I Rom in Turchia: non riconosciuti né protetti | Ali Mezarcıoğlu, Çingenelerin Kitabı, Turchia, Gitani, çingeneyiz, Dursun Ali Şahin, Edirne, Roman Havas, Hacer Foggo, European Roma Rights Centre, Emin Çölaşan, Sulukule, Sarıgöl, Istanbul, Turkish Roman Rights Forum, R.O.M. Rights of Minorities
I Rom in Turchia: non riconosciuti né protetti Stampa
Övgü Pınar   

Le popolazioni romanès nel Paese non sono tutelate come minoranze e quindi non sono legalmente protette. Gli attivisti per i diritti umani combattono contro la retorica discriminatoria dei politici e la rappresentazione stereotipata che ne danno i media e le pubblicazioni che rafforzano i pregiudizi. “Benché i Rom che vivono in Turchia siano musulmani, hanno la propria cultura e le proprie tradizioni. Ma la cultura dominante tenta di normalizzare tutti coloro che non appartengono alla maggiornaza”, dice Hacer Foggo, dell’ERRC Human Rights Monitor, in un’intervista a Babelmed.

I Rom in Turchia: non riconosciuti né protetti | Ali Mezarcıoğlu, Çingenelerin Kitabı, Turchia, Gitani, çingeneyiz, Dursun Ali Şahin, Edirne, Roman Havas, Hacer Foggo, European Roma Rights Centre, Emin Çölaşan, Sulukule, Sarıgöl, Istanbul, Turkish Roman Rights Forum, R.O.M. Rights of Minorities

 

"Sono un Gitano. Hanno avuto paura di noi fin dai tempi antichi. Ci chiamavano Gitani. Eravamo diversi. Più liberi. Ma eravamo esseri umani. Proprio come loro. Ma non volevano lavorare, vivere, parlare con noi. Ci hanno scaraventato negli angoli più remoti delle città. Siamo stati colpiti dall’eterna maledizione della povertà."

 

I Rom in Turchia: non riconosciuti né protetti | Ali Mezarcıoğlu, Çingenelerin Kitabı, Turchia, Gitani, çingeneyiz, Dursun Ali Şahin, Edirne, Roman Havas, Hacer Foggo, European Roma Rights Centre, Emin Çölaşan, Sulukule, Sarıgöl, Istanbul, Turkish Roman Rights Forum, R.O.M. Rights of MinoritiesÈ così che Ali Mezarcıoğlu, autore de “Il libro dei Gitani” (Çingenelerin Kitabı) descrive le sofferenze di questo popolo attraverso la storia. Nel suo blog "cingeneyiz"[1] (“Siamo gitani”) solleva altre domande sulle cause della discriminazione contro la sua gente:

“I nostri discendenti, non avendo armenti né animali né terre di proprietà, non avrebbero potuto trovare altro mezzo di sostentamento se non l’artigianato itinerante. In effetti, questa è l’unica differenza tra Gitani e non Gitani... È strano che ci sia una così grande discriminazione nonostante l’unica caratteristica che ci distingue dalle altre persone sia questa maestrìa nomade. Cos’è che le spaventa così tanto?”.

Per rispondere a questa domanda l’autore risale ai tempi in cui gli uomini vivevano di caccia e raccolta. E suggerisce che da quando alcune di queste tribù si dedicarono alla pastorizia, iniziarono le prime lotte per proteggere pascoli e mandrie. E le persone catturate nelle lotte tra le tribù di pastori dovettero scegliere un’altra professione: l’artigianato itinerante.

Mezarcıoğlu sostiene che le donne delle tribù non stanziali fossero attive nella vita economica e sociale quanto gli uomini, contrariamente alle comunità di allevatori nelle quali vivevano sottomesse. Fu proprio questa uguaglianza di genere a spaventare tanto. “Il potere sociale che le nostre donne possiedono è una risorsa e un orgoglio per noi, mentre per gli altri può essere un motivo di disprezzo”, spiega.

 

Più di cinque milioni ma non riconosciuti

Il numero delle popolazioni romanès in Turchia non si conosce esattamente. Le stime oscillano tra i 500mila e i 5 milioni. I diritti delle minoranze nel Paese sono ampiamente regolati dal Trattato di Losanna, del 1923, che però non prevedeil riconoscimento dei Rom tra queste. Gli attivisti dei diritti umani sottolineano che questa assenza di riconoscimento legale impedisce loro di esser difesi contro le discriminazioni.

Benché negli ultimi anni le ONG siano state molto attive nel sostenere i diritti delle minoranze in Turchia, secondo lo European Roma Rights Center (ERRC) “i Rom non rientrano nel target o tra le priorità di queste associazioni, o forse le ONG internazionali che si occupano di diritti umani sono più focalizzate sulla questione curda, sulla spaccatura esistente tra gli islamisti e la società secolarizzata o sul ruolo dell’esercito nella vita dei civili”[2].

