Denaro e armi dell’ISIS attraverso la Turchia | CAR, Kurdistan iracheno, ditte armi, WSJ, flusso di denaro, Daniel Glaser, Helgurt Hikmet
Denaro e armi dell’ISIS attraverso la Turchia Stampa
Murat Cinar   

Denaro e armi dell’ISIS attraverso la Turchia | CAR, Kurdistan iracheno, ditte armi, WSJ, flusso di denaro, Daniel Glaser, Helgurt HikmetDue ricerche pubblicate di recente attirano di nuovo l’attenzione sulla presenza dell’ISIS sul territorio della Repubblica Turca. Questa volta sono i report dell’Organizzazione della Ricerca sull’Armamento nei Conflitti (CAR) ed il quotidiano Wall Street Journal a parlare del coinvolgimento economico e del commercio di materiali per la costruzione delle armi.

L’indagine svolta dalla CAR si basa su colloqui e ricerche effettuate in Iraq, nel Kurdistan iracheno, in Siria e Rojava in collaborazione con le Unità di Difesa Popolare (YPG), l’amministrazione locale nord irachena, la polizia federale irachena, alcune milizie irachene ed il Consiglio Federale di Sicurezza del Kurdistan. Le ricerche sono state fatte tra luglio 2014 e febbraio 2016 attraverso materiali ottenuti durante e dopo gli scontri avvenuti tra queste realtà e i militanti dell’ISIS.Le prove raccolte dimostrano che l’ISIS si rifornisce da 51 aziende in 20 Paesi diversi. Tredici di queste si trovano in Turchia, Paese che, per questo, ottiene in materia il primato mondiale.

Si tratta delle ditte Gültaş Kimya, 3D Lojistik, Marikem Kimyevi ve Endüstriyel Ürünler, Metkim, Mert Global ve Diversey Kimya, Nitromak Dyno Nobel e İlci che vendono materiali chimici utili per la costruzione delle bombe artigianali. Secondo la CAR queste aziende non hanno venduto direttamente all’ISIS i prodotti, bensì ad altre aziende in diretto contatto con l’organizzazione. Il punto più importante è il fatto che nessuna di queste produca direttamente i materiali ma faccia da tramite a ditte straniere. I produttori sono brasiliani, cinesi, indiani, olandesi, romeni e russi. Secondo il rapporto si tratta quindi di prodotti venduti nel mercato locale in Turchia o di avanzi di esportazione. Così, le aziende collegate all’ISIS, oltre ad acquistare prodotti, li esportano anche in Siria ed in Iraq attraversando il confine con la Turchia.

La questione è diversa per ditte come Hes Kablo, Kablo Türk, Erikoğlu ve Ünal Kablo e EKM Gübre. Si tratta di produttori che vendono cavi o materiali chimici utili al confezionamento di bombe artigianali. Secondo l’Associazione esse hanno come interlocutrici altre aziende che fanno da tramite o sono legate all’ISIS direttamente.

Denaro e armi dell’ISIS attraverso la Turchia | CAR, Kurdistan iracheno, ditte armi, WSJ, flusso di denaro, Daniel Glaser, Helgurt HikmetNel rapporto sono stati evidenziati anche alcuni casi che hanno smascherato questa rete commerciale. Per esempio, tra i materiali trovati nella città di Tirkit in Iraq c’era un barile di prodotti chimici utilizzati per la costruzione di bombe artigianali appartenente all’azienda Al Safi Danone di Erbil, Kurdistan iracheno. Secondo la CAR, questa ditta ha acquistato altri 24 barili simili insieme all’azienda Karwanchi Grup di Kirkuk dalla ditta Serrieh Trading sempre di Erbil. E quest’ultima ha comprato, in totale, 180 barili dall’azienda Diversey Gulf che risulta essere la sede irachena della ditta turca Diversey Kimya.

