Sulukule, (ex) quartiere rom di Istanbul  | Sulukule, Istanbul, Sulukule Renewal Project, Karagümrük, Balat, Derya Nuket Özer, Özcan Purçu, R.O.M. Rights of Minorities
Sulukule, (ex) quartiere rom di Istanbul Stampa
Övgü Pınar   

Sulukule, (ex) quartiere rom di Istanbul  | Sulukule, Istanbul, Sulukule Renewal Project, Karagümrük, Balat, Derya Nuket Özer, Özcan Purçu, R.O.M. Rights of Minorities

Sulukule, uno dei più antichi insediamenti rom del mondo, è diventato il simbolo dell’oppressione e dell’esclusione che queste comunità subiscono in Turchia. Fondato circa mille anni fa, il quartiere si è sviluppato proprio vicino alle mura di Istanbul durante l’Impero Bizantino. Come in tutti gli altri posti, anche qui i Rom erano relegati ai margini delle cinte murarie, al di fuori dei centri abitati.

La zona, tuttavia, negli anni si è ampliata fino a diventare piuttosto centrale man mano che la città si ingrandiva trasformandosi in una metropoli enorme ma questo cambiamento si è rivelato una maledizione per Sulukule e per i suoi abitanti. L’intera area ha, infatti, subito una drammatica trasformazione sia a livello urbano che sociale a seguito dell’approvazione del progetto di rinnovamento voluto dal governo, il “Sulukule Renewal Project”, che prevedeva la distruzione delle case dove da generazioni abitavano le famiglie rom e la costruzione, al posto degli storici edifici di uno, massimo due piani, di appartamenti e ville di lusso.

//Il vecchio quartiereIl vecchio quartiere

//Una protesta contro la demolizione delle case.Una protesta contro la demolizione delle case.L’area fu dichiarata “zona da rinnovare” nel 2006 e le ruspe cominciarono a buttar giù le case prima ancora che i numerosi processi civili in corso fossero ufficialmente chiusi. Oggi Sulukule non ha nulla a che vedere con quello che era originariamente, ormai trasformato nell’enensimo nuovo, anonimo quartiere di prestigio. I suoi abitanti speravano di poter tornare a vivere qui dopo la fine dei lavori ma nel frattempo i prezzi delle case costruite sul loro vecchio territorio sono lievitati.

 


//I nuovi edificiI nuovi edifici

“Esiliati” in aree marginali e periferiche, come Taşoluk, a 40 chilometri dal centro, queste persone hanno avuto enormi difficoltà a raggiungere le zone dove lavoravano o dove i loro figli andavano a scuola. Sperando di trovare condizioni di vita migliori nei nuovi alloggi, scoprirono invece con rammarico che l’atmosfera del loro vecchio quartiere era completamente diversa da quella dei luoghi dove erano stati spediti. E il costo degli affitti per la maggior parte è presto diventato eccessivo. Così molti hanno cominciato a tornare nelle zone vicine a Sulukule, come Karagümrük e Balat, ma anche lì ormai era tutto cambiato.

A distanza di nove anni, il Consiglio di Stato ha approvato la cancellazione del “Sulukule Renewal Project” perché non aveva apportato alcun beneficio pubblico. La Sulukule Platform, nata per opporsi al progetto, sostiene che il prossimo passo da fare sia distruggere i nuovi edifici. Ma il caso è ben più complicato perché la maggior parte di quelle abitazioni, ormai finita, è già stata venduta o affittata. E in alcune case adesso vivono famiglie di rifugiati siriani.

 

Babelmed ha intervistato Derya Nuket Özer, una delle fondatrici della Sulukule Platform e insegnante presso la Yeditepe University di Istanbul di un corso sulla storia e sul futuro del quartiere.

//Derya Nuket ÖzerDerya Nuket ÖzerPuò dirci qualcosa sulla storia di questo quartiere?

Alcuni ricercatori, come Adrian Marsh, sostengono che Sulukule abbia mille anni di storia e che i Rom abbiano vissuto qui sin dall’inizio. Io ritengo che sia un’ipotesi sensata, dato che queste comunità sono in genere sempre state ai margini delle città e il quartiere nasceva proprio vicino alle mura di cinta.

Inoltre, ci sono molti riferimenti agli insediamenti rom di Sulukule durante il periodo ottomano. Gli abitanti di questa zona, insieme a quelli di Lonca (un altro quartiere di Istanbul) erano conosciuti e apprezzati per le loro abilità nella musica e nella danza e per la loro cultura. Alcuni erano addirittura diventati musicisti o danzatori presso la corte e, abitando per lungo tempo nello stesso luogo, riuscivano a trasmettere le loro tradizioni alle nuove generazioni.

Negli ultimi anni, quali erano le principali caratteristiche della zona?

Più recentemente era stata creata un’istituzione che teneva insieme i Rom di Sulukule rendendoli una comunità piuttosto forte e coesa: le cosiddette “case di intrattenimento”. Si trattava di piccole abitazioni trasformate in “taverne” che potevano anche ospitare clienti per la notte. Molti arrivavano con famiglia e figli. Lì si mangiava, c’erano musicisti che suonavano e ballerini che si esibivano. Questi luoghi venivano anche frequentati da personaggi di spicco dell’altà società e dai loro parenti. Erano spazi importanti da un punto di vista economico perché garantivano lavoro a circa 4mila persone.

Tuttavia, nel 1990, queste case furono chiuse perché secondo i più conservatori erano luoghi in cui venivano consumati atti immorali, come la prostitutzione, mentre in realtà erano essenzialmente taverne. Quello fu un importante punto di rottura perché le case di intrattenimento, oltre a garantire un lavoro, erano un elemento importante per la trasmissione della cultura. La loro distruzione segnò una gravissima perdita economica per il quartiere.

