Emergenza libertà di stampa in Turchia  | Alberto Tetta
Emergenza libertà di stampa in Turchia Stampa
Alberto Tetta   
È emergenza libertà di espressione in Turchia, dopo l’arresto a fine dicembre di 40 giornalisti in un sola notte per presunti legami con organizzazioni terroristiche. Secondo Human Rights Watch questi arresti sarebbero la conseguenza di “una definizione troppo ampia di terrorismo, che consente l’imposizione arbitraria delle più pesanti condanne"

Emergenza libertà di stampa in Turchia  | Alberto Tetta
Istanbul, manifestazione per la libertà d'espressione (foto: Faz?la Mat)
Libertà d'espressione in Turchia? Durissimo il giudizio di Reporter senza frontiere : “Sebbene si proponga come modello, la Turchia occupa la 148esima posizione della nostra classifica. Ben lontano dall’aver implementato le riforme promesse, il sistema giudiziario ha lanciato un’ondata di arresti di giornalisti senza precedenti dopo la fine della dittatura militare”. Questo si legge nel rapporto annuale sulla libertà d’espressione pubblicato il 25 gennaio dall’organizzazione. Secondo l’opposizione: “È in atto una svolta autoritaria il cui obiettivo è mettere in carcere chiunque si opponga al governo”. “Dobbiamo colpire chi fiancheggia il terrorismo” risponde il ministro degli Interni Idris Naim Şahin.

La maxi operazione di dicembre
Alle sei del mattino del 23 dicembre inizia una maxi-operazione di polizia. A Istanbul, Ankara, Diyarbakır, Van, Izmir e Adana, gli agenti fanno irruzione nelle redazioni delle agenzie Diha e Etha , del quotidiano curdo Özgür Gündem e nelle abitazioni private dei loro giornalisti arrestando 38 persone, tutte accusate di “propaganda terrorista” e di legami con il Koma Civakên Kurdistan, organo dell'autonomista Partito dei lavoratori del Kurdistan incaricato di organizzarne l’azione nelle città. Il “processo Kck”, che vede imputate 151 persone tra politici, attivisti e militanti curdi, è solo uno dei maxi-processi in corso in Turchia in questi mesi. Centinaia di personalità di spicco con background politici diversi, tra cui decine di giornalisti, sono stati accusate di terrorismo e arrestate.

Secondo Human Rights Watch questi arresti sarebbero la conseguenza di “una definizione troppo ampia di terrorismo, che consente l’imposizione arbitraria delle più pesanti condanne previste dalla legislazione anti-terrorismo contro persone riguardo alle quali le prove sono poche. I giudici – continua HRW – spesso aprono procedimenti giudiziari contro individui solo per testi o discorsi non-violenti e gli arresti avvengono senza tenere nella giusta considerazione l’obbligo di proteggere la libertà d’espressione” scrive l’organizzazione nel suo rapporto.

Il giardino sul retro
Quasi a confermare i timori di HRW le dichiarazioni del ministro degli Interni İdris Naim Şahin, secondo il quale per sradicare il terrorismo non è sufficiente la repressione delle organizzazioni armate: “Il terrorismo ha un giardino sul retro da cui si alimenta. C’è chi si prodiga per mostrare che le organizzazioni terroristiche hanno ragione e sono innocenti e legittime. Una parte dell’opinione pubblica non si rende conto di questo. C’è chi, distorcendo i fatti, raccontando la realtà secondo i propri parametri, cercando diversivi, sostiene il terrorismo attraverso articoli, racconti, poesie o dipingendo quadri, abbattendo così il morale dei soldati e dei poliziotti che fanno il proprio dovere”.

