Turchia, alla sbarra tornano scrittori e giornalisti | Marta Ottaviani
Turchia, alla sbarra tornano scrittori e giornalisti Stampa
Marta Ottaviani   
Turchia, alla sbarra tornano scrittori e giornalisti | Marta Ottaviani
Orhan Pamuk
In Turchia tornano i processi contro gli scrittori. Il Paese, che come si sa, è il regno delle contraddizioni e dei paradossi, anche in queste settimane non ha voluto smentire la sua fama, con notizie preoccupanti circa due dei suoi scrittori più celebri: Orhan Pamuk, Nedim Gürsel e il giornalista Nedim Sener.
Il premio Nobel per la Letteratura 2006, in maggio, ha visto arrivare una brutta notizia dalla Yargitay, la Cassazione turca. I giudici hanno deciso di annullare in terzo grado la sentenza di non luogo a procedere che i giudici del Tribunale di Istanbul avevano emesso nel febbraio del 2006. Il narratore era stato portato alla sbarra a causa di un’intervista a un magazine svizzero, in cui aveva affermato che la Turchia aveva ucciso un milione di armeni nel 1915 e 30mila curdi negli ultimi 30 anni. Era stato processato secondo il vecchio articolo 301 del codice penale turco, che puniva l’offesa all’identità turca con una detenzione da sei mesi e tre anni. Pamuk non tornerà davanti ai giudici, ma sarà costretto a risarcire economicamente tutti quelli che si sono sentiti diffamati dai suoi commenti.
Non solo scrittori. Nel Paese della Mezzaluna a rischiare sono anche i giornalisti. Nedim Sener, reporter turco, è finito davanti al giudice e rischia 28 anni di carcere. La corte giudicherà se il suo libro “L’omicidio Dink e le bugie dell’intelligence” abbia veramente offeso i servizi segreti e se sia veramente entrato in possesso di materiale classificato top secret.
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Nedim Sener
Nel suo libro Sener ha scritto che la polizia e i servizi segreti avevano ricevuto segnali ben precisi circa l’omicidio del giornalista armeno e gli avrebbero volutamente vietato di considerarli. Il governo stesso ha lanciato un’inchiesta sul contenuto del volume. Hrant Dink, giornalista armeno e direttore del settimanale Agos, fu ucciso nel centro di Istanbul nel gennaio del 2007, apparentemente per mano di un giovane fanatico. Il processo è ancora in corso e la versione ufficiale vuole che il giornalista sia stato ucciso da un giovane ultra-nazionalista perché aveva insultato l’identità turca in un suo articolo. Gli inquirenti però pensano che l’omicidio possa rientrare nelle azioni di terrore di Ergenekon, l’organizzazione segreta, accusata di terrorismo e colpo di stato, che avrebbe messo in piedi una strategia della tensione volta a sovvertire l’ordine costituito.
A destare ancora più preoccupazione, più nell’opinione pubblica internazionale che in quella turca, è la sorte di Nedim Gürsel, sotto accusa per aver infranto l’articolo 216/1 del codice penale turco, che punisce l’istigazione all’odio religioso. Rischia da uno a tre anni di reclusione.
Turchia, alla sbarra tornano scrittori e giornalisti | Marta OttavianiIl libro che lo ha fatto finire davanti al giudice si intitola “Le figlie di Allah” ed è uscito in Turchia nel marzo del 2008. Contiene soprattutto racconti sulla vita del Profeta Maometto ed entro breve sarà pubblicato anche in Francia, dove Gürsel risiede da 30 anni. A denunciarlo è stato un fedele che, lo scorso agosto, ha giudicato il testo un’offesa all’Islam. Gürsel è stato attaccato più volte anche dal quotidiano islamico Vakit. Il procedimento contro lo scrittore sta creando più di una polemica nel Paese per due motivi. Il primo è che, nonostante l’attuale governo abbia emendato l’articolo 301, che adesso punisce l’offesa alla nazione turca e non più all’identità, il codice penale turco contiene altri articoli che limitano potenzialmente la libertà d’espressione, come Amnesty International denuncia da tempo. Il secondo è che in questo processo rischia di venire coinvolto pesantemente anche l’esecutivo islamico-moderato guidato da Recep Tayyip Erdogan. La Diyanet, la Direzione per gli affari religiosi, sotto controllo governativo, ha redatto un rapporto sul libro, accusandolo di blasfemia. E nonostante la pubblica accusa abbia chiesto l’assoluzione per Gürsel, perché la denuncia è partita da un’offesa per fatto personale, molti hanno paura che possa finire male.
Il processo, poi, arriva in un momento delicato per il premier, che dopo la batosta elettorale alle amministrative di marzo, venerdì scorso ha operato un corposo rimpasto di governo, cambiando 8 ministri. La stampa turca ha interpretato le scelte operate dal primo ministro come un irrigidimento della componente conservatrice. Un governo con uomini più vicini a Recep Tayyip Erdogan, meno al presidente della Repubblica Abdullah Gul. E c’è chi teme anche per l’Europa.

Marta Ottaviani
(23/06/2009)



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