I Rom in Turchia: non riconosciuti né protetti | Ali Mezarcıoğlu, Çingenelerin Kitabı, Turchia, Gitani, çingeneyiz, Dursun Ali Şahin, Edirne, Roman Havas, Hacer Foggo, European Roma Rights Centre, Emin Çölaşan, Sulukule, Sarıgöl, Istanbul, Turkish Roman Rights Forum, R.O.M. Rights of Minorities“In Turchia, ci sono diversi gruppi romanès, ma la maggior parte di loro soffre di un’esclusione sociale multidimensionale”, affermava la Commissione europea nel suo report An EU Framework for National Roma Integration Strategies up to 2020, pubblicato il 5 aprile 2011[3].

Secondo l’analisi tracciata dalla ERRC (2011-2012), “la maggior parte dei Rom vive nell’Anatolia occidentale, in Tracia e nelle regioni della Marmara e del mar Egeo, mentre i gruppi Dom e Lom vivono principalmente nel sud est e nell’est del Paese”. Quasi tutti sono musulmani.

L’ERRC afferma che i Rom in Turchia affrontano le stesse sfide socio-economiche presenti negli altri Paesi europei.

Hacer Foggo, dell’Osservatorio per i diritti umani della ERRC, ha detto a Babelmed che i problemi più grandi che i Rom incontrano qui sono la discriminazione e l’odio razziale. E ha così descritto le loro condizioni:

“[questa minoranza] soffre a causa di emarginazione ed esclusione in tutti gli aspetti della vita. Le principali difficoltà, sia in Turchia che in Europa, riguardano quattro ambiti: impiego, alloggio, educazione e salute, con varie forme di pregiudizio in ciascuno di essi. Quando qualcuno chiede un lavoro, per esempio, il solo fatto di vivere in quartieri come Sulukule o Sarıgöl (le zone di Istanbul a maggioranza Rom) potrebbe esser visto come un segno della sua appartenenza a questo gruppo etnico e per questa ragione potrebbe non venire assunto”.

 

Il pregiudizio comincia dal linguaggio

Se l’uso quotidiano di una lingua include espressioni idiomatiche discriminatorie, i dizionari di quella lingua dovrebbero includerle? Dovrebbero riflettere in modo neutrale un linguaggio compresi i suoi modi non “politicamente corretti” o dovrebbero assumersi piuttoso la responsabilità di non legittimare simili critiche?

“Diventare gitano” (Çingeneleşmek): comportarsi da spilorcio.

“Un debito da gitano” (Çingene borcu): avere un debito esiguo.

“I Gitani suonano e i curdi ballano” (Çingene çalar Kürt oynar): un luogo pieno di confusione e rumore.

“Tenda gitana” (Çingene çergesi): un luogo povero e sporco.

“Matrimonio gitano” (Çingene düğünü): un incontro affollato e rumoroso.

“Scontro gitano” (Çingene kavgası): uno scontro verbale con parole volgari.

 

//Mustafa Aksu Mustafa Aksu I Rom in Turchia: non riconosciuti né protetti | Ali Mezarcıoğlu, Çingenelerin Kitabı, Turchia, Gitani, çingeneyiz, Dursun Ali Şahin, Edirne, Roman Havas, Hacer Foggo, European Roma Rights Centre, Emin Çölaşan, Sulukule, Sarıgöl, Istanbul, Turkish Roman Rights Forum, R.O.M. Rights of MinoritiesQueste frasi pubblicate in due dizionari turchi in parte finanziati dal governo hanno causato, qualche anno fa, una controversia tra il Rom Mustafa Aksu e la Corte Europea dei Diritti Umani.

Mustafa Aksu, indignato dal fatto che i dizionari del Turkish Language Institute e un libro scritto da un professore associato e pubblicato dal ministero della Cultura insultassero il popolo Rom, ha avviato un procedimento legale contro il ministero. Ma il verdetto della corte turca ha stabilito che le definizioni e le espressioni in essi contenute “si basavano su una realtà storica e sociologica e non c’era alcuna intenzione di umiliare o sminuire un gruppo etnico”.

La decisione della corte non convinse Aksu del fatto che lui e il suo popolo non fossero discriminati a causa della loro identità, e così decise di sottoporre il caso alla Corte europea dei diritti umani (CEDU).

Il 12 marzo 2012, la CEDU decretò[4]:

" La Camera ha tenuto conto in particolare del fatto che le definizioni previste nei dizionari erano precedute dalla precisazione che il loro uso è ‘metaforico’. Ha quindi rilevato che queste espressioni non possono essere considerate come dannose per l'identità etnica del richiedente. Di conseguenza, la Camera non ha riscontrato alcuna violazione dell'articolo 8 della Convenzione".