Tutuklu Gazete
o il giornale detenuto
I giornalisti dal carcere, tuttavia, respingono l’accusa di fiancheggiare il terrorismo e lo denunciano con l’unico mezzo rimasto loro per comunicare con i propri lettori: scrivendo lettere che, dopo il vaglio della censura da parte delle autorità carcerarie, vengono pubblicate sulle colonne di Tutuklu Gazete (Giornale detenuto, in turco) un periodico stampato in 100mila copie e distribuito nelle edicole come allegato dei quotidiani Birgün, Evrensel, Aydınlık e Atılım . “Siamo giornalisti, non terroristi” il titolo sulla prima pagina di questo anomalo giornale.
“Lavori in linea con le norme deontologiche della professione vengono definiti pubblicazioni atte a 'danneggiare il governo' – spiega Tutuklu Gazete - posto che l’obiettivo delle organizzazioni terroristiche è 'far cadere il governo con atti violenti', di conseguenza i giornalisti sono accusati di 'sostenere le organizzazioni terroristiche nel perseguimento dei loro obiettivi' attraverso le loro pubblicazioni. Questi tragicomici teoremi accusatori fanno ridere, purtroppo però producono conseguenze alquanto serie e gravi. I nostri colleghi sotto processo rischiano tra i dieci e i quindici anni di carcere. Ci sono giornalisti che rischiano condanne fino a centinaia di anni”.

Articolo 301, reato d'espressione, legge anti-terrorismo

Nel 2005 erano stati il processo contro lo scrittore e premio nobel Orhan Pamuk e la condanna del giornalista turco-armeno Hrant Dink (poi assassinato da militanti ultra-nazionalisti nel 2007) ad attirare l'attenzione della stampa internazionale. Entrambi erano accusati, in base al famigerato articolo 301 del codice penale turco, di “offesa alla turchità” per le loro dichiarazioni relative al genocidio armeno. Nel 2011 è stato invece l’arresto di due giornalisti, Ahmet Şık e Nedim Şener , presunti membri dell’organizzazione eversiva “Ergenekon” a fare sorgere nuovi dubbi sul reale livello di libertà di espressione in Turchia.

L’arresto dei due giornalisti, tuttavia, ha segnato un punto di rottura. In passato, infatti, gli intellettuali e i giornalisti che rilasciavano affermazioni in contrasto con la versione ufficiale turca su temi tabù come il genocidio armeno, le violenze dell’esercito, i desaparecidos del colpo di stato militare del 1980 o le esecuzioni extragiudiziali di militanti curdi negli anni ’90, venivano puniti per reati d’espressione previsti dal codice penale. Dal 2011, invece, la stragrande maggioranza dei giornalisti è stata arrestata in base a reati previsti dalla legislazione anti-terrorismo.
Così è accaduto per Ahmet Şık, noto giornalista turco, collaboratore di importati quotidiani come Cumhurriyet, Evrensel, Radikal e il diffusissimo settimanale Nokta , arrestato il 6 marzo 2011 con il collega Nedim Şener. Entrambi sono stati accusati di appartenere a Ergenekon , un’organizzazione eversiva che mira a rovesciare il governo islamista moderato democraticamente eletto. L’accusa si fondava sulla bozza del libro, non ancora pubblicato, “L’esercito dell’Imam”, un’inchiesta che rivela come membri della potente confraternita islamista di Fetrullah Gülen, leader religioso vicino al governo, stiano assumendo il controllo delle forze di polizia. Secondo i giudici la pubblicazione del libro, prevista pochi mesi prima delle elezioni, voleva destabilizzare il governo screditando il Partito della giustizia e dello sviluppo di Erdoğan.

Ancora in carcere
Ahmet Şık e Nedim Şener, a quasi un anno dal loro arresto, sono ancora in carcere anche se nel frattempo non sono state trovate altre prove della loro appartenenza a Ergenekon . “In Turchia, dal 2011 giorno dopo giorno la situazione si fa più difficile per chi è dalla parte della verità e della giustizia. Professori universitari, studenti, giornalisti ed editori dissidenti vengono arrestati. Criticare un gruppo al potere – che sia il governo, una confraternita religiosa, il potere giudiziario o la polizia – in un regime democratico non può essere considerato reato. Questo avviene solo nelle dittature e nei regimi fascisti, non in democrazia”, ha dichiarato Şener nel corso della sua arringa difensiva lo scorso cinque gennaio.

Alberto Tetta
05/02/2012
Per gentile concessione del sito dell’Osservatorio Balcani e Caucaso, partner di Babelmed




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