“Rosso variopinto” per le donne turche Stampa
Marta Ottaviani   
Ne vedremo di tutti i colori, nel vero senso del termine. Le donne turche si organizzano e questa volta prendono di mira le edicole. La notizia è di qualche giorno fa. I principali nomi dell’imprenditoria della Mezzaluna ma non solo hanno deciso di autofinanziarsi e dare vita a una rivista che si chiamerà “Rosso variopinto”, dove il rosso non rappresenta solo un omaggio, immancabile alla bandiera turca, ma anche il colore della passione, la stessa che le donne impiegano nella loro vita quotidiana.
“Rosso variopinto” per le donne turche  | Marta Ottaviani
Per finanziare il progetto mille donne verseranno mille lire turche, circa 500 euro per un totale di un milione di lire turche, circa 500mila euro, che rappresenteranno il capitale di base per fare partire il progetto, che successivamente dovrebbe vivere di vita propria grazie a vendite, abbonamenti e soprattutto introiti pubblicitari. Fra I fondatori della rivista ci sono alcuni nomi molto importanti, come la presidente della Tusiad, la Confindustria turca, Umit Boyner, Gulseren Onanc, deputato in parlamento del Chp, il Partito repubblicano del Popolo, di orientamento laico e kemalista, nonché per anni attivista presso Kagider, una delle ong più autorevoli nel campo del monitoraggio della condizione femminile.
Il coordinamento della redazione infine è stato assegnato a Seda Kaya Guler, giornalista di lungo corso che si è sempre occupata di tematiche femminili e che ha bene in mente quali sono gli obiettivi da perseguire. “Se si guarda alle tirature delle riviste femminili, c’è ancora molto spazio per conquistare il nostro posto sul mercato – ha spiegato il neo direttore al quotidiano Milliyet -. Al momento tutti gli altri periodici hanno una tiratura media fra 30mila e 40mila copie. Se guardiamo ai dati demografici e a quelli della scolarizzazione femminile, che è comunque in aumento, ci sono tutti i presupposti per essere ambiziosi e pensare di potere arrivare anche a un milione di copie”.
Quanto alla linea editoriale, si tratterà di un periodico fatto da donne per le donne, dove imparzialità sarà la parola d’ordine, garantita anche da un editore eterogeneo. Sarà un periodico generalista, quasi certamente un mensile e, insieme con l’approfondimento, non disdegnerà tematiche più leggere, come la bellezza e la moda. “In un certo senso – ha continuato Guler – vogliamo rompere I luoghi comuni e fare vedere che tematiche diverse possono convivere all’interno dello stesso giornale”. Massimo riserbo invece sul formato, che si prepara a essere, anche lui, una sorpresa e fuori dagli schemi.
La rivista dovrebbe uscire in edicola nei primi sei mesi di quest’anno. Anche se nel board editoriale non compaiono uomini, la categoria maschile è stata comunque invitata a partecipare esternamente all’impresa, soprattutto tramite il mezzo dell’abbonamento.
La novità editoriale arriva in un momento difficile per le pari opportunità nel Paese. Uno studio di fine 2010, il Paese della Mezzaluna si è classificato agli ultimi posti di una classifica mondiale che vede in testa l’Islanda e in coda lo Yemen. Su 134 nazioni la Turchia è arrivata al 126mo posto. Troppo poco, specie se si considerano le sue ambizioni europee. Il risultato non ha sorpreso che gli addetti ai lavori, secondo i quali le leggi nel Paese della Mezzaluna esisterebbero anche ma non vengono applicate.

Attualmente in Turchia su 550 deputati 49 sono donne, appena 1 donna è governatore su 81 province totali. Va male anche sul fronte istruzione, dove appena il 34% delle donne accede alla scuola superiore paragonato al 43% degli uomini.
Un’assenza che ormai traspare anche nella vita di tutti i giorni. La speranza è che l’uscita in edicola di questa nuova rivista di sole donne e per le donne possa produrre un segnale, un punto di svolta, non solo nel panorama editoriale turco, ma anche nel ruolo del gentil sesso nella vita quotidiana del Paese.

Marta Ottaviani
(23/02/2011)


parole-chiave: