Il dibattito sulla segregazione di genere in Turchia | Recep Tayyip Erdoğan, Istanbul, Anatolia, Övgü Pınar
Il dibattito sulla segregazione di genere in Turchia Stampa
Övgü Pınar   

//Primo ministro turco Recep Tayyip ErdoğanPrimo ministro turco Recep Tayyip ErdoğanLo schietto, e come dice qualcuno forse anche “poco diplomatico”, Primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan ha generato altro scompliglio annunciando che il governo impedirà agli studenti maschi e femmine di vivere nelle stesse case.

Erdoğan, che continua a irritare i difensori della democrazia con il suo approccio sempre più autoritario, ha fatto un altro passo avanti nell’“interferire nella vita privata della gente”. Il 5 novembre ha dichiarato guerra alle case miste di studenti, definendole “incompatibili con la nostra natura conservatrice e democratica”, e ha chiesto ai governatori di aiutarlo a risolvere il “problema”. Ha proseguito dicendo: “Noi riceviamo informazioni su cosa accade in quelle case – cose molto intricate probabilmente. Tutto può succedere. Quindi, genitori, gridate pure ‘Dov’è lo stato?’. Prenderemo delle decisioni per dimostrare che lo stato c’è. Dobbiamo intervenire”.

La scelta delle parole di Erdoğan nel dire che queste case sono “incompatibili con la nostra natura conservatrice democratica” ha sollevato nuove accuse. L’aspetto “conservatore” di questo governo non è mai stato messo in discussione, ma dopo le ultime dichiarazioni la sua presunta natura “democratica” è diventata un punto di scontro molto caldo.

//Kemal Kilicdaroglu, leader del partito laico di opposizione CHPKemal Kilicdaroglu, leader del partito laico di opposizione CHPIl leader del partito laico di opposizione CHP (Partito Repubblicano del Popolo), Kemal Kilicdaroglu, ha accusato Erdoğan di voler separare l’educazione di uomini e donne: “Questa mentalità voyeristica non può portare democrazia né laicismo in Turchia”, ha detto.

Erdoğan e il suo partito Giustizia e Sviluppo (AKP) sono molto criticati nel loro tentativo di imporre valori islamici alla società. Benché la popolazione nel paese sia prevalentemente musulmana, il laicismo e la protezione degli stili di vita sono tenuti in grande considerazione. Gli oppositori del primo ministro temono che la Turchia possa trasformarsi in uno stato governato da precetti religiosi. Le restrizioni sulla vendita degli alcolici, approvate da un parlamento in mano all’AKP lo scorso maggio, è uno degli esempi che mostra come questi timori non siano così infondati.

Dopo le furiose reazioni di gran parte della società, gli alleati di Erdoğan si sono spinti oltre, arrivando a collegare le case miste al terrorismo. Il ministro dell’interno Muammer Guler si è affrettato a spiegare i motivi dell’intervento con il pretesto di prevenire “depravazione, droga, prostituzione e terrorismo”.

// Il ministro dell’interno Muammer Guler Il ministro dell’interno Muammer GulerGuler ha detto: “Nei nostri studi sul terrorismo, uno degli aspetti chiave che abbiamo riscontrato è che queste organizzazioni hanno cominciato ad approfittare molto delle relazioni tra ragazzi e ragazze, specie quelle tra giovani universitari. Li usano come base per reclutare persone nei loro gruppi criminali. Abbiamo visto molti terroristi strumentalizzare la gioventù per i loro fini. Questo è l’aspetto peggiore: non tanto che la gente stia insieme legalmente o no e nemmeno le convivenze miste nelle case di studenti, ma il fatto che questi ragazzi possano diventare vittime delle organizzazioni terroristiche. Le famiglie hanno il diritto di sapere dove sono i loro figli. Lo stato ha la responsabilità di difendere i giovani, e perciò deve adottare misure protettive”.

Governanti “ufficiosi” e forze di sicurezza, senza perder tempo, hanno preso alla lettera le parole di Erdoğan e si sono affrettati a mettere sotto torchio gli studenti che abitano in case miste. Proprio dopo il discorso del primo ministro sono cominciate le prime ispezioni contro gli universitari in alcune città dell’Anatolia e anche nei quartieri più conservatori di Istanbul. La polizia ha chiesto agli studenti con chi vivessero e quali fossero i loro movimenti. Benché l’interferenza nella vita degli adulti sia una prassi legalmente discutibile, la prospettiva di una “punizione sociale” da parte dei padroni di casa, dei vicini e anche dell’intero quartiere è una forma di oppressione orchestrata dallo stesso Erdoğan.

Dichiarando di proteggere “i valori morali turchi”, il primo ministro ha poi affermato: “C’è una vita legittima e una illegittima. Naturalmente, noi abbiamo i nostri doveri a riguardo. Prenderemo le nostre decisioni come richiesto dalla legge”.

La base legale di queste affermazioni è tutta da verificare. Gli studenti universitari hanno per la maggior parte più di diciotto anni, dunque sono liberi di decidere dove e come vivere. Inoltre, la costituzione turca tutela la vita privata dei cittadini. Ma questa inviolabilità potrebbe essere messa in discussione nel caso un tribunale reputasse necessario prevenire la criminalità o proteggere la morale pubblica.

Gli attivisti per i diritti delle donne e qualche commentatore hanno sollevato un altro problema riguardo alle ultime dichiarazioni di Erdoğan, sostenendo che si riferissero principalmente alle donne, che più degli altri porteranno il marchio sociale del condurre una “vita illegittima” se sorprese a vivere con un uomo.

In un paese dove le donne sono ancora vittime di molti episodi di violenza domestica e dei cosidetti “omicidi d’onore”, denigrare le giovani per il fatto di condurre uno stile di vita “illegittimo” potrebbe avere conseguenze disastrose. Il gruppo in difesa dei diritti delle donne “Stop the Female Homicide” ha chiesto al primo ministro di non interferire più con la vita privata dei cittadini e di cercare piuttosto una soluzione per impedire i femminicidi.

 


 

Övgü Pınar

Traduzione dall’inglese di F.Araco

20/11/2013