Nayda, giovani marocchini in movimento | Marcella Rodino
Nayda, giovani marocchini in movimento Stampa
Marcella Rodino   
Nayda, giovani marocchini in movimento | Marcella RodinoGli studiosi spiegano che “il movimento è nato in Marocco dopo le elezioni legislative del 2002 e gli attentati terroristici di Casablanca (maggio 2003), in un periodo chiave nella storia recente del paese, durante il quale sono emersi lo stupore e l’esasperazione di tanti giovani decisi a cambiare il loro paese dall’interno”. Si chiama “nayda” la “movida” marocchina; un nome che in darija, il dialetto arabo parlato nel paese del Maghreb, significa “alzatevi”, “svegliatevi” oppure “c’è qualcosa che si sta muovendo?” Ad ascoltare le parole dei rapper marocchini che evocano a gran voce il loro rifiuto della politica, della corruzione, delle contraddizioni della società e invitano a prendere in mano il proprio destino, sembra che qualcosa si stia ‘muovendo’ in Marocco, dove a fine Luglio si sono svolti i festeggiamenti per i 10 anni dell’ascesa al trono di re Mohammed VI. Gli osservatori sottolineano come in questi anni la “nayda” si sia manifestata con uno slancio libertario delle produzioni culturali, dalla musica al cinema, dalla grafica alla moda, a testimonianza di una libertà di linguaggio prima sconosciuta. La lingua utilizzata dagli artisti si propone come una miscela di dialetto locale, di francese e di inglese, uniti a ritmi musicali del patrimonio nazionale (berbero) e internazionale. Secondo i ricercatori dell’Istituto nazionale delle lingue e civiltà orientali (Inalco), la “nayda” ha molte implicazioni: l’accettazione del pluralismo, l’indipendenza intellettuale, il passaggio dallo status di soggetto a quello di cittadino, la riconciliazione con il passato.
Nayda, giovani marocchini in movimento | Marcella RodinoDi nayda parla anche il film Casanayda! di Farida Benlyazid e Abderrahim Mettour, prodotto da Sigma. La storia, scritta da Dominique Caubet, rappresenta la testimonianza di un fermento culturale e sociale che sta prendendo piede nella capitale economica del Marocco, Casablanca. Casanayda! vuole dire proprio la Casablanca che si muove, che continua a trasformarsi giorno dopo giorno. È una trasformazione positiva, unica in tutto il mondo arabo, descritta dalla stampa locale come una sorta di movida marocchina, che ha preso piede dal 2003, dopo l’accusa di satanismo agli Hoba Hoba Spirit, un gruppo di giovani musicisti. Da allora molte cose stanno cambiando, e questi giovani ne sono consapevoli, sanno che stanno uscendo fuori da uno stato di immobilità, e ciò si avverte, per esempio, dai testi rap dei Fez City Clan, gruppo hip hop marocchino che denuncia la miseria delle periferie marocchine, la disoccupazione, la violenza contro le donne, ma anche l’affermazione di un’identità a cui i giovani non vogliono rinunciare.
Alla nascita della “nayda” dei primi anni del nuovo Millennio, sono poi seguite la liberalizzazione della stampa e delle frequenze radio, con le emittenti che dal 2006 hanno cominciato a trasmettere nuove creazioni musicali della “nayda”. Se molti artisti marocchini salutano questa rinascita culturale, altri sottolineano che si tratta di un movimento esclusivamente urbano e temono che sia strumentalizzato dalla politica come dal mercato, in termini di propaganda e di immagine. Se le recenti dinamiche culturali, sociali e politiche hanno portato l’Unione Europea (UE) a riconoscere al Marocco uno statuto speciale di “paese avanzato”, un rapporto pubblicato il 22 luglio 2009 di ‘Reporter senza frontiere’ (Rsf) traccia un bilancio controverso dei 10 anni di regno di Mohammed VI dal punto di vista della libertà di stampa, con molti giornalisti incarcerati e costretti a pagare multe salate; dopo alcuni passi in avanti nei primi anni, che hanno portato a un ‘boom’ di testate ed emittenti, dal 2002 si segnala un irrigidimento nei confronti del mondo della stampa, con leggi severe o addirittura restrittive. Se solo l’un per cento della popolazione compra un giornale, la radio e la televisione sono più accessibili, benché sia ancora il governo ad autorizzare le licenze. L’ultimo protagonista è internet: sono circa sei milioni i marocchini (su una popolazione stimata in 31 milioni) che si collegano al web. L’utente di un noto sito di “social network” straniero è stato condannato a tre anni di carcere per aver finto di essere il Principe Moulay Rachid; in seguito a una mobilitazione planetaria del ‘popolo di internet’, è stato liberato dopo 42 giorni e graziato dal re.

Marcella Rodino
(02/09/2009)


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