Turchia, la ribellione contagiosa dell’ “uomo fermo” | Erdem Gunduz, Murat Cinar, Piazza Taksim, Parco Gezi, Centro Culturale di Atatürk
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Murat Cinar   

//Erdem Gunduz - ©Valeria ColomboErdem Gunduz - ©Valeria ColomboLa primavera e l'estate scorsa, nel 2013, sono state, per la Turchia, ricche di proteste contro il governo. Tutto ha avuto inizio con la difesa del Parco Gezi, uno degli ultimi polmoni della città di Istanbul, al posto del quale si pianificava di ricostruire una vecchia caserma e di innalzare l'ennesimo centro commerciale. La reazione violenta e smisurata della polizia, sommata ad anni di tensione psicologica e politica del Governo, hanno dato vita ad un’ondata nazionale ed internazionale di contestazioni. Le strade, i parchi e le piazze di 81 città del Paese hanno assistito alla mobilitazione più grossa della sua storia dopo l’ultimo colpo di stato, nel 1980. Il Parco Gezi, che è diventato il simbolo della rivolta, dopo circa quindici giorni è stato fatto evacuare dalla polizia contrariamente a quanto era stato dichiarato dal prefetto di Istanbul. Piazza Taksim è stata denudata delle bandiere e degli striscioni che facevano da cornice alla resistenza. In quel momento un giovane turco si è posizionato in mezzo alla Piazza, proprio davanti al Centro Culturale di Atatürk, e lì è rimasto immobile per ore ed ore: Erdem Gunduz, coreografo ed attore di professione.

Erdem Gunduz era a Torino al Circolo dei Lettori, la scorsa settimana, per partecipare ad un ciclo di incontri dal titolo "Get Up", organizzato da Piemonte Fabbrica d’Idee. Il giovane coreografo e attore turco vi ha tenuto un workshop che si è concluso sabato 8 febbraio con una performance in Piazza Castello. Giovedì 6 Febbraio ha tenuto una conferenza insieme alla giornalista Francesca Paci. Lo intervisto pochi minuti prima dell’incontro al Circolo dei Lettori. Ha un viso particolare con tratti centro-asiatici, un’aria stanca, ma anche un sorriso aperto. È una persona che, in pieno conflitto, ha avuto la lucidità ed il coraggio di iniziare una protesta solitaria, inconsapevole del fatto che sarebbe stato in grado di influenzare mille altre proteste a venire. Parla a bassa voce, timidamente. Seduti su un divano verde, iniziamo a chiacchierare.

 

 


 

Perché hai deciso di attuare un’azione del genere?

Erano giorni che la violenza continuava. Quattro manifestanti avevano perso la vita e più di sei mila persone erano state ferite, anche gravemente. Non c’era null’altro da fare. Io ho deciso di fare la mia protesta.

Come mai davanti al Centro Culturale di Atatürk?

Questo Governo ha fatto di tutto per smantellare le attività culturali. Quello è uno dei luoghi simbolici per l’arte in Turchia. Sono anni che con la scusa di ristrutturare, poi di demolire, lo tengono chiuso. Io sono un ballerino ed un attore, volevo attirare l’attenzione della gente anche su questo tema.

//© Valeria Colombo© Valeria Colombo

Cosa intendi con “smantellare le attività culturali”?

In Turchia per gli artisti indipendenti, per quelli che vogliono fare delle attività alternative trovare uno sponsor è impossibile. Lo stato finanzia soltanto certe persone e certe manifestazioni. Oltre alla questione economica c’è anche l’impossibilità di trovare i luoghi e le occasioni per presentare i propri lavori.

Immaginavi che avresti avuto un impatto del genere sulla gente?

In quel momento non avevo assolutamente pensato ad una conseguenza del genere. Io ho fatto la mia protesta e poi tanta gente ha fatto propria questa forma di protesta. Probabilmente tanti avevano bisogno di stare fermi e di mantenere il silenzio. Io, insieme a loro, ho contribuito ad una forma di resistenza collettiva che è diventata ormai anonima.

//© Valeria Colombo© Valeria Colombo

Cosa pensi del futuro della Turchia?

Non è una questione elettorale, non c’entrano i partiti. E’ il sistema stesso che deve cambiare. Io credo che siamo riusciti a creare un po’ di speranza in questo Paese. Mi auguro che cresca per fare da base ad una nuova vita più serena e felice.

Grazie ai social media anche tu sei diventato "famoso almeno per 15 minuti" come prevedeva Andy Warhol. Cosa pensi dei social media che vengono messi in discussione nelle rivolte popolari in questi ultimi anni?

Senz’altro il ruolo dei social media è forte. I media mainstream turchi durante la rivolta hanno ignorato le manifestazioni oppure hanno trasmesso notizie manipolate. Tuttavia temo che il sistema attuale pian piano riesca a prendere il controllo anche sui social media e su internet soprattutto. Non a caso, l’ultima legge approvata dal Parlamento ha proprio questo scopo.

Erdem Gunduz, insieme ad altri partecipanti del workshop che ha condotto, ha realizzato una performance in Piazza Castello, nel cuore del capoluogo piemontese, come previsto dal programma. In una parte di questa performance pubblica hanno ripreso la famosa azione “uomo fermo” che ha dato ispirazione anche ad alcune persone a Torino. Nel mese di luglio del 2013 alcuni cittadini hanno infatti organizzato diverse azioni in difesa degli alberi in Corso Marconi dove è prevista la costruzione di un parcheggio sotterraneo ed in una di queste manifestazioni hanno seguito l’esempio di Erdem in Piazza Taksim: sono rimasti fermi, come degli alberi.

 


 

//L’intervista di Murat Cinar a Erdem GunduzL’intervista di Murat Cinar a Erdem Gunduz


Murat Cinar

11/02/2014