Ai media si chiede più attenzione sull’ambiente | Rosita Ferrato, Caffè dei Giornalisti, congresso internazionale Weec, Federica Merlo, Andrea Bertaglio, Dan Stoica, Miguel Laranjo
Ai media si chiede più attenzione sull’ambiente Stampa
Rosita Ferrato   

//Mario Salomone cerimonia d'aperturaMario Salomone cerimonia d'aperturaSi è appena chiuso il 7 congresso internazionale Weec tenutosi quest'anno per la prima volta in un paese arabo, nella splendida Marrakesh. Il programma ha visto un fitto alternarsi di voci accademiche e sociali che da tutto il mondo hanno fatto il punto sulla situazione ambientale del contesto di provenienza e si sono confrontate su come poter concretizzare una tutela globale di un ambiente sempre più sfruttato e vilipeso dall'uomo.

Anche per questo si è ribadita la rilevanza di una corretta e cospicua informazione sui temi ambientali e su tale tema ci si è confrontati nell'ambito del side-event curato dal Caffè dei Giornalisti, associazione culturale di Torino.

In un clima informale e attento ai contenuti, la giornalista Federica Merlo ha introdotto i relatori invitandoli ad esprimersi sulle tematiche ambientali più rilevanti a loro parere nel paese di provenienza e per le quali i media sono già attenti o magari non lo sono a sufficienza.

Ecco un breve report dell'incontro che ha ribadito l'esigenza di un maggiore spazio da dedicare a questi temi purtroppo « caldi » per innescare percorsi di consapevolezza ad ampio raggio fondamentali per cambiare un paradigma culturale inefficace.

Ha aperto la conversazione l'intervento di Andrea Bertaglio, giornalista ambientale italiano de La Stampa.it e de Il Fatto quotidiano : «Quando si viene a visitare l'Italia ci si aspetta di vedere bei paesaggi, castelli medioevali, piazze e palazzi del Rinascimento,ecc ; invece la prima cosa che si nota sono le tante automobili : abbiamo il più alto numero di auto al mondo, in proporzione superiamo glli Stati Uniti. Vi sono un’auto ogni 10 abitanti. E questo ovviamente influisce sulla qualità dell’aria . In più, utilizziamo ancora il carbone, che si sa, è il peggior nemico del clima, e non utilizziamo sufficientemente energie alternative. La continua cementificazione, la scarsità dell’acqua nell’Italia meridionale per gli sprechi , e poi rifiuti : su questo tema avrete visto le foto, di Napoli ad esempio, la causa è la cattiva amministrazione e la mafia che come attività principale non ha più la droga o le armi, ma proprio i rifiuti , comuni e « speciali » come quelli radioattivi. In realtà in Italia, dopo il referendum, non ci sono più centrali nucleari ; ma vi sono ancora le scorie prodotte negli scorsi decenni. Non abbiamo però un deposito per le scorie, che doveva essere costruito anni fa ».

Su questi argomenti la società civile potrebbe essere già pronta, ricettiva, ma i nostri

media non danno abbastanza importanza (si intervistano ogni giorno politici che non dicono nulla, si parla della crisi, di economia, ma non capiscono che parlare di ecologia non è solo parlare di alberi, o di argomenti leggeri e poetici : parlare di ambiente significa sempre più parlare di economia e di opportunità sociali.

//Palazzo dei CongressiPalazzo dei Congressi«In Romania viviamo invece soprattutto un paradosso – prosegue Dan Stoica, senior editor di Radio Romania Cultural Science section - Il problema è che proprio cercando di proteggere l’ambiente, lo si rovina. Per tanti anni la Romania non ha avuto delle leggi adeguate per le energie alternative (eolico, fotovoltaico) ; alcuni anni fa il governo ha adottato una nuova legislazione che permetteva agli investitori di costruire nuove forme di installazione energetica. Oggi, ve ne sono troppe di queste installazioni. Vi è ad esempio un’enorme installazione eolica, ma è vicino ad una riserva naturale ; ve ne sono addirittura all'interno dei santuari degli uccelli migratori , nelle wetlands, e si sa che ad esempio i delta dei fiumi costituiscono un grande patrimonio ambientale; oppure grandi stazioni idroelettriche costruite vicino a montagne o fiumi : tutte in zone con un ecosistema delicatissimo. Spesso per queste installazioni si procede a terribili deforestazioni , al logging incontrollato, con incremento del rischio delle inondazioni. Ma il governo non interviene perché é un grande business : c'è un gran giro di soldi con i certificati. Ora il problema è fare capire alla gente che dopo aver parlato per tanti anni di energie alternative, questa modalità non va, non è quella giusta . Proprio qui c'è quindi il paradosso: con queste misure propagandate per proteggere l’ambiente lo stiamo distruggendo. In questo i media possono fare molto per chiarire certi passaggi all'opinione pubblica ».

Sul Portogallo, si inserisce il giornalista ambientale portoghese Miguel Laranjo di «Formato Verde». “Fondalmente si parla sempre degli stessi problemi. Ma l’ambiente non è in agenda perchè c’e la crisi economica e la disoccupazione, ecc. In realtà, non si vuole cogliere che la crisi economica e sociale è strettamente connessa ai temi ambientali. I problemi della qualità dell’aria - in molte aree urbane l’aria è cattiva (quindi danni alla salute, con asma, ecc) - dell' energia, con la dipendenza dal petrolio, il cambiamento climatico e l’erosione delle coste, sono tutti elementi di forte impatto nella vita quotidiana eppure c'è difficoltà a farlo emergere e non esiste neppure un programma nazionale sull’educazione ambientale.

 


 

Rosita Ferrato

28/06/2013