Per quanto riguarda il libro "Gli Zingari della Turchia" , che conteneva passaggi che li descrivevano come criminali, la CEDU ha detto:

“Benché i passaggi e le critiche citati dal richiedente, letti di per sé, sembrino discriminatori e insultanti, quando il libro è stato esaminato nella sua interezza non è stato possibile concludere che l’autore abbia agito in cattiva fede o avesse intenzione di umiliare la comunità Rom. La Camera ha in particolare preso in esame la conclusione del libro, dove l’autore chiarisce che si tratta di uno studio accademico condotto su analisi comparative e focalizzato sulla storia e sulle condizioni socio-economiche di queste popolazioni nel Paese. La Camera ha concluso che l’autore abbia riportato le rappresentazioni distorte sui Rom per dimostrare la percezione che l’opinione pubblica ha di loro. A risultato di ciò, la Camera non ha riscontrato alcuna violazione dei diritti tutelati dalla Convenzione”.

Il verdetto è stato approvato con una maggioranza di 16 voti contro uno. L’unico giudice che ha dissentito, Alvina Gyulumyan, ha detto:

“Non sono sicura ‘che il caso non riguarda una differenza nel trattamento, e in particolare una discriminazione etnica’. La maggioranza ha raggiunto questa conclusione in base al fatto che ‘il richiedente non è riuscito a produrre elementi di prova che le pubblicazioni incriminate avessero intenti o effetti discriminatori.La Corte non ha preso in considerazione il contesto in cui queste tre pubblicazioni sono state diffuse e si è ritenuta soddisfatta dal verdetto emesso dal tribunale turco. Di solito queste corti hanno un approccio molto diverso quando hanno a che fare con dei casi di denigrazione della turchità (articolo 301 del Codice Criminale Turco). Quando si è trattato di [giudicare, n.d.T.] sentimenti nazionalisti e tradizioni di Rom, la corte turca ha adottato un approccio radicalmente diverso, che di per sé evidenzia una differenza di trattamento su base etnica”.

Il giudice Gyulumyan ha ammonito che la Corte europea per i diritti umani non dovrebbe tollerare smili atteggiamenti, dicendo che “ il continuo creare stereotipi sui Rom deve finire. Sarebbe molto spiacevole che questo tribunale fosse visto come un organismo che condona gli incitamenti alla discriminazione come quelli contenuti nei testi in questione”.

La sentenza, molto criticata dalle associazioni rom e dagli attivisti per i diritti umani, è ben lontata dall’aver risolto la controversia, che è tuttora in corso.

I Rom in Turchia: non riconosciuti né protetti | Ali Mezarcıoğlu, Çingenelerin Kitabı, Turchia, Gitani, çingeneyiz, Dursun Ali Şahin, Edirne, Roman Havas, Hacer Foggo, European Roma Rights Centre, Emin Çölaşan, Sulukule, Sarıgöl, Istanbul, Turkish Roman Rights Forum, R.O.M. Rights of MinoritiesUna disputa più recente sulla rappresentazione stereotipata della popolazione romanì riguarda un libro in programma alle scuole elementari.

Intitolato "Yonca Kız" e suggerito nella lista dei “100 libri fondamentali” del ministro dell’Educazione, il testo racconta la storia di una ragazza rapita e torturata da un Rom.

La minoranza è qui definita come “un popolo maledetto [che] ruba tutto ciò che trova”. Un personaggio del libro è descritto come un “figlio illegittimo perché di madre Gitana”.

I gruppi in difesa dei diritti dei Rom hanno chiesto la sua rimozione dalla lista, facendo presente che il testo rinforza la discriminazione e incita all’odio in un Paese in cui ai bambini viene spesso detto “Ti darò ai Gitani se ti comporti male”.

Dopo una dura contro-campagna, il ministro, sei anni dopo averlo incluso nella lista, un anno fa ha finalmente acconsentito a rimuoverlo.

Benché l’evento sia stato accolto come un importante passo in avanti, di certo non ha risolto il problema della rappresentazione stigmatizzata di queste popolazioni nei materiali didattici.

Gli attivisti e le ONG si stanno battendo per ottenere una legge contro il rafforzamento degli stereotipi all’interno delle scuole. Partendo dal presupposto che il pregiudizio parte dal linguaggio e che l’educazione è il punto di partenza per sradicare simili malintesi, l’obiettivo è di delineare un approccio regolamentato contro le discriminazioni.

 

I funzionari pubblici e i media soffiano sul fuoco

L'annuncio di un governatore turco di voler avviare corsi di formazione per lettori del Corano rivolti a bambini Rom e l’altrettanto sterotipata reazione dei media dimostrano perfettamente il ruolo delle autorità pubbliche e della stampa nell’alimentare la retorica dei pregiudizi contro questo popolo.

