Il divano nella riva sud. Colloquio con Jalil Bennani | Jalil Bennani, psichiatria, psicanalisi in Marocco, Sigmund Freud, Bouya Omar, Cheikh El Kamel, Sidi Ali Ben Hamdouch, psicanalisi magrebina, Ahmed El Amraoui
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Nathalie Galesne   

//Jalil BennaniJalil BennaniPioniere della psicanalisi in Marocco, Jalil Bennani, psichiatra e psicanalista, scrittore, vincitore del premio “Sigmund Freud della città di Vienna” per l'insieme della sua opera, ci parla del modo in cui le società magrebine, in particolare quella marocchina, si sono lentamente appropriate la teoria freudiana, reinventandola. Oggi, anche se di recente acquisizione, è socialmente ammessa. Intervista.

 

Perché la psicanalisi si è impiantata più facilmente in Marocco rispetto agli altri paese magrebini, e quanti psicanalisti lavorano nel suo paese?

Diversi fattori hanno permesso l'esistenza e lo sviluppo della psicanalisi in Marocco: la presenza di una pratica della psicanalisi fin dagli anni cinquanta (il Marocco è l'unico paese del Maghreb dove si è praticata la psicoanalisi durante l'epoca coloniale), l'introduzione della psicanalisi nella pratica della psichiatria e la nascita di associazioni e gruppi di psicanalisi nello scorso decennio. L'ultima decade infatti ha dato luogo ad un'apertura democratica, un'espansione della libertà di espressione, e profondi mutamenti dello statuto della donna. Questi ultimi anni hanno rappresentato per il Marocco una tappa importante nel progresso sociale. Bisogna anche evocare l'importanza del plurilinguismo (arabo, berbero, francese, inglese, spagnolo) in seno alla società. L'insieme di questi fattori hanno contribuito ad un'apertura dei discorsi, alla rimozione di tabù e all'emergere di una parola individuale. È difficile dare una cifra del numero di psicanalisti attivi nel paese, perché non tutti sono iscritti ad un'istituzione.

Cosa caratterizza la pratica della psicanalisi nel Maghreb (bilinguismo, Islam, tradizione, un discorso sul genere)?

La gente si reca spesso dai marabutti (sadates), dai religiosi (fouqaha), dalle medium (chouafat), dai guaritori e dai ciarlatani. Andare da un fqih (uomo di religione) è una pratica culturale spontanea legata a numerose credenze. Una stessa domanda può essere fatta sia agli uni che agli altri, ma la risposta sarà sempre diversa.

L'usanza di frequentare certi luoghi tradizionali (come i santuari di “Bouya Omar”, “Cheikh El Kamel”, Sidi Ali Ben Hamdouch”, oppure certi “fqihs” di fama) è sopravvissuta all'insediamento della medicina scientifica moderna. Questo perché stiamo parlando di credenze antichissime, spesso antecedenti all'Islam, legittimate poi dalla religione, ma che non devono essere opposte alla modernità, bensì viste come luoghi di passaggio di una pratica, divenuta insoddisfacente, all'altra.

Il pensiero irrazionale è onnipresente nelle superstizioni, nell'interpretazione dei segni, nel ricorso alla magia o alla stregoneria. Esso traduce profonde paure per la malattia o la morte. Per questo ci sono numerosissimi modi di scongiurare la mala sorte : evitare il malocchio (aïn), proteggersi col numero 5 (khamsa), utilizzare talismani (herz)... Questo pensiero irrazionale ha una sua logica : i fenomeni vissuti, percepiti o temuti, sono attribuiti a forze oscure, esterne all'individuo, e si iscrivono in un mondo di segni, d'influenze soprannaturali e cosmiche. Sono pratiche ancora molto presenti in Marocco. Per la psicanalisi invece il disturbo è in noi e può essere proiettato sugli altri. Quando un individuo carico di dette credenze comincia a interrogare se stesso, in modo soggettivo, la psicanalisi può allora interrogare le sue credenze e integrarle nella sua storia.

Anche la questione del bilinguismo è importantissima. Nella la psicanalisi i cambiamenti di lingua ne rivelano il lato nascosto. Il bilinguismo mette in rilievo certi casi di rimozione. Per esempio quando l'individuo esprime un'esperienza vissuta in una lingua piuttosto che in un'altra, o quando invece considera con distacco affetti e intimità, utilizzando una lingua straniera. Bisogna anche ricordare che la differenza linguistica è propria alla trasmissione della psicanalisi stessa poiché i primi analisti erano tutti bilingui. Vienna, all'epoca di Freud era un crocevia culturale segnato da un cosmopolitismo in cui il polilinguismo era di norma.

