Le donne del Marocco ostaggio di un codice penale maschilista | Hicham Houdaïfa, Federica Araco, donne del Marocco, Codice penale marocchino, Moudawana, Primavera e dignità, Amina Filali
Le donne del Marocco ostaggio di un codice penale maschilista Stampa
Hicham Houdaïfa   

Il Marocco, almeno in principio, sostiene la completa uguaglianza tra l’uomo e la donna, secondo la Costituzione adottata nel luglio 2011. Tuttavia, il suo Codice penale trabocca di articoli discriminatori contro le donne. Sin dal momento della sua creazione, a marzo 2011,“Primavera e dignità” lotta per porre fine a questa anomalia. E, dopo due anni, torna alla carica con un documento per una riforma globale del sistema giudiziario marocchino. Il suo obiettivo: rendere la giustizia più egualitaria tra i due sessi.

 

Le donne del Marocco ostaggio di un codice penale maschilista | Hicham Houdaïfa, Federica Araco, donne del Marocco, Codice penale marocchino, Moudawana, Primavera e dignità, Amina Filali

 

Nel luglio 2011 un collettivo di associazioni, “Primavera e dignità”, che raggruppa le più grandi organizzazioni femminili e dei diritti umani del Marocco, pubblica un memorandum intitolato “Per una legislazione penale che protegge le donne contro la violenza e vieta la discriminazione”. La data della sua pubblicazione è significativa. Il primo luglio 2011, infatti, è stata adottata la nuova Costituzione che consacra, almeno in principio, l’uguaglianza tra i due sessi poiché afferma nel suo articolo 19 che “l’uomo e la donna godono di uguali diritti di libertà civile, politica, economica, sociale, culturale e ambientale”. E per realizzare questa parità tra l’uomo e la donna “è creata un’Autorità per l’eguaglianza e contro ogni forma di discriminazione”. Un organismo che non ha ancora visto la luce.

Infatti, finora non è stato fatto ancora nulla per concretizzare questa disposizione della Costituzione. Il Codice penale del 1962 è in contrasto con la legge suprema (la Costituzione), ma anche con la Moudawana, il Codice della famiglia del 2004, varato per ridurre l’ingiustizia contro le donne.

Il 10 marzo 2012 un evento scuote il Marocco mettendo sotto i riflettori una delle disposizioni giuridiche del Codice penale più violente nei confronti delle donne. Un’adolescente di 16 anni, Amina Filali, si uccide ingerendo veleno per topi. Lo fa per disperazione, dopo aver sposato il suo violentatore per salvare il proprio onore e quello della sua famiglia. Matrimoni del genere sono consentiti dal Codice penale marocchino che, nell’articolo 475, prevede che “ le azioni penali contro un violentatore sono annullate se questo acconsente di sposare la sua vittima minorenne”. Il caso fa scandalo e il ministero della Giustizia promette di emendare l’articolo.

Quella non è altro che una delle tante disposizioni che mettono la donna in una posizione di inferiorità rispetto all’uomo. “Il Codice penale si basa su una filosofia patriarcale che emerge sia dalla sua struttura che dalle sue disposizioni. Questo Codice non garantisce alle donne né di godere dei loro diritti di libertà fondamentali, né la protezione effettiva contro la violenza e le discriminazioni dirette contro di loro”, si legge nel memorandum del Collettivo.

Per cominciare, la filosofia del Codice penale è “fortemente impregnata di un approccio che dà priorità all’ordine e alla morale pubblica, alla famiglia e alla società a scapito dell’individuo, dei suoi diritti e delle sue libertà”. Inoltre, la struttura del codice “incarna l’assenza di una visione globale e coerente del legislatore nel trattamento specifico dei crimini contro i diritti delle donne, la loro libertà, la loro integrità psichica e psicologica e la loro dignità”. Inoltre, la terminologia usata nel codice è “conservatrice e piena di espressioni vaghe, degradanti e obsolete, come le nozioni di attentato al pudore e di dissolutezza, e riduce la violenza sessuale a un atto in cui l’uomo ha dei rapporti con una donna senza il suo consenso”. Infine, le disposizioni del Codice non “ stabiliscono nessun trattamento specifico per i crimini e per i delitti contro le donne”.

“Primavera e dignità” propone di redigere un nuovo Codice penale che abbia i diritti umani come riferimento e consideri la donna titolare di diritti e libertà fondamentali, con una terminologia moderna che vi si riferisca come a un essere umano. Il collettivo propone inoltre di incriminare la violenza coniugale, la persecuzione sessuale, la violenza psicologica ed economica, l’espulsione della donna dal domicilio coniugale, il matrimonio con le minori, la poligamia e l’aborto illegale. Infine, propone di depenalizzare l’aborto assistito e i rapporti sessuali tra adulti consenzienti.

Un altro cavallo di battaglia del Collettivo è l’età del matrimonio. In Marocco, più del 10 percento dei matrimoni riguardano ragazze con meno di 18 anni, a volte anche più giovani di sedici anni. Una deroga che il Codice della famiglia ancora permette. E l’autorità è affidata ai giudici, quasi tutti uomini.

A chi credere, dunque? Al Marocco ufficiale che ratifica convenzioni internazionali e consacra l’uguaglianza nella sua Costituzione? Oppure al Marocco che persiste nel conservare un Codice penale maschilista e discriminatorio? Fino a prova contraria, le donne del Marocco hanno ancora molte dure battaglie da combattere…

 


 

Hicham Houdaïfa

Traduzione dal francese di Federica Araco

31/03/2013