Le ricerche fatte dall’Organizzazione della Ricerca sull’Armamento nei Conflitti si sono svolte anche in Siria, particolarmente in Rojava. Gli esplosivi di produzione artigianale sequestrati all’ISIS da parte delle forze YPG durante l’assedio di Kobane sono stati prodotti utilizzando materiali comprati dall’azienda indiana Solar Industries. La CAR sostiene che questi materiali sono stati prima portati in Turchia tramite la ditta İlci, esattamente come aveva fatto un’altra azienda turca, la Nitromak Dyno Nobel e sempre per gli stessi materiali, acquistati, questa volta, dall’azienda Gulf Oil Corporation statunitense. Durante le corrispondenze intrattenute tra Ilci e CAR, l’azienda turca ha specificato di condurre relazioni commerciali soltanto con le aziende turche e balcaniche. Invece la Nitromak Dyno Nobel ha fatto presente alla CAR che i suoi prodotti vengono commercializzati soltanto in Turchia e all’azienda non competerebbe seguire il percorso che fanno i suoi prodotti una volta venduti alle aziende turche.

Nonostante ciò, la ricerca pubblicata sul quotidiano Wall Street Journal (WSJ) parla del flusso di denaro tra Istanbul, Erbil e Musul. Secondo il quotidiano statunitense il responsabile del flusso di denaro dell’ISIS a Musul è un certo Ebu Omer, conosciuto per le sue strette relazioni decennali con gli imprenditori della zona. Secondo il WSJ Ebu Omer inizia a collaborare con l’ISIS nel 2014 proprio quando l’organizzazione conquista la città di Musul. Col tempo Ebu Omer apre diversi negozi di cambio della moneta a Musul, Erbil e Suleymaniye. Nell’articolo pubblicato ci sono diversi estratti dell’intervista fatta con questa persona che ammette di gestire un “certo affare” senza porsi troppe domande. Secondo il WSJ il flusso di denaro di cui si parla ammonterebbe a miliardi di Dollari statunitensi al giorno.

Daniel Glaser, vice Ministro del Tesoro che si occupa anche delle ricerche sui finanziamenti delle organizzazioni terroristiche, specifica, nell’intervista rilasciata al quotidiano, che l’ISIS gestisce un enorme flusso di denaro che è difficilmente controllabile e tracciabile.

Nella sua ricerca, il Wall Street Journal sostiene che in questa rete di relazioni ci sarebbero anche alcuni comandanti curdi e milizie sciite di zona. Attraverso una fitta rete di manovre atte a corrompere, tutti chiuderebbero un occhio su ciò che succede. Helgurt Hikmet, il portavoce del Ministero dei Peshmerga, in un’intervista rilasciata all’Agenzia di Stampa Rudaw smentisce questa affermazione.

Tirando le somme, il flusso di denaro dell’ISIS attraverso la Turchia partirebbe da Istanbul con destinazione verso la zona federale curda dell’Iraq. Un’altra via sarebbe quella tracciata tra Amman, la capitale della Giordania, e la capitale dell’Iraq, Baghdad, e da qua verso il governatorato di Al-Anbār, sempre in Iraq. Infine un terzo percorso coinvolgerebbe la città di Gaziantep, sempre in Turchia, e la città di Raqqa in Siria. Secondo diverse testimonianze che ha raccolto sul campo il Wall Street Journal le tesi vengono confermate: i gestori di diversi uffici di cambio moneta, legali o clandestini, sostengono che un flusso di denaro in quantità elevata avveniva soprattutto tra la Turchia e la città di Erbil, nel nord Iraq.

E’ sempre più evidente che l’ISIS sia presente in Turchia e che, attraverso diversi meccanismi, attragga nuovi militanti, organizzi attentanti, compri materiali necessari a portare avanti la sua battaglia e gestisca una forte energia economica per sostenere tutto questo.

 


 

Murat Cinar

15/03/2016

 

  • Denaro e armi dell’ISIS attraverso la Turchia | CAR, Kurdistan iracheno, ditte armi, WSJ, flusso di denaro, Daniel Glaser, Helgurt HikmetCAR è un'organizzazione non governativa che controlla il movimento di armi da guerra e munizioni a livello internazionale e la catena di fornitura di armi che vengono utilizzate illecitamente nelle zone di conflitto.  L'Associazione, che ha indagato sull'uso di armi chimiche nella guerra civile siriana, mantiene un database finanziato dall'UE e il Dipartimento federale degli affari esteri della Svizzera, che fornisce "un meccanismo di comunicazione globale sulle armi leggere e di piccolo calibro illegali ed altre armi convenzionali illegali e munizioni per ridurre il rischio del loro commercio illecito". http://www.conflictarm.com/