Un secondo Bosforo a Istanbul | Marta Ottaviani
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Marta Ottaviani   
Un secondo Bosforo a Istanbul | Marta OttavianiPiù che un progetto è una promessa. Istanbul avrà il suo secondo Bosforo. Ad assicurarlo è stato il Premier islamico-moderato Recep Tayyip Erdogan in persona che, nel presentare l’idea, ha dato anche una data entro cui sarà finita: il 2023, centesimo anniversario della fondazione della repubblica moderna.
Un’opera colossale, che piazzerà Istanbul sotto gli occhi della ribalta mondiale per l’esecutivo islamico-moderato al governo. Un’autentica pazzia per la maggior parte dei quotidiani turchi e gli addetti ai lavori, per i quali un cantiere di queste dimensioni comporterà un impatto ambientale e conseguenze sul territorio devastanti.

Il secondo Bosforo sorgerà nella parte europea della città, ovest verso la Tracia ed Edirne. Sarà lungo fra i 40 e i 50 chilometri, largo 150 metri e profondo circa 25. Erdogan nella sua presentazione ha spiegato che la costruzione del canale è necessaria per alleggerire il traffico sul Bosforo, che ogni anno vede passare sulle sue acque 140 milioni di tonnellate di petrolio, 4 milioni di tonnellate di gas e 3 milioni di tonnellate di sostanze chimiche. Sostanze che ogni anno rappresentano un pericolo per i circa due milioni di cittadini che risiedono sulle sponde del celebre canale. Un’opera colossale, che secondo i quotidiani della Mezzaluna costerà fra i 20 e i 50 miliardi di dollari. Si tratta ancora di stime perché il progetto faraonico entrerà nella fase più concreta dopo il 12 giugno, ossia dopo le elezioni politiche per il rinnovo del parlamento.

Il premier islamico moderato ha parlato di un vero e proprio sogno per la città, a cui vanno aggiunti anche il terzo ponte sospeso sul Bosforo e il tunnel sotterraneo che attraverserà il mar di Marmara. Una munificenza che però ha attirato sul primo ministro anche accuse di megalomania da parte degli avversari politici e avventatezza da parte di urbanisti e ambientalisti.

“Ci sono sempre grandi sogni dietro grandi passi e grandi vittorie nella storia – ha detto Erdogan presentando il progetto del secondo Bosforo, che in Turchia viene chiamato semplicemente Kanal Istanbul, il Canale di Istanbul -. Noi abbiamo questo sogno per la nostra nazione e per la città. Ci tireremo su le maniche per il nostro canale, sarà uno dei più grandi progetti del secolo e farà ombra a quelli di Panama e di Suez”.

Il canale andrebbe così a dividere l’antica Costantinopoli in una grande isola, compresa fra il Bosforo e il Kanal Istanbul e due penisole, di cui una rappresentata dall’attuale parte asiatica. Lungo il secondo Bosforo sorgeranno quartieri residenziali di extra lusso, stazioni per i traghetti e lì vicino il terzo aeroporto della megapoli turca, anch’esso ancora da costruire e che rappresenterà un hub internazionale di prima importanza.

Oltre alle persone preoccupate per l’impatto che l’operazione avrà sulla città, c’è anche chi si chiede dove Erdogan troverà I soldi per finanziare tutti questi progetti. “Questo è un segreto – ha detto il premier ai giornalisti – Non darò alcuna informazione in questo senso per evitare speculazioni. Posso solo dire che il finanziamento non sarà assolutamente un problema”.
Un secondo Bosforo a Istanbul | Marta Ottaviani
Intanto, fra gli addetti ai lavori, sale lo scetticismo, unito anche a quale supposizione. “Non lo chiamerei proprio pazzo come progetto – ha spiegato a Hurriyet l’architetto Korhan Gumus, che si occupa di urbanistica -. Si tratta sicuramente del progetto del secolo. Ma non ho ancora capito quale sia il suo obiettivo, cambiare la geografia della città? Mi sembra infatti più un progetto per incrementare il valore delle terre dove verrà costruito il canale”.

“Dobbiamo assolutamente capire la motivazione per cui questo progetto verrà realizzato – ha spiegato anche Orhan Demir, membro della Camera degli urbanisti di Istanbul -. Se la motivazione è solo quella di diminuire il traffico sul Bosforo allora non basta per la costruzione di un’opera del genere. Ci sono già progetti alternativi per diminuire il traffico navale sul Bosforo, come gasdotti ed oleodotti sotterranei”.

Il dubbio, secondo i più critici la certezza, è che il secondo Bosforo implicherà un’operazione di spostamento del baricentro della città senza precedenti e che da questo momento partirà la corsa all’acquisto dei terreni intorno ai quali sorgerà il canale. Per avere più dettagli sul progetto si dovrà aspettare l’autunno prossimo, le polemiche invece sono già partite e continueranno fino al 2023.

Marta Ottaviani
(07/06/2011)



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