Il divano nella riva sud. Colloquio con Jalil Bennani | Jalil Bennani, psichiatria, psicanalisi in Marocco, Sigmund Freud, Bouya Omar, Cheikh El Kamel, Sidi Ali Ben Hamdouch, psicanalisi magrebina, Ahmed El AmraouiIl Marocco e la Tunisia hanno accolto molti analisti europei, dando luogo ad originali esperienze di scuole di pensiero e pratiche diverse. Come si manifesta nella realtà questo contributo, lei non ci vede il rischio di una dipendenza troppo forte alla psicanalisi europea?

Questi paese hanno in comune con l'Europa, e in particolare con la Francia, il passato coloniale e l'eredità linguistica. Nei paesi del Maghreb, la psicanalisi si è sviluppata nell'ambito di un sapere psichiatrico che risale all'epoca coloniale. La psichiatria ha introdotto una rottura epistemologica nel campo delle credenze. Ha riportato la follia, e i disturbi psichici a cause umane e non più sacre o magiche. Ha sostituito alle rappresentazioni tradizionali come la credenza negli spiriti (jinns), classificazioni scientifiche: l'isteria, l'ossessione, la paranoia... la psicanalisi ha operato un capovolgimento prendendo il paziente non più per un oggetto ma per un soggetto intrappolato nel linguaggio. In questo la psicanalisi interroga la tradizione tramite dei significanti presi nella cultura. La psicanalisi non oppone quindi tradizione e modernità, ma tenta di riappropriarsi la tradizione integrandola a valori universali.

La psicanalisi magrebina si sviluppa attraverso una trasmissione che suppone la “decostruzione” dell'eredità coloniale, grazie ad una lettura e una critica ragionata degli studi, attuali e coloniali, realizzati fino ad oggi. I diversi contributi teorici possono quindi arricchire un fondo simbolico comune fatto di svariati saperi. Il contributo della psicopatologia magrebina può quindi portare ad un perpetuo rinnovo.

In che misura le rivoluzioni arabe possono sfociare su una più ampia pratica della psicanalisi?

Le società arabe stanno attualmente vivendo dolorosissime transizioni. Per la gioventù dei paesi arabi, questo movimento, nato in seguito a forti frustrazioni, è carico di grandi speranze, e ha spezzato la credenza nella fatalità della servitù volontaria presente in numerosi paesi arabi.

Queste rivoluzioni portano con sé un desiderio di libertà, ma anche i più grandi rischi e sacrifici. Vi è stato come un risveglio, un passaggio dalla passività all'attività. Abbiamo assistito ad una crescente presa di parola. Una parola per troppo tempo oppressa, rimossa. Si può dire che i giovani e i giovanissimi si sono ricollocati nei tempi loro, un'epoca che si affida più che alle ideologie al desiderio. È quest'ultimo che ha sfidato i divieti, forgiato nuove identità, rifiutato la fatalità, infranto i tabù, proposto nuove proiezioni sul futuro. Un futuro che diventa finalmente possibile, in cui gli attori non sono più individui sottomessi, ma individui desideranti...

Lei ha recentemente pubblicato una serie di colloqui bilingui, “Un psy dans la cité”(1) (uno psicanalista tra i borgatari, ndt), realizzata con un educatore. In che misura il bilinguismo ha arricchito il suo lavoro, e da dove nasce il bisogno di far uscire lo psicanalista dal suo studio?

All'inizio questo libro è stato scritto per rispondere ad una attesa del pubblico e dei media. Sono stato regolarmente sollecitato per dare il mio parere, per testimoniare e perfino per prendere posizioni varie. Decidere di aprirmi al pubblico è quindi un atto di valore civico. Inoltre, ho avuto voglia di uscire dall'ambito accademico e universitario. La scrittura conduce alla trasmissione del sapere. Scrivere permette di liberare la parola, lasciando una traccia.

Questo libro ha attraversato due tappe : quella dell'arabo verso il francese, e poi quella dell'orale allo scritto. Ho vissuto sulla mia pelle la constatazione di ogni scrittore, ovvero che “tradurre è tradire”. Certe parole sono intraducibili. Possono essere nascoste, velate da una lingua all'altra. Ciò che non si dice in una si dice in un'altra. Certe parole arabe sono quindi state introdotte nel testo francese per lasciare la ricchezza delle metafore e delle rappresentazioni, aperte a svariate letture.

Porgendo l'orecchio alle preoccupazioni dei cittadini marocchini, questo libro si è inserito nell'ambito di dibattiti attuali. Prendere la parola in pubblico è un atto, un impegno, un'azione di valore civico.

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1) Jalil Bennani è l'autore di numerose opere. Ha recentemente pubblicato “Un psy dans la cité” (Editions La Croisée des Chemins), una serie di colloqui realizzati con Ahmed El Amraoui, insegnate e poeta.

 


 

Nathalie Galesne

Traduzione dal francese Matteo Mancini

17/10/2013