Il “Sulukule Renewal Project” è stato un altro momento di rottura, un’altra distruzione.

Quali sono stati i suoi effetti?

Il progetto ha coinvolto circa 5mila persone, di cui 3500 Rom, che vivevano perlopiù in affitto. La maggior parte è stata mandata a Taşoluk, a 40 chilometri dal centro. E all’epoca non c’erano trasporti pubblici che collegavano quella zona e chi lavorava in città non potè più raggiungere il posto di impiego. Dopo un po’ di tempo quasi tutti hanno abbandonato quel quartiere, dove oggi sono rimaste solo un paio di famiglie. La maggior parte si è trasferita nelle zone vicine a Sulukule, come Karagümrük, Balat e Gaziosmanpaş anche se solo a Karagümrük si può parlare di un vero e proprio gruppo.

Il Consiglio di Stato ha emesso una sentenza contro il “Sulukule Renewal Project” ma i lavori sono ormai finiti e ci sono altre persone che già vivono lì. Cosa può essere fatto per attuare questa decisione?

La sentenza stabilisce che il progetto di rinnovamento non ha apportato alcun beneficio pubblico. L’aspetto del quartiere deve essere cambiato e tornare alla sua forma originaria e questo, ovviamente, significa distruggere i nuovi edifici. Al momento siamo in attesa dell’ultima fase del procedimento legale. Le persone che sono state coinvolte da questo progetto hanno il diritto a un risarcimento e abbiamo già sottoposto il caso alla Corte europea dei diritti dell’uomo.

La distruzione delle nuove case, tuttavia, mette il governo in una posizione scomoda, poiché anche i nuovi proprietari adesso hanno dei diritti su quegli immobili.

Rispetto alla situazione politica delle comunità rom in Turchia, pensa stia cambiando qualcosa? Özcan Purçu, un loro rappresentante, è stato eletto alle scorse elezioni: ritiene che la sua presenza in Parlamento possa contribuire ad abbattere i muri?

Assolutamente sì. Infatti il primo cambiamento forte nella percezione che i turchi hanno di questi gruppi è avvenuto con Sulukule. E il fatto che Özcan Purçu sia stato scelto come candidato di punta nelle elezioni non è stato solo una mossa politicamente furba, ma un reale passo avanti che ha portato una gioia immensa tra i Rom. Erano abituati a essere eternamente tenuti in sospeso, ma questa volta qualcosa di importante è accaduto davvero.

E quello che Özcan Purçu ha affermato sin dall’inizio, “I bambini rom dovrebbero esser liberi di sognare”, è davvero fondamentale perché ciò che ostacola queste persone è prima di tutto la sensazione di “non poter raggiungere nulla”.

Se l’indice di scolarizzazione è basso tra i Rom questo è dovuto principalmente al fatto che loro pensano “Non posso ottenere nulla anche se studio”

Özcan, invece, ha dimostrato loro che possono anche diventare membri del Parlamento se vanno a scuola. Ritengo che questo sia un esempio estremamente importante per i bambini e per i giovani.

Quali sono i principali ostacoli che questi ragazzi incontrano nel contesto scolastico?

Di solito i loro genitori sono analfabeti, poi le condizioni di alloggio non sono adatte allo studio perché i bambini non hanno uno spazio in casa dove poter fare i compiti, per esempio. Non possono frequentare i corsi di educazione pre-scuola e molti insegnanti non hanno frequentato i fondamentali corsi di formazione di pedagogia sui giovani “svantaggiati”. Dovrebbero piuttosto esser consapevoli delle condizioni di vita di questi ragazzi e tenerne conto.


Le ONG stanno facendo un grande lavoro a riguardo. A Sulukule, per esempio, nel 2010 due associazioni hanno cominiciato a lavorare con i bambini. Una di queste, la Sulukule Volunteers' Association, è fondamentalmente un centro di studio e l’altra è la Sulukule Kids Arts Atelier. I volontari insegnano ai giovani anche a leggere e a scrivere, cosa che dovrebbero fare piuttosto i maestri.

Le famiglie Rom lasciano che i loro figli frequentino queste associazioni?

Certamente.

Quindi non è vero che i Rom non vogliono che i propri bambini ricevano un’educazione?

Assolutamente no.

Può commentare l’alto tasso di disoccupazione tra i Rom? È legato al fatto che, come molti credono, queste persone non vogliono lavorare, perché non hanno un’educazione adeguata o potremmo affermare piuttosto che, pur avendo studiato duramente, spesso si vedono negare un impiego per via della loro origine etnica?

I motivi sono essenzialmente due: prima di tutto non ci sono corsi di formazione professionale. In secondo luogo, il pregiudizio sociale li penalizza molto. La società applaude un musicista rom in un’orchestra ma la gente tende a non aver fiducia in un dottore rom.

Cosa vorrebbe aggiungere in generale sull’attuale situazione dei gruppi rom in Turchia?

Da un lato è vero che i Rom affrontano molti pregiudizi e discrimazioni nel Paese, ma non sono rifiutati con modi razzisti come accade in Europa. In Turchia non vivono in campi circondati da muri. Né la polizia di stato né la cittadinanza ha sviluppato atteggiamenti xenofobi nei loro confronti e non siamo mai arrivati al punto di dire “distruggiamoli”.

 


 

Övgü Pınar

Traduzione dall’inglese di Federica Araco

16/06/2015


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