//Il governatore Dursun Ali ŞahinIl governatore Dursun Ali ŞahinDursun Ali Şahin, il governatore di Edirne, una città con una grande presenza di Rom, l’11 febbraio scorso ha annunciato di voler riservare loro una specifica formazione come predicatori e come membri della banda dell'esercito ottomano (Mehter)[5]. "Per far uso delle loro buone voci i bambini Rom saranno istruiti in centri speciali per predicatori islamici (Hafiz) e per membri della banda dell'esercito ottomano”, ha detto.

Şahin spiegava inoltre che ai ragazzini che avrebbero frequentato questi corsi sarebbero state assegnate borse di studio di 100 lire turche (36 euro) e che tutte le loro spese quotidiane sarebbero state coperte.

//Una banda ottomana "mehter"Una banda ottomana "mehter"

 

Dopo il corso, questi ragazzi diventeranno religiosi islamici nelle moschee e questo "renderà la comunità Rom ancora più forte", ha continuato il governatore.

Mentre i difensori dei diritti umani sono rimasti a grattarsi la testa cercando di capire se fosse più grave presumere che tutti i bambini Rom abbiano buone voci e debbano per questo essere indirizzati a una carriera per valorizzarle, rinunciando a priori ad altre professioni, o se ci fosse addirittura un motivo religioso dietro l’iniziativa, la reazione di un noto giornalista ha sconcertato ancora di più. Emin Çölaşan ha pubblicato un articolo sul quotidiano nazionalista Sözcü nel quale intendeva criticare il governatore. Ma le sue motivazioni hanno rivelato l’ennesimo punto di vista pieno di pregiudizi sul popolo Rom.

Nel suo articolo del 13 febbraio ha scritto[6], "Sapete, i Rom sono persone che vivono cantando, suonando, danzando... prendono tutto alla leggera, non hanno nulla a che fare con la religione e la fede, si guadagnano duramente da vivere. Ed è così in tutto il mondo".

Queste parole, pubblicate in un quotidiano con una tiratura di oltre 300mila copie, hanno causato ulteriore tensione e la Romani People’s Rights Association ha denunciato Emin Çölaşan per discriminazione sostenendo che il suo articolo costituisca diffamazione contro i Rom.

 

600 studenti universitari, su una popolazione di 5 milioni

//Hacer FoggoHacer FoggoHacer Foggo, dell’osservatorio dello European Roma Rights Centre (ERRC) in Turchia, ha risposto al giornalista scrivendo:

"Sapete, le persone come Çölaşan vivono senza accettare l’esistenza di identità economicamente, socialmente, etnicamente diverse (dalla propria, n.d.T.) e cercando di ‘normalizzarle’. Ignorano il trauma causato a queste persone dall'odio che scorre attraverso le loro penne e nel frattempo ottengono benefici da questo odio".

In un'intervista a Babelmed, Hacer Foggo ha criticato l’idea del governatore di avviare i bambini Rom al percorso religioso. "Anche se i Rom che vivono in Turchia sono musulmani hanno comunque la loro cultura e le loro tradizioni. La cultura dominante cerca sempre di modificare quelli che non assomigliano alla maggioranza", ha detto l’attivista.

Secondo lei, il problema principale in questo caso è "il fatto che solo 600 Rom frequentano l’università, su una popolazione di 5 milioni di persone. Tutti dovrebbero poter andare all'università, e poi ci potranno anche essere dei predicatori tra loro, ma anche medici o insegnanti", ha continuato.

 

Una serie TV annulla i risultati di una lunga battaglia

Per quanto riguarda il ruolo dei media mainstream nel confermare o addirittura rafforzare gli stereotipi e i pregiudizi contro i Rom, Foggo fa un altro esempio:

"Combatto la discriminazione nei confronti dei Rom da 12 anni ormai, ma la serie televisiva Roman Havas (“Ritmo Rom”), che va in onda durante uno show in un popolare canale privato turco, è quasi riuscita ad annullare i risultati di questa lunga lotta rafforzando i pregiudizi. Il Turkish Roman Rights Forum (ROMFO), di cui faccio parte, ha avviato una campagna contro questa trasmissione chiedendone la sospensione”.

ROMFO sostiene che “rappresenta i Rom come persone che ballano giorno e notte nelle strade, mangiano i semi, litigano con i vicini, vanno in giro indossando eccentrici abiti luccicanti, parlano in modo strano. E inoltre sono persone sciatte, rubano, non hanno carattere e per questo [questa serie, n.d.T.] sta diffondendo semi di razzismo".

"I giornalisti vorrebbero vedere ‘dei gitani danzanti, anche nelle conferenze stampa sulla demolizione delle loro case", ha concluso Hacer Foggo.

 


 

Övgü Pınar

23/3/2015

Traduzione dall’inglese di Federica Araco