società civile turca che ha usato i social media come arma contro il governo e per sfondare il muro di silenzio di media strumentalizzati ed impauriti (uno degli hashtag creati e circolati rapidamente è stato #BugünTelevizyonlarıKapat (“spegni le televisioni oggi”).

 

Da Tahrir a Taksim, la rivolta delle strade rimbalza su Twitter | Marco Cesario, #TayyipIstifa!, Erdogan, Bülent Arınç, Twitter Turchia, #OccupyGeziL'idea di riedificare due caserme ottomane e contemporaneamente di radere al suolo uno dei pochi spazi verdi della città d'Istanbul (il Gezi Parki) per costruirci una moschea ed un centro commerciale è stata dunque la miccia che ha dato fuoco alle polveri di una società che da lungo covava malumore per l’attitudine dispotica del suo maître absolu Erdoğan che s’atteggiava ormai da tempo a sultano di un fantomatico neo-impero ottomano. Lì dove per anni non è riuscita l’opposizione politica (debole ed ingessata), la stampa (imbavagliata o indottrinata) è riuscito un movimento trasversale che ha dimostrato che il popolo turco è vivo e non si lascia soggiogare e vuole liberarsi dei legacci di una politica che ha sprofondato la società turca in un cieco e bigotto conservatorismo.

 

 


 


Marco Cesario

05/06/2013